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TRUMP-XI, TANTI SORRISI
E NODI NON SCIOLTI

TRUMP-XI, TANTI SORRISI <BR> E NODI NON SCIOLTI

“Sia la Cina che gli Stati Uniti sono nazioni leader nell'intelligenza artificiale. Abbiamo sia la capacità che la responsabilità di sviluppare e gestire l'IA per il bene comune, e di garantire che lo sviluppo dell'IA sia sempre sotto il controllo umano e al servizio del benessere delle persone”. È con queste parole che il presidente cinese Xi Jinping ha aperto uno dei passaggi più delicati del vertice multilaterale e bilaterale andato in scena nella giornata di ieri a Washington, dove è tornato dopo oltre un decennio. Ad accoglierlo sulla soglia della Casa Bianca (dopo averlo atteso col tappeto rosso alla base di Andrews) con il massimo degli onori è stato il presidente americano Donald Trump, che ha voluto trasformare l'appuntamento nel secondo vertice del suo secondo mandato in una grandiosa esibizione di intesa personale e opulenza diplomatica. “Fin dalla mia prima elezione nel 2016, il presidente Xi e io abbiamo stretto un'amicizia, una vera e propria grande amicizia, basata sul rispetto reciproco e sugli interessi vitali dei nostri popoli”, ha proclamato il tycoon da un podio nel Grand Foyer.

Ieri sera il punto culminante della messinscena diplomatica si è consumato nella East Room con una cena di Stato da gran galà. Attorno al tavolo sedevano i vertici dell'alta finanza e del settore tecnologico mondiale, con figure di primissimo piano come Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, ed Elon Musk, alla guida di Tesla e SpaceX. Tra un brindisi e l'altro, il leader cinese ha riaperto formalmente i rubinetti della cosiddetta “diplomazia dei panda”, annunciando l'invio nei prossimi giorni di due nuovi esemplari allo zoo di Atlanta come “inviati di amicizia”, un segnale distensivo dopo anni di revoche e raffreddamento dei rapporti strategici.

LA DIALETTICA DELLA DISTENSIONE E IL RICHIAMO AL "COMMERCIO EQUO". Dietro i sorrisi di facciata e le strette di mano prolungate si avverte però chiaramente la pressione di due modelli industriali e geopolitici in totale collisione. Se The Donald ha decantato i successi commerciali dichiarando di aver compiuto “enormi progressi” auspicando un “rapporto commerciale più equilibrato, che includa il nuovo accesso al mercato dell’ex celeste impero per gli agricoltori e gli allevatori americani”, il leader del Partito Comunista Cinese ha preferito utilizzare toni più misurati ma fermi, bilanciando l'apertura economica con un preciso monito alla leadership di Washington. “La cooperazione tra Cina e Stati Uniti potrebbe non risolvere tutti i problemi del mondo, ma senza la nostra cooperazione sarebbe difficile risolvere molti dei problemi globali. La Cina tiene le sue porte spalancate e accoglie le aziende americane che desiderano investire e fare affari nel suo Paese. Ci auguriamo che le aziende cinesi vengano trattate equamente qui negli Stati Uniti”, ha chiarito infatti Xi. Il messaggio lanciato da Pechino è limpido: l'apertura al mercato cinese non può essere disgiunta da un ammorbidimento delle restrizioni e sanzioni unilaterali imposte dall'amministrazione statunitense sui colossi della tecnologia e sui flussi di investimento orientali.

L'ENIGMA DELL'IA E LA COMPETIZIONE SULLA SUPERINTELLIGENZA. Il perno teorico e pratico attorno a cui ruota la vera frizione strategica tra le due superpotenze è proprio l'algoritmo. Non è un caso che entrambi gli interlocutori abbiano evidenziato il valore cruciale dei colloqui sul tema, pur muovendosi da prospettive concettuali distanti. Per la prima volta durante gli incontri ufficiali si è fatto esplicito riferimento al concetto di “superintelligenza”, termine che il presidente americano ha ripetutamente impiegato per descrivere la nuova corsa agli armamenti digitali. “Durante questa visita, discuteremo anche di questioni urgenti riguardanti la sicurezza, la tecnologia e la superintelligenza. Le decisioni che prendiamo oggi in questi ambiti possono promuovere la pace e la prosperità per i decenni a venire”, ha affermato l'inquilino della Casa Bianca. Tuttavia, l'apparente convergenza sull'opportunità di stabilire regole ingegneristiche e di sicurezza nasconde una rivalità sfrenata. L'amministrazione americana continua a bloccare l'esportazione di semiconduttori avanzati verso l'Asia nel tentativo di frenare il progresso cinese, mentre Pechino accelera sull'autosufficienza tecnologica e denuncia ogni tentativo di contenimento come una violazione del libero scambio. Le parole di Xi sulla necessità che l'intelligenza artificiale rimanga “sempre sotto il controllo umano” suonano dunque come una velata critica agli slanci deregulation del capitalismo americano, ma anche come la richiesta di una governance globale condivisa che non penalizzi gli attori orientali.

LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE E LO SCETTICISMO DEGLI OSSERVATORI. I fitti colloqui di questi giorni — che si avviano a conclusione proprio nella giornata di oggi con un incontro informale per il tè e la visita ai documenti fondativi americani presso gli Archivi Nazionali — nascondono una diffidenza strutturale che nessun banchetto di gala è in grado di nascondere. Durante le sessioni di lavoro, il segretario generale cinese ha persino richiamato la celebre lezione della storiografia classica per indicare i rischi di un'escalation catastrofica tra la potenza egemone e quella emergente: “Con tali condizioni, la trappola di Tucidide può essere superata”, ha asserito Xi, chiedendo un dialogo costante tra i rispettivi apparati militari per evitare incidenti calcolati o involontari nel Pacifico.

Gli analisti internazionali e le principali testate giornalistiche estere sottolineano tuttavia come le divergenze rimangano pressoché intatte su ogni dossier scottante, da quello di Taiwan alla sicurezza cibernetica, fino al nodo delle tariffe commerciali. Tra i due colossi della Terra continua a consumarsi insomma un gioco d'ombre in cui le dichiarazioni d'amicizia e le cerimonie solenni servono innanzitutto a rassicurare i mercati finanziari, mentre nei ministeri della Difesa e del Commercio le rispettive burocrazie lavorano alacremente per schermare i propri asset critici e garantirsi il predominio sul futuro dell'economia globale. (25 SET – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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