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Si costruisce a Shanghai il futuro delle competenze

Si costruisce a Shanghai il futuro delle competenze

Valerio Ricciardelli

Dal 23 al 27 settembre 2026, mentre in Italia le scuole saranno impegnate nella consueta complessa ripartenza del nuovo anno scolastico, tra adempimenti burocratici, organizzazione degli organici e le tante questioni che accompagnano l’avvio delle lezioni, a migliaia di chilometri di distanza, a Shanghai, si svolgerà un evento che dovrebbe interessare da vicino chiunque abbia responsabilità nell’istruzione tecnica e professionale. Si terranno le WorldSkills, le Olimpiadi mondiali delle professioni tecniche. Giovani provenienti da tutto il mondo si confronteranno nelle competenze tecniche e professionali che saranno decisive per il futuro dell’economia e del lavoro. Eppure, in Italia, non se ne parla. Nonostante siamo il secondo Paese manifatturiero d’Europa, le WorldSkills sono pressoché sconosciute anche a molti di coloro che si occupano delle politiche dell’istruzione tecnica e professionale.È questo il vero problema: non una scarsa attenzione, ma una mancanza di conoscenza e di consapevolezza istituzionale. Perché le grandi questioni strategiche non si possono affrontare soltanto guardando alle emergenze quotidiane o intervenendo sull’esistente. Richiedono visione. E una visione delle competenze e della istruzione e formazione tecnica non può essere costruita se non attraverso il confronto con ciò che accade nel mondo. WorldSkills è uno dei luoghi privilegiati in cui questo confronto avviene concretamente. Non è soltanto una competizione tra giovani talenti, ma un laboratorio e un osservatorio globale sui sistemi formativi, sulle competenze, sulle tecnologie e sul rapporto tra formazione e sviluppo, ma con un orizzonte globale. Nell’edizione di Lione, due anni fa, il medagliere delle principali professioni tecniche premiò, oltre ogni aspettativa, i giovani cinesi. Un risultato che merita di essere osservato con attenzione, perché si inserisce in una strategia più ampia. La Cina sta infatti portando avanti un ambizioso piano di sviluppo economico e industriale con orizzonte al 2030, sostenuto da importanti investimenti nella ricerca, nell’università e nell’istruzione tecnica. Shanghai rappresenterà quindi non soltanto la sede della prossima competizione, ma anche il luogo nel quale sarà possibile osservare concretamente gli effetti di questa strategia. E giocare in casa potrebbe consentire alla Cina di migliorare ulteriormente le proprie performance nelle competenze tecniche. Ma sarebbe riduttivo guardare a WorldSkills soltanto attraverso il medagliere. Il vero significato della manifestazione è molto più profondo. Per riportare l’attenzione su questa manifestazione, ho chiesto un contributo al dott. Nader Imani, uno dei massimi esperti internazionali delle politiche educative, con il quale condivido un’amicizia e quarant’anni di lavoro, studio e ricerca.  Imani segue WorldSkills da oltre trent’anni e ha ricoperto anche importanti ruoli di rappresentanza nelle precedenti competizioni mondiali. Anche quest’anno sarà a Shanghai, tra gli osservatori privilegiati della manifestazione. Gli ho chiesto di aiutarci a capire che cosa siano davvero le WorldSkills, perché siano così importanti e, soprattutto, che cosa possano insegnare a un Paese come l’Italia. Mi ha spiegato alcune cose: che WorldSkills è innanzitutto una comunità globale di apprendimento; che si impara anche attraverso la competizione; che le competenze possono cambiare una vita; che il tesoro nascosto sono gli standard professionali WorldSkills; che WorldSkills è un sostegno globale all’evoluzione dell’istruzione e della formazione tecnica e professionale. Per queste ragioni esposte WorldSkills è una finestra aperta sul mondo. Torneremo a parlarne nei prossimi giorni su lecconews.news, che ospita la mia rubrica su politica, scuola e lavoro.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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