di Paolo Pagliaro
L'inchiesta della Procura di Ravenna, che ipotizza un'associazione a delinquere dietro i certificati medici che talvolta impediscono di rinchiudere i rifugiati nei centri per il rimpatrio, non colpisce un’organizzazione clandestina. I medici indagati e perquisiti con modalità riservate ai peggiori delinquenti, non hanno agito di nascosto. Hanno aderito a una campagna pubblica promossa dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione e dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, che invita i sanitari a rifiutare certificazioni di idoneità ritenute incompatibili con le condizioni reali dei centri. Condizioni che il Comitato europeo contro la tortura aveva censurato nel dicembre 2024, denunciando uso eccessivo della forza e somministrazione di psicofarmaci non prescritti. Era arrivata alle stesse conclusioni una successiva inchiesta in 10 Cpr italiani, da Gradisca a Trapani.
L’Italia non è peraltro un’eccezione. Ogni Paese europeo ha la propria rete di giuristi che si occupano dei diritti degli immigrati e che fanno capo al Consiglio per i rifugiati e gli esuli di Bruxelles. E in ogni paese, con la rilevanza acquisita dalla questione migratoria nelle vicende politiche interne, sta diventando sempre più difficile conciliare le esigenze della sicurezza e della propaganda da una parte, e la tutela dei diritti umani dall’altra.
Come utile promemoria, Medici Senza Frontiere ha chiesto alla Procura di Ravenna di acquisire agli atti dell’inchiesta il Giuramento di Ippocrate, che riassume i principi di indipendenza e responsabilità che guidano la professione medica.
(© 9Colonne - citare la fonte)




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