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direttore Paolo Pagliaro

VERSO IL VIA AGLI SCAVI
PER L'ARCO DI TRUMP

VERSO IL VIA AGLI SCAVI <br> PER L'ARCO DI TRUMP

“Oggi annunciamo che, dopo un’attesa di oltre 125 anni, ci prepariamo ad avviare nelle prossime due settimane i lavori di scavo necessari per il Grande Arco Trionfale e la Terrazza di Osservazione Militare”. Con questo messaggio diffuso ieri su piattaforma X, il segretario agli Interni degli Stati Uniti, Doug Burgum, ha ufficializzato l'imminente apertura dei cantieri a Memorial Circle, sull'isola di Columbia, nel cuore di Washington. Un intervento di ingegneria e di forte impatto visivo destinato a modificare in modo permanente lo skyline della capitale americana, trasformando un’idea nata come celebrazione simbolica in uno dei più accesi terreni di scontro politico, legale e culturale della storia recente.

DALLA CENA DEI FONDI ALLA SVOLTA DEI 250 PIEDI: GENESI E NUMERI DEL PROGETTO. L'idea di erigere un monumento imponente nel distretto federale risale all'ottobre 2025, quando il presidente americano Donald Trump manifestò la volontà di dotare gli Stati Uniti di un'opera monumentale per celebrare il 250° anniversario dell'Indipendenza del Paese. Durante un evento benefico alla Casa Bianca, il tycoon mostrò ai sostenitori i primi modellini dell'opera, concepita originariamente come “Arco dell'Indipendenza” e poi ridenominata ufficialmente “Arco Trionfale degli Stati Uniti”.

Il progetto definitivo prevede una struttura neoclassica alta 250 piedi (circa 76 metri), un’altezza calcolata simbolicamente per dedicare un piede a ogni anno di storia della nazione. La stazza dell'opera supera di gran lunga i parametri dei monumenti storici europei: l'arco sarà infatti circa 26 metri più alto del celebre Arc de Triomphe di Parigi. Sulla sommità della struttura in marmo bianco troneggerà una statua dorata raffigurante la Libertà con ali e fiaccola, affiancata da aquile ad ali spiegate e dalla scritta incisa “One Nation Under God”. I piani dell'amministrazione prevedono ritmi di cantiere serrati, con turni di lavoro da 20 ore al giorno gestiti su scala annuale per completare la struttura in due o tre anni.

BATTAGLIE LEGALI, LA MOSSA DELLA GIUSTIZIA E L'OMBRA DEL CONGRESSO. L'annuncio dell'avvio degli scavi arriva in un momento di forte tensione giudiziaria. Un gruppo di tre veterani della guerra del Vietnam e uno storico dell'architettura hanno promosso una causa legale presso la Corte Distrettuale di Washington per bloccare i lavori. I ricorrenti sostengono che l'esecutivo non possieda l'autorità legale per erigere una monumentale opera pubblica senza una formale e specifica approvazione del Congresso degli Stati Uniti.

A rafforzare le posizioni dell'amministrazione è intervenuto però un atto giudiziario di estrema rilevanza: la decisione con cui ieri l'Avvocatura di Stato (Department of Justice) ha chiesto al giudice federale di archiviare il ricorso. I legali del governo si sono avvalsi della recentissima sentenza della Corte Suprema, che lunedì scorso ha autorizzato la prosecuzione dei lavori per la nuova sala da ballo della Casa Bianca, stabilendo che le associazioni ambientaliste e di tutela storica non posseggono la legittimazione ad agire (legal standing) per fermare i cantieri. Appellandosi a questo fondamentale precedente, i legali di The Donald affermano che la semplice contrarietà d'opinione sul valore simbolico dell'arco non costituisce un danno concreto tale da giustificare la sospensione dei lavori. Dal canto suo, la Casa Bianca sostiene di non necessitare del benestare del Congresso, richiamando una legislazione del 1900 su progetti monumentali mai realizzati e forte dei pareri favorevoli espressi nei mesi scorsi dalla Commissione delle Belle Arti e dal National Park Service.

L'IMPATTO SUL PATRIMONIO E LE POLEMICHE SULLA MEMORIA STORICA. Il nodo centrale delle contestazioni riguarda la collocazione geografica dell'arco, previsto a Memorial Circle lungo la Memorial Drive, la linea direttrice che unisce il Lincoln Memorial al cimitero nazionale di Arlington. Un recente rapporto di 133 pagine redatto dal National Park Service, pur approvando formalmente la fattibilità del progetto, ha rilevato l'esistenza di evidenti “effetti avversi” sulle linee prospettiche storiche della capitale.

L'imponente mole dell'arco andrebbe infatti a spezzare l'asse visivo ideato nel XIX secolo tra la casa del generale Robert E. Lee ad Arlington e il monumento a Abraham Lincoln: un allineamento prospettico studiato per simboleggiare visivamente e fisicamente la riappacificazione tra il Nord e il Sud della nazione dopo la Guerra di Secessione. Oltre alle perplessità espresse dalle associazioni per la tutela del paesaggio, il progetto riscontra un netto dissenso nell'opinione pubblica: recenti rilevazioni condotte da Washington Post e ABC indicano che il 52% degli americani si dichiara contrario all'edificazione dell'opera, a fronte di un 21% di favorevoli. Nonostante i dubbi dell'opposizione democratica e i ricorsi ancora pendenti, l'amministrazione si dice determinata a far partire i primi scavi nel giro di due settimane, trasformando il cantiere nell'ennesimo capitolo dello scontro sulla ridefinizione dei simboli nazionali. (4 SET – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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