“È una ferita che non si rimargina mai del tutto, una cicatrice impressa nell'anima della nostra nazione che oggi ci impone di rinnovare una promessa di vigilanza e forza divina”. Con queste parole il presidente americano Donald Trump ha aperto le commemorazioni ufficiali per le vittime degli attentati dell’11 settembre, mentre oggi gli Stati Uniti e il mondo intero ripercorrono i venticinque anni trascorsi da quella mattina del 2001 in cui quattro aerei di linea dirottati dai terroristi di Al Qaeda strapparono la vita a circa tremila persone tra Manhattan, il Pentagono e i campi di Shanksville. A venticinque anni di distanza, le cerimonie ufficiali svoltesi in queste ore e le analisi della stampa d'oltreoceano e internazionale delineano una ricorrenza dolorosa, attraversata da tensioni politiche, verità insabbiate per decenni e interrogativi inquietanti sul futuro della sicurezza globale.
Un'intera generazione di cittadini americani è cresciuta senza una memoria diretta di quel tragico evento. Eppure, gli strascichi geometrici di quelle due torri crollate continuano a plasmare la traiettoria geopolitica e interna di Washington. L'anniversario di oggi non è soltanto un momento di silenzioso e doveroso cordoglio, ma rappresenta un banco di prova spietato per valutare gli errori del passato e le contraddizioni del presente, fra promesse elettorali disattese e segreti di Stato finalmente venuti alla luce.
IL PARADOSSO DEL TYCOON: LA LEZIONE INCOMPRESA DELLE GUERRE INFINITE. Nel corso della sua campagna elettorale e delle sue numerose apparizioni pubbliche, l'attuale inquilino della Casa Bianca si è proclamato a più riprese il presidente della pace, l'unico leader in grado di spezzare il circolo vizioso dei conflitti permanente e di riportare a casa le truppe impegnate nei teatri bellici d'oltremare. Tuttavia, la realtà strategica maturata negli ultimi mesi smentisce clamorosamente questa retorica pacifista. Trump non sembra infatti aver fatto tesoro della lezione fondamentale impartita dalle "guerre infinite" sorte all'indomani dell'11 settembre.
L'impegno militare a tutto campo avviato dall'amministrazione contro l'Iran e le sue ramificazioni mediorientali sta replicando dinamicamente le medesime logiche d'attrito e gli stessi errori di calcolo che caratterizzarono le invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq. Nonostante le rassicurazioni ufficiali della Casa Bianca, che rivendica la natura esclusivamente aerea e navale delle operazioni in corso, gli osservatori strategici sottolineano come Washington sia scivolata nuovamente in un vicolo cieco privo di una chiara strategia d'uscita. Il prolungamento formale dello stato di emergenza nazionale da parte del tycoon — una misura straordinaria rinnovata ininterrottamente per il venticinquesimo anno consecutivo — dimostra in maniera tangibile come il paradigma dell'eccezionalità bellica e della concentrazione dei poteri esecutivi stia continuativamente alimentando la parabola di un'America militarizzata e in perenne stato d'assedio.
OPERAZIONE VERITÀ A GROUND ZERO: MAMDANI DESEGRETA I DOCUMENTI SULL'ARIA TOSSICA. Mentre la geopolitica washingtoniana si dibatte nei vecchi vizi imperiali, a New York il clima dell'anniversario è stato scosso da una svolta storica sul fronte dell'accertamento delle responsabilità istituzionali: il sindaco della metropoli Zohran Mamdani ha reso noti tutti i documenti riservati legati alle condizioni ambientali ed ecologiche dell'area del Ground Zero nei mesi successivi ai crolli. Un'imponente “operazione verità” tradottasi nel lancio di un portale pubblico contenente oltre 170.000 pagine di atti finora secretati. I documenti resi noti dimostrano in modo inequivocabile che le autorità cittadine e federali dell'epoca erano pienamente consapevoli dell'estrema tossicità dell'aria e della presenza capillare di amianto, polveri sottili e agenti cancerogeni nel quartiere finanziario. Nonostante ciò, per accelerare la ripartenza economica e proiettare un'immagine di immediata normalità, l’establishment di allora rassicurò la popolazione e i soccorritori sulla piena respirabilità dell'aria. Le carte desegretate — tra cui spicca il famigerato Promemoria Harding redatto nel mese di ottobre del 2001 — attestano che gli uffici comunali avevano già previsto l'insorgere di decine di migliaia di cause legali per i danni irreversibili alla salute provocati dal ritorno precipitoso dei residenti e dei lavoratori nell'area contaminata. Una decisione che a distanza di un quarto di secolo rende infine giustizia alle sofferenze delle migliaia di soccorritori e cittadini colpiti da gravi patologie respiratorie e oncologiche.
IL MUTAMENTO DEL JIHADISMO: DALLA DECIMAZIONE DI AL QAEDA ALLA MASSIFICAZIONE DELL'ISIS. Sul piano della sicurezza globale e delle trasformazioni dell'estremismo islamico, l'anniversario odierno impone una riflessione rigorosa sull'evoluzione delle minacce. Decimata dopo quasi vent'anni di raid aerei americani, l'organizzazione terroristica responsabile degli attentati del 2001 sopravvive oggi solo attraverso le sue filiali nel Sahel e in Somalia. Dal 2014, lo Stato Islamico, dal canto suo, ha trasformato l'ideologia jihadista in un fenomeno di massa, esportando la sua lotta nei paesi nemici. Questa profonda mutazione strutturale dimostra come la risposta prevalentemente militare inaugurata con la dottrina della guerra globale al terrore non sia riuscita a estirpare le radici ideologiche del fanatismo religioso. Se il nucleo storico fondato da Osama bin Laden è stato progressivamente smantellato e relegato a una dimensione periferica nelle regioni africane, il modello di penetrazione sociale e di radicalizzazione decentralizzata promosso dai network concorrenti si è rivelato estremamente permeabile e pervasivo. Le società occidentali si trovano così a dover convivere con una minaccia meno strutturata dal punto di vista verticistico, ma enormemente più imprevedibile e capillarmente diffusa nel tessuto sociale.
IL DIBATTITO OLTREOCEANO TRA MEMORIA E PROSPETTIVE FUTURE. La stampa americana sta dedicando all'avvenimento un'ampia trattazione che oscilla tra il dovere del ricordo e la fredda disamina degli errori storici. I principali quotidiani della Costa Est mettono in luce il persistente utilizzo politico dell'11 settembre, evidenziando come la memoria collettiva rischi continuamente di essere strumentalizzata per giustificare nuove avventure belliche o per assecondare tornaconti elettorali di breve termine. Dal canto loro, i network televisivi nazionali hanno dato ampio spazio sia alle toccanti cerimonie commemorative sia alle rivelazioni emerse dall'archivio desecretato sul dramma sanitario di Ground Zero. A venticinque anni di distanza, il bilancio dell'era post-11 settembre resta dunque fortemente in chiaroscuro. Gli Stati Uniti si riscoprono ancora una volta divisi al loro interno, invischiati in dinamiche di scontro internazionale che sembrano riproporre i medesimi schemi del passato e chiamati a fare i conti con i propri fantasmi ambientali e morali. La lezione del 2001, anziché trasformarsi nell'inizio di un'era di consapevolezza e moderazione strategica, appare oggi più che mai uno specchio in cui l'America continua a riflettere le proprie persistenti vulnerabilità. (11 SET / deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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