Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

ABORTO, STORIE
DI UN DIRITTO NEGATO

ABORTO, STORIE <BR> DI UN DIRITTO NEGATO

L'Interruzione Volontaria di Gravidanza (IVG) è un diritto garantito dalla legge 194 del 1978 ed è inclusa nei livelli essenziali di assistenza. Eppure, in Italia, ci sono ancora persone che, per poter accedere all'aborto, devono superare una serie di ostacoli informativi, materiali, economici, burocratici, nonché ideologici, e sostenere spese, anche ingenti, per non dover rinunciare alle cure. Per questo, in occasione della Giornata Internazionale per l'Aborto Sicuro del 28 settembre, Medici del Mondo, organizzazione medico umanitaria internazionale impegnata a garantire l’accesso alla salute alle persone più vulnerabili, con circa 400 progetti in oltre 70 Paesi del mondo, così come attività di advocacy sia a livello europeo che internazionale, annuncia la nascita di un fondo dedicato a sostenere ragazze, donne e “persone con utero” che desiderano interrompere una gravidanza ma incontrano barriere, economiche o amministrative, che impediscono loro di accedere gratuitamente ai servizi sanitari previsti dalla legge. Le risorse servono a coprire le spese per i trasporti, le procedure mediche o l'iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale per le persone straniere, per poter usufruire di tutti i servizi di cura di una cittadina italiana. Inoltre, il fondo, già operativo, si inserisce in un più ampio sistema di orientamento e accompagnamento, in rete con associazioni attive sul territorio, con l'obiettivo di trasformare un diritto riconosciuto dalla legge in un diritto concretamente esercitabile.

 

Il fondo si affianca alla Help Line attivata all'inizio dell’anno: un servizio gratuito, gestito dal team di Medici del Mondo, che offre informazioni, orientamento ai servizi, accompagnamento ove necessario e consulenza sui temi della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi. Accessibile da tutta Italia telefonicamente (tel. 3346307636, dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 16) e via mail (helpline@medicidelmondo.it). Accanto ad una clinica mobile, operativa da inizio anno con l'obiettivo di raggiungere le persone più esposte alle disuguaglianze di accesso alle cure, l'organizzazione promuove laboratori di educazione sessuale e affettiva nelle scuole secondarie di secondo grado, nelle università e nell'ambito di eventi pubblici. Da settembre sono inoltre attivi a Milano due spazi di ascolto dedicati all'orientamento sui temi della salute e dei diritti sessuali e riproduttivi, che ospiteranno anche incontri di gruppo: presso Mosso (via Angelo Mosso 3), ogni terzo martedì del mese dalle 16.00 alle 18.00, e presso il Centro Milano Donna 2 (via Padova 118), il primo martedì del mese dalle 15.00 alle 18.00.

 

 

 

Dietro al varo del fondo, ci sono storie numerose e diverse di persone che, pur avendo diritto all'IVG, si sono scontrate con ostacoli burocratici, economici o linguistici: “C'è una donna italiana che scopre di essere incinta dopo che l'ex compagno le ha revocato la residenza. E senza residenza perde anche l'accesso al Servizio Sanitario Nazionale. All'ospedale le chiedono 1.100 euro per l'intervento chirurgico. Disperata e ormai alla decima settimana di gravidanza, riesce ad abortire grazie al sostegno economico del progetto.

C'è poi una giovane ucraina, residente in Polonia, che raggiunge l'Italia per interrompere la gravidanza. Si ritrova però a dover attendere 90 giorni perché le scada il visto turistico, con cui è entrata nel Paese, per poter ottenere il codice STP  necessario per l'accesso gratuito all'IVG. Ma non può aspettare così a lungo: l'unica possibilità è sostenere il costo della procedura farmacologica, che viene coperto dal progetto.

