“Possiamo condurre ulteriori attacchi contro l'Iran in qualsiasi momento lo riterremo opportuno”. È con questa dichiarazione, rilasciata dal presidente americano Donald Trump diverse ore dopo il pesante bombardamento condotto dalle forze statunitensi contro postazioni militari e navali della Repubblica Islamica, che l'escalation nel Medio Oriente raggiunge l’ennesimo “punto di non ritorno”. L'inquilino della Casa Bianca ha mostrato assoluta fermezza sulla gestione delle operazioni nell'area, lanciando contemporaneamente un messaggio di rassicurazione all'alleato israeliano: “Israele non deve preoccuparsi” degli ultimi scontri con l'Iran, la guerra si concluderà presto. Nel corso dei suoi interventi, il tycoon ha perfino ipotizzato di rinominare lo Stretto di Hormuz in “Stretto di Trump”, sostenendo che l'arteria marittima strategica rimanga sotto il totale controllo americano nonostante la ripresa dei combattimenti. Poco dopo, la Casa Bianca ha rilanciato la provocazione sui propri canali ufficiali diffondendo una mappa del Golfo Persico con la nuova denominazione.
LA REPLICA DI TEHERAN E LE ACCUSE PER LA STRAGE AL MATRIMONIO. La risposta politica e militare del regime iraniano non si è fatta attendere. Il capo della sicurezza iraniana, Mohsen Rezaei, è intervenuto per avvertire che Washington assisterà molto presto alle conseguenze della “nuova strategia” di guerra predisposta da Teheran sul campo di battaglia, sul fronte diplomatico e nel contrasto al blocco economico. Sul piano della cronaca militare, la tensione si è alzata drammaticamente a seguito delle denunce giunte dal sud del Paese. Funzionari di Teheran hanno accusato le forze statunitensi di aver colpito un banchetto di nozze nella località di Sirik, provocando la morte di quattro persone e il ferimento di decine di civili. L'episodio ha suscitato la durissima reazione delle autorità locali. Di fronte alle accuse, un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che il CENTCOM sta esaminando le segnalazioni per verificare l'accaduto, ribadendo tuttavia che “l'esercito americano non prende mai di mira i civili”.
IL BLOCCO NAVALE DEL CENTCOM E LA REAZIONE INTERNAZIONALE. Parallelamente ai raid aerei, la pressione americana si consolida lungo le rotte commerciali marittime. Il Comando Centrale delle forze armate statunitensi ha reso noto di aver dirottato 86 navi mercantili a partire da ieri, rispetto alle 84 registrate il giorno precedente, nell'ambito delle operazioni di pattugliamento del Golfo. Attraverso un comunicato diffuso sui canali social, il CENTCOM ha precisato che la Marina statunitense ha inoltre disabilitato tre imbarcazioni e ne ha abbordate due per “garantire il rispetto delle norme”. “La Marina statunitense continua ad applicare rigorosamente il blocco statunitense contro l'Iran”, si legge nella nota ufficiale delle forze armate.
Le ripercussioni della crisi sul traffico navale hanno provocato la reazione delle potenze internazionali. Dall'Australia sono giunte prese di posizione ufficiali che hanno definito “inaccettabili” le restrizioni alla navigazione commerciale imposte dall'Iran attorno al porto di Hormuz. Sul fronte degli alleati regionali di Teheran, l'esercito yemenita ha confermato che dieci missili balistici lanciati dai ribelli Houthi hanno avuto come obiettivo le aree strategiche di Taiz e Hodeidah, confermando l'estensione del conflitto a più teatri operativi.
LE INCURSIONI ISRAELIANE IN CISGIORDANIA E LA CONDANNA DI HAMAS. Mentre il fronte del Golfo monopolizza l'attenzione diplomatica, la violenza continua a divampare anche nei territori palestinesi. Le forze armate israeliane hanno intrapreso incursioni su vasta scala prendendo d'assalto una città nella Cisgiordania occupata, provocando forti scontri con la popolazione locale. Nel corso delle operazioni militari e degli assalti che hanno interessato le aree rurali, si è registrata la morte di due adolescenti palestinesi all'interno di un villaggio posto sotto assedio. L'episodio ha scatenato la dura reazione dei gruppi armati: Hamas ha rilasciato una nota per condannare formalmente l'uccisione dei due giovani da parte delle forze israeliane, denunciando un'escalation di abusi nei confronti della popolazione civile in tutta la regione. (3 SET – deg)
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