di Paolo Pagliaro
Negli ultimi dieci anni sono emigrati 1 milione e 100 mila italiani, per un terzo laureati, da cui l’espressione “fuga dei cervelli” copiata dagli inglesi e poco generosa nei confronti del lavoro manuale, tecnico o artigianale. In ogni caso è vero che l'Italia investe anni di istruzione pubblica in una generazione di laureati - spesso con i requisiti di merito più stringenti - e poi li abbandona al proprio destino nel momento in cui dovrebbero entrare nel mondo del lavoro. L’ultimo caso riguarda i giovani laureati in giurisprudenza, che – con la qualifica di tirocinanti - hanno trascorso diciotto mesi nei tribunali affiancando magistrati e personale e contribuendo al funzionamento della Giustizia.
I tirocinanti analizzano le carte e i documenti dei procedimenti assegnati al giudice. Raccolgono e selezionano precedenti e norme utili per la decisione del caso. Preparano bozze di sentenze e ordinanze che vengono poi ovviamente revisionate e firmate dal magistrato che le ha disposte. Assistono alle udienze pubbliche e, possono partecipare anche alle delicate fasi della camera di consiglio. Il tutto viene compensato con 400 euro al mese. Ma anche quest’anno, come già accaduto in passato, manca il decreto necessario per liquidare la somma e soprattutto nessuno sa dire quando questo potrà avvenire perché al ministero nessuno risponde ai solleciti del comitato nazionale che rappresenta 2 mila tirocinanti. Sono in attesa di risposta anche le interrogazioni parlamentari. Quando un ministero non riesce a garantire, con puntualità, un rimborso di 400 euro a chi lavora per l'amministrazione dello Stato, a una intera generazione arriva il messaggio che lo Stato non è un interlocutore affidabile.





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