Il distacco avvenuto martedì scorso sul Monviso interessa un settore già noto per precedenti fenomeni di instabilità. Una frana di notevoli dimensioni si è staccata dal versante nord-orientale, nell’area compresa tra il Rifugio Quintino Sella e il percorso che conduce a Pian del Re. Il distacco ha generato un forte boato e una vasta nube di polvere, chiaramente visibile anche a distanza. Secondo le prime verifiche, il corpo principale della frana non avrebbe investito direttamente il sentiero, interessato soprattutto dalla nube di polvere e dai detriti più fini sollevati dal crollo. In via precauzionale, il Comune di Crissolo ha disposto la chiusura nei due sensi di percorrenza del tratto del sentiero V13 compreso tra il Lago Chiaretto e il Colle di Viso, in attesa di ulteriori sopralluoghi tecnici.
La Società Geologica Italiana richiama l’attenzione sulla necessità di monitorare gli effetti del riscaldamento climatico e del degrado del permafrost. “Il fenomeno si è verificato in un settore particolarmente ripido e intensamente fratturato, caratterizzato da torrioni rocciosi, canaloni e grandi conoidi detritiche. Le cause e le dimensioni del nuovo distacco dovranno essere definite attraverso rilievi diretti e analisi specialistiche; non è quindi possibile, allo stato attuale, attribuire l’evento a un unico fattore” spiega Rodolfo Carosi, presidente della Società Geologica Italiana. “Il crollo conferma che il Monviso è una montagna geologicamente ‘viva’ e in continua trasformazione. La forte fratturazione degli ammassi rocciosi rappresenta una condizione predisponente fondamentale. A questa si possono aggiungere l’infiltrazione dell’acqua e il progressivo degrado del permafrost. L’aumento delle temperature in alta quota può infatti ridurre la funzione di ‘cemento’ esercitata dal ghiaccio presente nelle fratture, favorendo la destabilizzazione di porzioni di parete già indebolite. Il possibile ruolo di questi fattori nel nuovo evento dovrà comunque essere verificato mediante indagini specifiche. La degradazione del permafrost non agisce da sola e non consente di prevedere con precisione il luogo e il momento di un crollo. Rappresenta tuttavia un fattore sempre più importante nell’evoluzione dei versanti rocciosi di alta montagna, dove l’innalzamento dello zero termico e la maggiore frequenza di periodi molto caldi stanno modificando condizioni rimaste relativamente stabili per lungo tempo. Questi fenomeni non devono essere affrontati con allarmismo, ma con conoscenza, monitoraggio continuo e prevenzione. È necessario osservare sistematicamente i settori più vulnerabili, aggiornare le carte della pericolosità e fornire agli escursionisti informazioni tempestive. Occorre inoltre rispettare rigorosamente le ordinanze e le indicazioni delle autorità locali, del Parco e del Soccorso Alpino: dopo un grande distacco, la parete può infatti conservare blocchi instabili e produrre ulteriori crolli”.
L’area della frana è già nota per precedenti fenomeni di instabilità, descritti nella guida “Monviso. Itinerari geologici d’Italia” realizzata recentemente dalla Società Geologica Italiana in collaborazione con National Geographic. La guida dedica particolare attenzione all’itinerario Pian del Re–Lago Chiaretto–Colle di Viso–Rifugio Quintino Sella e ricorda il collasso verificatosi il 26 dicembre 2019 presso i Torrioni sucai. In quell’occasione si staccò una porzione di parete alta circa 150-160 metri, con un volume stimato nell’ordine di 60.000-80.000 metri cubi. Ulteriori distacchi hanno interessato lo stesso settore negli anni successivi. La guida segnala inoltre che lungo il percorso tra il Lago Chiaretto e il Rifugio Quintino Sella sono frequenti crolli e cadute di massi, soprattutto durante le giornate più calde. “Le rocce del Monviso sono attraversate da faglie, fratture e superfici strutturali che possono isolare grandi blocchi e cunei rocciosi. Acqua, gravità e, in certi periodi dell’anno alternanza tra gelo e disgelo, contribuiscono progressivamente ad allargare queste discontinuità e a ridurre la stabilità dei versanti” aggiunge Carosi. “Le morene, i canaloni detritici, la frana dei Torrioni Sucai e le tracce del crollo del ghiacciaio superiore del Coolidge del 1989 documentano un paesaggio in continua evoluzione, nel quale la conoscenza geologica è essenziale per comprendere i cambiamenti in corso e frequentare la montagna in modo più consapevole e sicuro” commenta Alberto Corno dell’Istituto di Geoscienze - Consiglio Nazionale delle Ricerche, definendo il percorso tra Pian del Re e il Rifugio Quintino Sella un “osservatorio privilegiato dei processi che modellano l’alta montagna”. (3 set - red)
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