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direttore Paolo Pagliaro

STABILICUM, CRITICHE
DA NUOVE AUDIZIONI

STABILICUM, CRITICHE <BR> DA NUOVE AUDIZIONI

Al via a Montecitorio, in Commissione Affari Costituzionali, le audizioni sulla legge elettorale, di recente approvata dal Senato e attesa in aula alla Camera a fine settembre, per quello che la maggioranza auspica sia lo step finale della riforma che cambia le regole del gioco della contesa elettorale. Audizioni nel corso delle quali non sono mancati rilievi critici al cosiddetto ‘stabilicum’ o ‘melonellum’. Ad esempio, l’innalzamento delle firme necessarie per la presentazione delle liste non presenti in Parlamento rappresenta una “soglia occulta di sbarramento”, sottolinea Michele Ainis, professore emerito di istituzioni di diritto pubblico presso l’Università degli Studi di Roma Tre, tra gli esperti auditi. “Le modifiche apportate dal Senato al disegno di legge elettorale lasciano aperte alcune criticità che investono la qualità della rappresentanza politica, l’eguaglianza del voto e le condizioni di accesso alla competizione elettorale”  ha detto il presidente della Fondazione Luigi Einaudi, Giuseppe Benedetto, nel corso della sua audizione. “Desta forte preoccupazione l’innalzamento del numero di firme richieste alle forze politiche oggi non rappresentate in Parlamento. Per presentarsi in tutti i collegi della Camera saranno necessarie almeno 294mila sottoscrizioni, oltre lo 0,6 per cento del corpo elettorale e più dell’1 per cento dei votanti alle politiche del 2022. Un onere particolarmente gravoso, anche nel confronto con altri grandi Paesi europei, ulteriormente appesantito dall’impossibilità di ricorrere alla firma digitale, strumento peraltro già riconosciuto dallo Stato per referendum e iniziative popolari. È bene poi sottolineare - ha aggiunto - che la combinazione tra capolista bloccato e voto di preferenza introduce due differenti forme di legittimazione: il capolista è scelto dal partito ed eletto prioritariamente, mentre gli altri candidati sono scelti dai cittadini attraverso le preferenze”.  “A questo si aggiunge l’abolizione del vincolo 60/40 sui capilista, che rende possibile attribuire tutte le posizioni utili di capolista – e dunque, quelle con maggiori garanzie di elezione – a candidati dello stesso genere. Una scelta che pone una questione di coerenza con il principio delle pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive sancito dall’articolo 51 della Costituzione”, ha concluso Benedetto. “Pensiamo innanzitutto che sia una legge elettorale scritta sulle convenienze della maggioranza di turno e non nell'interesse generale del Paese, dopodiché le audizioni oggi in commissione hanno ancora una volta sottolineato le potenziali incostituzionalità di questa legge, anche sulle preferenze: ciò dimostra come sia stata falsa la fanfara della presidente del Consiglio sulla reintroduzione della possibilità per l'elettore di scegliersi il proprio rappresentante, perché tutto questo sarà per una quota davvero molto minoritaria di parlamentari”. Così Simona Bonafè, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali della Camera, dopo la mattinata di audizioni sulla riforma della legge elettorale. E poi c'è la questione della parità di genere, uno dei nodi di questa legge su cui si appuntano le critiche delle opposizioni: “Avere eliminato la quota della rappresentanza di genere nei capilista chiaramente porterà, purtroppo, a un Parlamento dove rischiamo di vedere una partecipazione femminile molto molto ridotta”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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