Ci sono poi tre diverse storie dal Marocco. C’è una studentessa iscritta a un'università italiana, che non può accedere gratuitamente all'IVG perché, in quanto cittadina extra UE con visto per studio, non ha diritto al codice STP e non è iscritta al Servizio Sanitario Nazionale. Quando si rivolge a Medici del Mondo le era stato detto che non avrebbe potuto abortire. Grazie all'attivazione della rete territoriale della città in cui risiede e al pagamento dell'iscrizione volontaria al SSN, riesce ad accedere al percorso di cura. C’è un’altra donna con permesso di soggiorno rinnovato ma tessera sanitaria scaduta: l'appuntamento per riattivarla viene fissato oltre un mese dopo, troppo tardi per rispettare i tempi dell'IVG. L’organizzazione riesce a far riattivare la tessera sanitaria nella stessa giornata, la accompagna nel percorso e le consente di accedere all'intervento. Prima di chiedere aiuto aveva già assunto autonomamente compresse di misoprostolo, senza successo. Infine, c’è la storia di un’altra giovane: anche lei si vede inizialmente negato l'accesso all'IVG perché la tessera sanitaria è scaduta. Medici del Mondo la accompagna nel rinnovo della documentazione e lungo tutto il percorso sanitario. In ospedale, però, nessuno le parla in una lingua che comprenda: traduce autonomamente ciò che le viene detto, firma documenti senza comprenderne il contenuto, non riceve spiegazioni sulle diverse modalità di IVG né sulle cure successive e, durante la visita ginecologica, le viene chiesto se desideri parlare con un Centro di Aiuto alla Vita. Solo grazie all'accompagnamento, linguistico, informativo e operativo, dell'organizzazione riesce a completare il percorso di aborto farmacologico. E ancora: una donna russa, con permesso di soggiorno già rinnovato ma tessera sanitaria ancora non aggiornata, prima di entrare in contatto con Medici del Mondo si rivolge all'ospedale cittadino, dove le viene comunicato che, senza tessera sanitaria valida, dovrà pagare 1.300 euro per poter interrompere la gravidanza. L'organizzazione la supporta nella riattivazione della tessera sanitaria, che viene completata in pochi giorni, consentendole così di accedere all'IVG attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.

 

 Da diversi anni ormai documentiamo come in Italia l'accesso all'aborto sia sempre più ostacolato da barriere burocratiche, organizzative e politiche. Ogni storia che accompagniamo racconta lo stesso paradosso: il diritto esiste sulla carta, ma si ferma davanti a una residenza persa, a una tessera sanitaria scaduta, a una barriera linguistica, alla mancanza di denaro. E quando un diritto dipende dal reddito o dalla burocrazia smette di essere universale. Il fondo, come la Help Line e la nostra presenza sul territorio, non nascono per sostituire il Servizio Sanitario Nazionale, ma per evitare che persone già in condizioni di vulnerabilità restino escluse da un diritto fondamentale. Continueremo a denunciare queste disuguaglianze, ma anche a costruire strumenti concreti perché nessuna persona sia lasciata sola” spiega Eva Pinna, coordinatrice medica di Medici del Mondo Italia.

L'apertura del fondo rappresenta un ulteriore passo nel percorso che Medici del Mondo porta avanti dal 2023 per documentare e denunciare le criticità nell'accesso all'aborto in Italia. Dopo il report “Aborto farmacologico in Italia: tra ritardi, opposizioni e linee guida internazionali” e la campagna “The Impossible Pill”, che hanno evidenziato le barriere materiali, organizzative e ideologiche all'IVG, l'organizzazione ha denunciato nel 2024, con il report “Aborto a ostacoli. Come le politiche di deterrenza minacciano l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza”, l'esistenza di una strategia sistematica di deterrenza istituzionale. Nello stesso anno, con la campagna “The Unheard Voice”, ha raccolto e raccontato le testimonianze di persone che hanno subito violenza psicologica durante il percorso di accesso all'aborto. Nel 2025, infine, il report “Aborto senza numeri. L’assenza di dati come politica di deterrenza e causa di disuguaglianza” ha acceso i riflettori sulla carenza di dati pubblici, aggiornati e accessibili, individuandola come un ulteriore ostacolo all'effettivo esercizio di un diritto garantito dalla legge. Si stima inoltre che ogni anno nel mondo almeno 39mila donne muoiano a causa di interruzioni di gravidanza realizzate in condizioni non sicure. (23 set - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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