di Paolo Pagliaro
È morto Antonio Leone, giornalista della Rai, una delle voci più riconoscibili della radio e uno dei protagonisti del vecchio TG3. Nato nel 1937, aveva attraversato la stagione migliore del giornalismo pubblico: quella in cui raccontare significava anche scegliere chi meritava di essere ascoltato. Fu una voce radiofonica popolare, prima di diventare caporedattore della Cultura del TG3 diretto da Sandro Curzi. Nel 1975 fu la sua voce a raccontare alla radio la morte di Pier Paolo Pasolini, in quello speciale del Giornale Radio che oggi Rai Teche conserva come documento di una stagione irripetibile. Il centro del suo giornalismo erano le persone, soprattutto quelle che rischiavano di restare invisibili. I giovani, la droga, il carcere, la disabilità. Su questi temi Antonio scrisse libri, realizzò servizi, raccolse testimonianze. Oggi, davanti al calvario di una famiglia che arriva a darsi la morte per la difficoltà dei due genitori di prendersi cura della figlia disabile di 5 anni, servirebbe il suo sguardo capace di vedere, prima ancora della tragedia, la solitudine, la fatica, l'abbandono, l'impotenza. Servirebbe un giornalismo capace di non fermarsi al delitto, al gesto estremo, al titolo che fa rumore. Capace di domandarsi che cosa è accaduto prima, quali solitudini sono rimaste senza risposta, quanti genitori sono stati lasciati soli per anni. La moglie Anna Maria Mori con i figli Francesca e Michele prenderanno commiato da Antonio Leone lunedì 7 settembre alle 11 nella Chiesa degli artisti in Piazza del Popolo, a Roma.
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione