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direttore Paolo Pagliaro

ONU, PARLA NETANYAHU
E L’AULA SI SVUOTA

ONU, PARLA NETANYAHU <BR> E L’AULA SI SVUOTA

Una scena già vista. E prevedibile. Un esodo dalla sala dell’Assemblea dell'Onu quando il premier israeliano Benjamin Netanyahu è salito al palco presidenziale per tenere un discorso contestatissimo anche all'esterno del Palazzo di Vetro, dove centinaia di manifestanti hanno scandito slogan e cartelli contro lo Stato ebraico, additato come autore del genocidio dei palestinesi a Gaza. Ma proprio su questa parola, “genocidio”, a più riprese è tornato il discorso del premier. “Accusare Israele di genocidio è la peggiore menzogna del secolo”, ha sostenuto. “Abbiamo adottato numerose misure per proteggere la popolazione civile. Questo è forse un genocidio? Certamente no. È l'opposto del genocidio”. “Vi dirò una verità molto semplice: Israele non ha commesso un genocidio e ha impedito che venisse commesso un genocidio”, ha scandito Netanyahu.

LA SFIDA AI RIVALI STORICI E LA DIFESA DEL PROGRAMMA NUCLEARE. Inoltrandosi nel cuore del proprio intervento davanti a un'aula visibilmente svuotata dalle proteste delle delegazioni diplomatiche, il primo ministro israeliano ha virato l'attenzione verso il principale avversario strategico nella regione, vantando l'efficacia delle operazioni militari preventive condotte contro la Repubblica Islamica. Netanyahu ha rivendicato con fermezza l'azione di forza sostenendo di aver distrutto “gli impianti nucleari iraniani perché se non l'avessimo fatto, saremmo tutti morti”. Proseguendo nel suo ragionamento di fronte ai rappresentanti rimasti nei banchi dell'Assemblea Generale, l'inquilino di Likud ha lanciato una stoccata diretta ai governi che hanno scelto di abbandonare i lavori prima del suo discorso. “Israele in realtà difende molti paesi i cui rappresentanti hanno appena lasciato questa sala”, ha affermato Netanyahu, provando a ribaltare la narrazione dell'isolamento diplomatico e collocando le azioni di Tel Aviv come un presidio di sicurezza per l'intero scacchiere occidentale e mediorientale.

L'ATTACCO ALLE POTENZE EUROPEE SUL TEMA DEL COLONIALISMO. L'affondo più duro sul piano storico e concettuale il premier israeliano lo ha riservato alle diplomazie europee, con un attacco esplicito rivolto ai governi di Parigi e Londra che in più occasioni hanno espresso critiche severe nei confronti della politica degli insediamenti in Cisgiordania. “Accusano Israele, il piccolo Israele, di colonialismo; quale colonialismo?”, ha esclamato “Bibì” con tono polemico, chiamando in causa le responsabilità storiche dei Paesi europei. “Ci criticano governi come quelli del Regno Unito o della Francia. Santo cielo, il termine colonialismo lo hanno inventato proprio loro”, ha incalzato il leader di Tel Aviv, ricordando come le loro colonie “abbiano occupato l'intero pianeta”.

MINIMIZZATA LA VIOLENZA NEI TERRITORI OCCUPATI. Sempre sul fronte caldo della Cisgiordania, Netanyahu si è soffermato sulla questione delle violenze commesse dalle frange più radicali dei residenti negli insediamenti, accusando i mezzi d'informazione internazionali di ingigantire sistematicamente i fatti per danneggiare l'immagine del paese. Il primo ministro ha definito i coloni estremisti “giovani delinquenti”, derubricando gli episodi di tensione a fenomeni giovanili marginali. “I media si occupano solo di una manciata di giovani delinquenti”, ha dichiarato Netanyahu, quantificando la portata del problema in una ristretta cerchia di individui. Secondo il capo del governo di Tel Aviv si tratterebbe infatti di appena un centinaio di persone “che lanciano pietre e sradicano ulivi”.

IL COLLEGAMENTO DI ABBAS E LO STALLO SULLE TREGUE. Prima del controverso intervento del premier israeliano, dal Palazzo di Vetro si era levata la voce del fronte palestinese, espressa attraverso un intervento a distanza. Il presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas si è infatti rivolto all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in videoconferenza, a seguito del mancato rilascio del visto d'ingresso da parte delle autorità di Washington per consentirgli la presenza fisica a New York. L'anziano leader della Palestina ha lanciato un accorato appello alla comunità internazionale affinché chiami Israele a rispondere delle proprie azioni sul campo e chieda con urgenza l'applicazione del piano di cessate il fuoco in venti punti recepito nei tavoli diplomatici ma rimasto privo di attuazione.

Gli interventi incrociati di Netanyahu e Abbas arrivano a quasi tre anni dal massacro condotto dai militanti di Hamas il 7 ottobre 2023 e dal lungo conflitto che ne è seguito nella Striscia di Gaza. Un triennio di operazioni belliche e bombardamenti che hanno provocato decine di migliaia di vittime, una devastazione umanitaria senza precedenti e una profonda destabilizzazione dell'intero Medio Oriente, di fronte alla quale la diplomazia internazionale appare oggi ancora divisa e incapace di imporre un percorso di pace condiviso. (deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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