Un voto che ha "un doppio valore. Il rispetto per i malati terminali in attesa, e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi". Così commenta il via libera in Veneto della legge sul fine vita l'ex governatore ed attuale presidente del consiglio regionale in una intervista a La Repubblica spiegando che la politica sui temi etici deve ricorrere alla "libertà di coscienza, sennò non se ne viene fuori. E sarebbe sbagliato dire che questo è tema di sinistra o di destra". Si tratta, spiega, di "un ulteriore segnale, che succeda in questa regione, che è marcatamente di centrodestra. Ma prima o poi se ne aggiungeranno altre, perché il tema è cogente, e la Corte costituzionale ha dato la stura, ha aperto", "in un Paese democratico c'è libertà di coscienza. Anzi, se si adottasse questa modalità a livello nazionale, la legge passerebbe subito, e se si facesse con voto segreto, ancora più velocemente". Riferendosi al recente incontro con il presidente della Cei, sottolinea che "Zuppi, uomo di profonda religiosità, e di alto profilo di pensiero, ha detto quello che deve dire un uomo della sua caratura: la Chiesa è contro il fine vita. Ma ha aggiunto, se parliamo di accanimento terapeutico, la Chiesa è contro. Perché ha la coscienza che non curiamo più i cittadini con il salasso e le sanguisughe, e abbiamo livelli di cura altissimi. Questo per dimostrare che le cure sono altamente performanti", aggiungendo inoltre che "la Chiesa fa la Chiesa. È il nostro faro, detiene il Sacro Graal, ma i cattolici nelle istituzioni devono occuparsi non delle anime, ma dei corpi. Lì, devi essere laico. Esiste l'obiezione di coscienza per il medico, non per chi amministra". Di fronte alle reazioni del patriarca di Venezia, riconosce che "ha una posizione legittima, che va rispettata, di totale contrarietà. Ma lo Stato deve essere laico", “la differenza tra me e un prete è che io devo applicare una legge, e il prete no". Rispondendo alle critiche emerse in aula sulle condizioni dei pazienti, osserva che "se leggi le cartelle cliniche di chi fa domanda, capisci la sofferenza estrema" ed "io stesso, Luca Zaia, se toccasse a me, vorrei poter decidere. Non mi sembra una posizione blasfema, è la tua libertà, che finisce dove inizia la mia". “se c'è qualcuno che nel suo stadio di malato terminale chiede di poter gestire il proprio fine vita, credo sia corretto farglielo gestire. Tramite una struttura pubblica”. Infine dedica l'approvazione della legge "a tutti quelli che hanno sostenuto questo percorso, e sono cittadini anonimi, che chiedono di avere risposte". (3 set - red)
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