“Il nostro partenariato strategico non è mai stato soggetto a congiunture politiche esterne e continua a svilupparsi con ritmo costante e fiducia reciproca”. Con questa dichiarazione formale il presidente russo Vladimir Putin ha aperto la sua visita ufficiale di tre giorni in India in occasione del vertice annuale dei BRICS, definendo l'asse con Nuova Delhi un pilastro inamovibile dell'architettura globale multilaterale. Ad accogliere il capo del Cremlino al suo arrivo nella capitale indiana è stato il ministro di Stato per gli Affari Esteri Kirti Vardhan Singh, a testimonianza di un cerimoniale che proietta un'immagine di pieno inserimento internazionale del leader russo. La presenza a Nuova Delhi del presidente Putin, unita alla partecipazione confermata del presidente cinese Xi Jinping e all'incontro trilaterale programmato per oggi tra Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, rappresenta un passaggio diplomatico di primaria rilevanza. A meno di un anno dall'ultimo bilaterale tra Mosca e Nuova Delhi, la solidità di questo legame sistemico viene messa direttamente alla prova nel cuore della capitale indiana, sfidando apertamente la strategia dei Paesi occidentali.
L'ILLUSIONE DEL COLLASSO ECONOMICO E LA SFIDA AL CANONE STORICO. Da ben prima dell'apertura delle ostilità su vasta scala sul territorio ucraino, il collasso imminente dell'apparato produttivo e finanziario della Russia ha rappresentato uno dei capisaldi interpretativi più ricorrenti nel dibattito politico e analitico delle cancellerie europee e statunitensi. La parabola della Russia come superpotenza ha spesso assunto i contorni di un paradosso strutturale: un Paese con un Prodotto Interno Lordo paragonabile a quello di economie di medie dimensioni, eppure capace di mantenere una proiezione militare globale e un'influenza geopolitica di primissimo piano. Questa persistente capacità di resistenza sfida direttamente le categorie interpretative consolidate della storiografia e della scienza politica, a partire dalle tesi classiche formulate nel saggio “Ascesa e declino delle grandi potenze” dello storico Paul Kennedy. Secondo il paradigma tradizionale dello studio sulle grandi potenze, l'eccesso di estensione imperiale e lo squilibrio prolungato tra risorse economiche interne e spese militari condurrebbero inevitabilmente al deperimento dello Stato. Ciononostante, la struttura statale russa continua a mostrare una plasticità inattesa, smentendo le proiezioni che ipotizzavano un rapido prosciugamento delle casse del Cremlino sotto il peso delle sanzioni internazionali.
IL PETROLIO INDIANO E L'INNESTO DELLE MATERIE PRIME NELL'ECONOMIA DI GUERRA. Il fattore decisivo che permette a Mosca di vanificare il tentativo occidentale di asfissia finanziaria risiede proprio nell'atteggiamento dei partner del blocco BRICS. L'India, tradizionale alleata della Russia, ha continuato a incrementare le opzioni di acquisto e l'importazione di greggio da Mosca, ignorando le continue pressioni di Washington che accusano apertamente tali transazioni di finanziare la macchina di guerra russa. Il flusso ininterrotto di idrocarburi verso i mercati asiatici ha consentito al Cremlino di riconvertire integralmente i propri canali commerciali, garantendo un gettito valutario costante che alimenta l'industria della difesa e sostiene la spesa pubblica. Attraverso triangolazioni finanziarie, l'impiego di valute nazionali per i regolamenti commerciali e la disponibilità di raffinazione dei Paesi terzi, il blocco emergente ha eretto una barriera protettiva attorno all'economia russa. Le speranze del fronte occidentale di assistere a un repentino esaurimento dei materiali e dei fondi destinati alle operazioni belliche si scontrano dunque con una realtà geopolitica in cui le catene di approvvigionamento globali si sono semplicemente riorientate verso Oriente e il Sud globale.
IL VERTICE A TRE E LA COSTRUZIONE DI UN ORDINE FINANZIARIO ALTERNATIVO. I colloqui che vedono protagonisti oggi Putin, Modi e Pezeshkian, unitamente al peso politico e industriale garantito da Xi Jinping, segnalano la volontà dei BRICS di accelerare la creazione di un sistema economico impermeabile alle sanzioni e al dominio del dollaro. L'integrazione di Teheran all'interno del gruppo e il rafforzamento delle intese energetiche e militari tra i Paesi membri trasformano l'alleanza in una piattaforma difensiva di ampio respiro. L'arroccamento delle potenze emergenti attorno a un modello di multilateralismo pragmatico rende evidente che la pressione coordinata dalle capitali occidentali produce effetti limitati di fronte a mercati di sbocco di enormi dimensioni demografiche ed economiche. Leggendo tra le righe delle dichiarazioni ufficiali e dei protocolli diplomatici firmati a Nuova Delhi, emerge chiaramente come la compattezza dei BRICS stia gradualmente ridefinendo la mappa dei rapporti di forza mondiali. Finché l'asse tra Mosca, Pechino, Nuova Delhi e Teheran terrà sul piano dell'interscambio di risorse e tecnologia, l'aspettativa di un cedimento strutturale della Russia rimarrà un'ipotesi analitica priva di un riscontro nell'immediato futuro geopolitico.
(11 SET – deg)
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