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direttore Paolo Pagliaro

SANDRO MAZZOLA: ADDIO
AL MITO NERAZZURRO

SANDRO MAZZOLA: ADDIO<br>AL MITO NERAZZURRO

Il calcio italiano perde uno dei protagonisti della sua stagione più celebrata. Sandro Mazzola è morto poco dopo la mezzanotte, a pochi mesi dal compimento degli 84 anni. Un nome rimasto per oltre mezzo secolo legato all’Inter, alla maglia azzurra e alla Grande Inter di Helenio Herrera, ma anche a una storia familiare che aveva già consegnato il cognome Mazzola alla leggenda del calcio italiano. Figlio di Valentino, capitano del Grande Torino morto nella tragedia di Superga, Sandro aveva dovuto misurarsi fin da ragazzo con un’eredità pesante. La sua carriera, però, prese presto una direzione propria. A scoprirne le qualità fu Benito Lorenzi, storico attaccante nerazzurro soprannominato “Veleno”. Da lì arrivò l’ingresso nella Primavera dell’Inter, sotto la guida di Giuseppe Meazza, e poi il passaggio alla prima squadra allenata da Helenio Herrera. Il primo gol in Serie A arrivò quando aveva appena 18 anni, in una partita che l’Inter avrebbe voluto dimenticare. Il 10 giugno 1961 Angelo Moratti, per protesta, mandò in campo contro la Juventus la formazione Ragazzi. I bianconeri vinsero 9-1, ma proprio in quella giornata Mazzola trovò dal dischetto la sua prima rete nel massimo campionato. Fu l’inizio di una carriera che lo avrebbe portato a diventare uno degli uomini simbolo dell’Inter. Herrera ne accompagnò la crescita trasformandolo progressivamente da centravanti atipico in centrocampista offensivo, valorizzandone tecnica e visione di gioco. Mazzola rimase in nerazzurro fino al 1977: 572 presenze, 162 gol, quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. L’ultima apparizione arrivò nella finale di Coppa Italia persa contro il Milan. Uscendo dal campo pronunciò la frase dantesca “Vuolsi così colà dove si puote”, chiudendo una lunga storia con la maglia con cui aveva conquistato tutto. Il capitolo della Nazionale era cominciato il 12 maggio 1963, ancora a San Siro, con il 3-0 al Brasile di Pelé. Mazzola segnò su rigore anche in quella occasione. Dopo la delusione del Mondiale del 1966, quando l’Italia fu eliminata dalla Corea del Nord, il commissario tecnico Ferruccio Valcareggi lo scelse come uno degli uomini attorno ai quali costruire il nuovo ciclo azzurro. Fu in quegli anni che nacque la celebre “staffetta” con Gianni Rivera, il milanista con cui Mazzola avrebbe condiviso una parte decisiva della propria carriera internazionale. Insieme arrivarono al titolo europeo del 1968, conquistato nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia, e poi alla finale del Mondiale del 1970 in Messico. Prima di quella partita l’Italia aveva superato la Germania Ovest per 4-3 nella semifinale passata alla storia come la “Partita del Secolo”. L’esperienza azzurra si concluse dopo il Mondiale del 1974 con un bilancio di 70 presenze e 22 gol. Dopo il ritiro, Mazzola rimase nel calcio e soprattutto rimase legato all’Inter. Tornò nel club in veste dirigenziale e fu direttore sportivo dopo essere stato chiamato da Massimo Moratti. Nel frattempo, lavorò anche con Genoa e Torino. Tra le operazioni legate alla sua esperienza da dirigente ci fu quella che nell’estate del 1997 portò a Milano Ronaldo, il brasiliano che sarebbe diventato il “Fenomeno”. Un altro nome destinato a entrare nella storia dell’Inter, questa volta attraverso il lavoro di Mazzola dietro la scrivania. (19 SET - sem)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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