La Camera degli Stati Uniti, a maggioranza repubblicana, ha approvato una risoluzione che chiede al presidente Donald Trump di porre fine alle operazioni militari in Iran o di ottenere l’autorizzazione del Congresso. Il provvedimento, presentato dal democratico Seth Moulton, è passato nella tarda serata di ieri con 220 voti favorevoli e 204 contrari: sette repubblicani si sono uniti ai 213 democratici presenti, mentre contro hanno votato 203 esponenti del Grand Old Party e l’indipendente Kevin Kiley, che partecipa al gruppo repubblicano. È la terza volta che la Camera ha chiesto al presidente di fermare la guerra attraverso misure dal valore simbolico, a 49 giorni dalle elezioni di metà mandato. I repubblicani favorevoli alla risoluzione hanno sostenuto che spetta al Congresso dichiarare guerra. Il War Powers Resolution del 1973 consente generalmente al presidente di impegnare le forze statunitensi nelle ostilità per un massimo di 60 giorni senza autorizzazione parlamentare, con altri 30 giorni per il ritiro in determinate circostanze. Secondo i promotori della misura, il primo termine è già scaduto. L’amministrazione Trump ha invece difeso la legittimità costituzionale dell’operazione e ha affermato che la risoluzione limiterebbe la capacità del presidente di proteggere le truppe e gli interessi di sicurezza nazionale. Un provvedimento analogo è stato approvato dal Senato a giugno con il sostegno di alcuni repubblicani, mentre una precedente risoluzione votata dalla Camera a luglio non è stata ancora esaminata dall’altro ramo del Congresso. (segue)
Immagini ottenute dalla Cbs News e inviate da militari statunitensi hanno mostrato danni a edifici e mezzi in diverse basi americane in Medio Oriente e nel Golfo colpite da missili e droni. L’ispettore generale del dipartimento della Difesa ha quantificato fino a 3,7 miliardi di dollari le perdite di equipaggiamento, comprendenti quasi 60 velivoli. Il Centcom ha segnalato attacchi iraniani contro installazioni in Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania. L’ambasciata statunitense a Riad ha raccomandato ai cittadini americani di riconsiderare i viaggi in Arabia Saudita per i rischi legati all’Iran e agli Houthi e di non recarsi al confine con lo Yemen. Sull’isola iraniana di Qeshm sono state udite diverse esplosioni provenienti apparentemente dal mare, secondo fonti locali citate dall’agenzia Irna. La televisione di Stato Irib ha successivamente affermato che la difesa aerea iraniana ha intercettato e distrutto un drone statunitense MQ-9. La notizia non ha ricevuto conferme da parte americana. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Pechino e ha avviato colloqui con l’omologo cinese Wang Yi sull’agenda bilaterale e regionale. Sul tavolo figurano lo Stretto di Hormuz, il Medio Oriente e il nucleare iraniano. La missione ha preceduto l’incontro previsto il 24 settembre a Washington tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Anche la sicurezza di Hormuz sarà affrontata nell’incontro di venerdì a Washington tra il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun. Il Wall Street Journal ha riferito inoltre che gli Stati Uniti stanno indagando su un presunto attacco informatico iraniano che ad agosto avrebbe colpito almeno due petroliere dirette negli Usa attraverso lo Stretto di Gibilterra.
Intanto si è aggravato anche lo scontro nello Yemen. Gli Houthi hanno rivendicato l’abbattimento, con un missile terra-aria di fabbricazione locale, di un caccia saudita F-15 nei cieli della provincia di Marib e hanno accusato Riad di avere condotto più di 450 raid in una settimana. I ribelli hanno invece negato di avere lanciato un drone contro La Mecca, definendo l’accusa saudita "una bugia logora". La coalizione guidata da Riad ha promesso misure di deterrenza, sostenendo che la sicurezza dei luoghi santi costituisce una "linea rossa", mentre il Pakistan ha condannato il presunto attacco. Inoltre a Gaza City sono salite a 11, tra cui cinque bambini, le vittime del crollo notturno di un edificio già danneggiato durante i bombardamenti e utilizzato da sfollati palestinesi. Secondo la Protezione civile palestinese, citata da Al-Jazeera, oltre cento persone risultano disperse, tra cui almeno 50 bambini, mentre 12 sono state estratte vive. Le ricerche sono proseguite con il sostegno della municipalità, del Comitato egiziano, dell’Autorità araba, del Comitato internazionale della Croce Rossa e del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. L’amministrazione Trump sta pianificando una fornitura a Israele da 2,8 miliardi di dollari comprendente 40 mila bombe da duemila libbre, secondo funzionari statunitensi rimasti anonimi. L’accordo non è ancora definitivo. Il segretario dell’Air Force Troy Meink ha inoltre affermato che gli Stati Uniti dispongono di armi di controllo spaziale in orbita, pronte a difendere le forze americane da azioni ostili. (16 set - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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