“Dobbiamo stabilire le regole sulle procedure per l'autorizzazione e definire dove si possono localizzare gli impianti. Poi occorre fissare i livelli di sicurezza e creare un'agenzia compatibile con le regole europee e internazionali. Dobbiamo, poi, riprendere in mano la questione del deposito dei rifiuti, che va assolutamente risolta. E c'è la sfida della trasparenza, che vuol dire chiarezza. Quando si parla di rifiuti nucleari, quanti pensano subito a una bomba?”. Lo afferma, in una intervista al Quotidiano Nazionale, il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin dopo l'approvazione della legge delega sul nucleare. E precisa: “Abbiamo il materiale trattato in Francia, i cosiddetti "blocchi vetrificati", che devono essere custoditi in sicurezza e che sono in un capannone di poche centinaia di metri quadri. Ma il problema non è solo quello dei materiali delle vecchie centrali, ma anche dei rifiuti radioattivi che produciamo ogni giorno negli ospedali o in alcuni settori civili. Basta pensare ai sistemi anti-fumo. Residui radioattivi che oggi sono distribuiti in molti siti. Non sarebbe più serio concentrarli in un unico luogo, con un centro tecnologico collegato alle università per lo studio e la ricerca?”. Sulla sicurezza dei nuovi impianti Pichetto sottolinea che “sono molto più piccoli, con livelli di sicurezza estremi. Ma queste valutazioni vanno fatte con numeri e calcoli alla mano. Vorrei solo ricordare che il Piemonte, e io sono piemontese, è a un centinaio di chilometri dalle centrali nucleari francesi”. Affrontando il tema della dipendenza energetica, il ministro osserva che “oggi produciamo circa 260 terawattora di elettricità e ne importiamo 50, essenzialmente da fonte nucleare. La mia regione, il Piemonte, vive di energia di provenienza nucleare. E gli analisti ci dicono che fra dieci o quindici anni consumeremo almeno 150 terawattora in più. Come pensa l'Italia di far fronte a questa crescita? Continuando a importare o aumentando la produzione termoelettrica con il gas, e quindi le emissioni?”. Rispetto al ruolo delle fonti rinnovabili, evidenzia che “possiamo premere sull'acceleratore del fotovoltaico e dell'eolico, ed è il mio obiettivo. Ma ci vogliono produzioni programmabili. Dobbiamo avere energia disponibile la sera, quando non c'è il sole, e quando non c'è vento. Anche qui bisogna ragionare con i dati reali e non con le opinioni. La Spagna aveva frenato sul nucleare e ha avuto due giorni di black out”. In merito ai costi economici dei mini reattori il ministro chiarisce che “dipende dalla grandezza. Ma bisogna essere cauti. Si parla di 8-10 fino a 12mila euro al kilowatt. Su alcune grandi produzioni il fotovoltaico può apparire più competitivo, ma se aggiungiamo le batterie il confronto cambia. Inoltre gli impianti nucleari hanno una durata prevista di 60 anni contro i 15 di un fotovoltaico”. Sulle modalità per coinvolgere e convincere i territori, puntualizza che “il governo che ci sarà in quel momento avrà il dovere di tentare tutto per spiegare e convincere, con la massima trasparenza. Ma avrà anche il dovere di decidere”. Sulle competenze industriali e di ricerca del Paese, il ministro rimarca che “dopo la Francia siamo il Paese con le maggiori competenze nel nucleare. L'ultima grande centrale costruita in Europa l'ha realizzata Enel in Slovacchia. Abbiamo campioni nazionali come Ansaldo Energia, Enel e Leonardo riuniti in Nuclitalia. Oltre a Eni. Siamo presenti nei grandi progetti di ricerca sulla fusione. Credo che il nucleare possa diventare una filiera produttiva”. (25 set - red)
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