Costruire una vera e propria rete di “sentinelle di comunità”, in grado di riconoscere precocemente i segnali di rischio per il suicidio offrire un primo supporto non specialistico e favorire il collegamento con i servizi di assistenza e cura. È questo l’obiettivo del lavoro dell’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito della Joint Action europea Prism – Prevention oriented RIghts-based approach to Support Mental health in vulnerable population groups. In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio del 10 settembre, l’Iss presenta le attività avviate nell’ambito del progetto, che prevedono in Italia l’adattamento di Bizi, un programma di formazione rivolto ai cosiddetti gatekeeper: persone come medici di medicina generale e operatori dei telefoni di aiuto che per il proprio ruolo professionale o sociale entrano frequentemente in contatto con le persone vulnerabili e potrebbero trovarsi nella posizione di intercettare situazioni di vulnerabilità. L’idea è quella di rafforzare un primo livello di prevenzione, diffuso nei luoghi e nei contesti in cui le persone vivono, lavorano e chiedono aiuto. Le “sentinelle” non hanno il compito di sostituire i professionisti della salute mentale, ma di riconoscere un possibile segnale di allarme, offrire una prima risposta adeguata e facilitare il passaggio verso i servizi competenti. Il rafforzamento della prevenzione si inserisce in un quadro epidemiologico che continua a richiedere attenzione. Nel 2023 in Italia sono stati registrati 3.830 decessi per suicidio tra le persone di età pari o superiore a 15 anni, con un tasso standardizzato di mortalità di 6,9 per 100.000 abitanti. Il dato è in lieve diminuzione rispetto ai 3.934 decessi del 2022, ma conferma una sostanziale stabilità del rischio nel periodo post-pandemico, dopo la progressiva riduzione osservata fino alla fine degli anni 2010.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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