Il capo della diplomazia britannica Ed Miliband ha annunciato "azioni contro specifiche aziende e individui che forniscono servizi quali costruzioni, infrastrutture, finanziamenti o immobili per l’espansione degli insediamenti". Le misure comprendono il divieto per le imprese di pubblicizzare immobili in vendita nelle colonie, nuove sanzioni contro i "coloni estremisti" e l’estensione del regime globale sui diritti umani, così da consentire "un’azione più rapida per scoraggiare l’espansione degli insediamenti". La loro elaborazione e l’entrata in vigore richiederanno dai sei ai nove mesi. Miliband ha definito gli insediamenti israeliani "illegali" secondo il diritto internazionale e ha parlato del "terrorismo dei coloni" estremisti in Cisgiordania. Dopo avere ricordato le proprie origini ebraico-polacche, i familiari uccisi nell’Olocausto e i suoi legami con Israele, ha condannato l’antisemitismo nel Regno Unito e l’attacco "dei terroristi di Hamas" del 7 ottobre 2023. Ha sostenuto che queste posizioni non sono in contrasto con il sostegno "allo Stato di Palestina" e a una pace fondata sulla "soluzione dei due Stati". Il ministro ha anche riconosciuto come provati i "crimini di guerra" commessi da Israele e ha aperto a un eventuale riconoscimento del reato di "genocidio", qualora fosse accertato dalla giustizia internazionale. Nella dichiarazione congiunta, i dodici Paesi hanno affermato che "le azioni del governo d’Israele stanno minando ogni possibilità di una soluzione a due Stati" fondata sulla convivenza "pacifica" di uno Stato israeliano e di uno palestinese. Il documento ha denunciato "livelli senza precedenti di violenza da parte dei coloni e di espansione degli insediamenti" e ha chiesto al governo Netanyahu di interrompere "immediatamente" questo processo, assicurando che "i coloni rispondano" dei propri crimini e che "le accuse all’esercito israeliano siano investigate" seriamente. I firmatari hanno confermato "l’intenzione di introdurre restrizioni nazionali o di sostenere quelle europee contro il commercio di prodotti dagli insediamenti, che sono illegali in base al diritto internazionale", annunciando di valutare "attivamente ulteriori misure". Il presidente francese Emmanuel Macron e i premier britannico e canadese, Andy Burnham e Mark Carney, hanno indicato nell’espansione sistematica delle colonie e nell’aumento della violenza dei coloni "una minaccia diretta ed urgente" per la soluzione a due Stati. I tre leader hanno ribadito che i rispettivi Paesi vieteranno "l’importazione di prodotti provenienti dalle colonie e applicheranno sanzioni mirate contro le colonie", parlando di "una nuova svolta" nel loro approccio. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha avvertito che "la Cisgiordania è sull’orlo dell’esplosione", richiamando l’"espansione sfrenata della colonizzazione", l’"impennata delle violenze commesse dai coloni estremisti contro i palestinesi" e gli "atti di terrore denunciati dalle stesse autorità israeliane". Secondo Barrot, la situazione compromette "la soluzione dei due Stati, l’unica alternativa a uno stato di guerra permanente". "La Francia non può, attraverso i propri scambi commerciali, sostenere una situazione che minaccia la sicurezza sia degli israeliani sia dei palestinesi, oltre alla pace e alla stabilità nella regione", ha aggiunto, chiedendo all’Europa di adottare la stessa linea. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha definito le affermazioni britanniche "scandalose e false" e le ha indicate come "un palese tentativo di interferire nella politica israeliana nella campagna elettorale". Oltre alla chiusura del consolato a Gerusalemme Est, Israele ha disposto l’espulsione dei rappresentanti britannici dal centro di coordinamento del Board of Peace a Kiryat Gat e della squadra che addestra le forze dell’Autorità palestinese a Ramallah, nonché il divieto d’ingresso per dodici funzionari di Londra ritenuti "attivi nel boicottaggio e nella delegittimazione contro Israele". La Turchia ha invece accolto favorevolmente le misure dei dodici Paesi e ha invitato gli altri membri della comunità internazionale ad assumere decisioni analoghe. Gli Stati Uniti non hanno annunciato sanzioni: il segretario di Stato Marco Rubio ha tuttavia riconosciuto la presenza di "tensioni in Cisgiordania". (9 set - red)
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