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direttore Paolo Pagliaro

ANCHE SULLE ALPI
IL CLIMA E' STRAVOLTO

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Un nuovo report del Laboratorio di Climatologia Alpina del Monte Rosa mette in luce un quadro allarmante sui cambiamenti climatici nelle Alpi. I dati raccolti dal pluviometro donato da FRoSTA, che monitora le condizioni atmosferiche a 3030 metri di altitudine, coprono il periodo dal 1 giugno 2025 al 30 giugno 2026 e rivelano un netto incremento delle temperature e un’alterazione preoccupante nel regime delle precipitazioni. Nel corso di quest’anno, la temperatura media registrata è stata di -0,5 °C, rispetto alla media del 2025 di -1,1 °C, confermando un riscaldamento medio complessivo di circa 0,6 °C. Se da un lato l'inverno ha mantenuto un regime termico sufficientemente basso da consentire la conservazione della neve fino a marzo, dall'altro, dalla seconda metà di aprile, si è verificato un repentino innalzamento delle temperature. Questo cambiamento ha accelerato la fusione del manto nevoso, portando alla sua scomparsa già a metà giugno, una situazione senza precedenti per la stagione estiva. Agosto 2025 è stato registrato come il mese più caldo, con un picco di 17,3 °C, mentre gennaio 2026 ha segnato un minimo di -20,3 °C, un dato che evidenzia la crescente instabilità climatica della regione.  Le precipitazioni, normalmente distribuite tra autunno e primavera, hanno mostrato un'inversione drammatica. Durante il periodo analizzato, la precipitazione cumulata totale ha raggiunto 1440 mm, un valore appena sotto la media storica. Tuttavia, è significativo notare che oltre un terzo di queste precipitazioni, pari a 538 mm, è caduto esclusivamente nel mese di febbraio 2026, e tutte di natura nevosa. Questo evento ha permesso di accumulare risorse idriche preziose per la stagione primaverile, ma allo stesso tempo evidenzia un chiaro segnale di cambiamento climatico, con precipitazioni sempre più concentrate in eventi rari.

 

La rapidità della fusione del manto nevoso è un ulteriore campanello d'allarme: le temperature elevate hanno contribuito a un rilascio non graduale delle risorse idriche, creando potenziali stress idrici per il bacino del Po. Questa estate, infatti, è stata caratterizzata da una siccità diffusa, paragonabile a quella del 2022, la peggiore da quando si effettuano misurazioni. Le conseguenze di questa situazione non si limitano solo all'ambiente, ma si estendono anche all'economia locale, con ripercussioni dirette sul turismo e sulle attività economiche legate alla montagna. Le nevicate sempre più concentrate in pochi eventi e le estati sempre più secche richiedono un adattamento urgente da parte del settore turistico, costretto ad affrontare sfide senza precedenti. Le attività legate al turismo montano, come lo sci, potrebbero subire un drastico impatto, con ricadute economiche significative per le comunità locali. (11 set - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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