“Le forze russe continuano i loro attacchi contro gli obiettivi che ritengono opportuni”. Niente di nuovo sotto il sole che da oltre quattro anni e sette mesi sorge sull’Ucraina in guerra, dunque., come sottolineano le lapidarie parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, il quale ha per l’ennesima volta ribadito la granitica linea di Mosca, avvertendo che l'Ucraina dovrà “pagare il prezzo” per le azioni condotte negli ultimi mesi. Ovvero i raid aerei oltreconfine che hanno messo in serio imbarazzo le difese avversarie. Una dichiarazione che si inserisce in un quadro operativo e strategico ben preciso, delineato dalle ultime analisi dell'Institute for the Study of War (ISW), il prestigioso think-tank di valutazioni geopolitiche con sede a Washington secondo i cui esperti dietro l'escalation di bombardamenti sulle città ucraine e il costante ritocco all'insù degli effettivi militari russi si celerebbe un preciso calcolo politico-militare: costringere Kiev alla capitolazione entro la primavera del 2027 attraverso una campagna d'attrito mirata e l'impiego massiccio di nuove tecnologie belliche.
La leadership russa sembra infatti aver rielaborato la propria teoria della vittoria per scardinare la resistenza ucraina. Non si tratterebbe più solo di spingere lungo la linea del fronte con offensive di terra a largo raggio, bensì di combinare la pressione delle truppe di terra con un'offensiva aerea devastante durante i mesi invernali. Gli analisti internazionali evidenziano come la narrazione bellica dei blogger militari affiliati al Cremlino stia abbracciando con sempre maggiore enfasi questo approccio, incentrato su attacchi combinati a lungo raggio condotti con missili balistici e droni a reazione.
LA NUOVA TEORIA DELLA VITTORIA E LA GUERRA DEI DRONI A REAZIONE. Il pilastro della strategia rimodulata dal presidente russo Vladimir Putin – a detta dell’ISW - poggia sull'impiego su larga scala di droni a reazione economici, in particolare i modelli di tipo Geran. L'obiettivo tattico sarebbe quello di saturare le difese aeree ucraine sfruttando tassi di penetrazione nettamente superiori rispetto al passato. Mosca scommetterebbe sul fatto che un'ondata ininterrotta di attacchi condotti con velivoli veloci di basso costo possa prosciugare le scorte di munizioni di Kiev e paralizzare le infrastrutture critiche del Paese prima del prossimo inverno.
La campagna di attacchi a lungo raggio non sarebbe pensata dal Cremlino per durare a tempo indeterminato. Le valutazioni strategiche indicano che Putin punterebbe a piegare la tenuta economica, sociale e militare dell'Ucraina entro una finestra temporale ben definita, con il traguardo ideale fissato per la primavera del 2027. A contrastare questo piano si pone però il programma ucraino di sviluppo e schieramento di intercettori avanzati, concepito proprio per neutralizzare la minaccia dei droni a reazione prima che questi riescano a destabilizzare ulteriormente le retrovie.
La dinamica sul campo di battaglia, del resto, impone alla Russia di cercare alternative alle tradizionali manovre terrestri. L'impiego capillare dei droni di sorveglianza e d'attacco FPV lungo la linea del fronte ha reso quasi impossibili i rapidi spostamenti di truppe su vasta scala. Di conseguenza, l'avanzata russa sul terreno ha subito un netto rallentamento nel corso di quest'anno, spingendo Mosca a fare affidamento sul potere aereo distruttivo a lungo raggio per spezzare lo stallo negoziale e militare.
IL QUARTO AUMENTO DELLE TRUPPE DELL'ANNO E L'OMBRA DELLA MOBILITAZIONE. Parallelamente alla pressione dei cieli, il Cremlino continua a rimpinguare i ranghi delle proprie forze armate per sostenere un conflitto d'attrito prolungato. Ieri il presidente russo ha firmato un nuovo decreto che aumenta di 15.500 unità il numero complessivo dei soldati nelle forze armate. Si tratta della quarta decisione di questo tipo adottata da Mosca dall'inizio dell'anno, a testimonianza di uno sforzo bellico continuo e dispendioso in termini di vite umane. I numeri fissati dal Cremlino sono imponenti. “L'organico autorizzato delle forze armate russe è fissato a 2.441.630 unità, di cui 1.550.500 militari”, recita il decreto presidenziale. Prima di questa decisione, lo zar aveva già approvato incrementi della forza militare nei mesi di marzo, giugno e luglio, portando l'aumento complessivo delle truppe da marzo a oggi a ben 47.860 soldati.
Il documento ufficiale non fornisce motivazioni esplicite per questa ulteriore espansione né specifica le modalità con cui verranno coperti i nuovi posti creati. Inoltre, il testo non fa alcuna menzione a una nuova mobilitazione di massa. Da Kiev giungono ripetute accuse verso la Russia di stare preparando in gran segreto una nuova leva forzata, ma il capo del Cremlino ha liquidato categoricamente queste affermazioni definendole “disinformazione” ucraina. L'ultimo richiamo ufficiale dei riservisti risale al 2022, ordinato all'epoca per contenere le pesanti controffensive ucraine. Tuttavia, l'aumento progressivo degli effettivi risponde palesemente alla necessità di ripianare le crescenti perdite subite da entrambi gli schieramenti in un conflitto che supera ormai i quattro anni e mezzo di durata.
KIEV SOTTO BOMBARDAMENTO E LA RISPOSTA DELLA POLONIA. Mentre la strategia dei droni a reazione prende forma, le conseguenze umane e materiali continuano a registrarsi quotidianamente nelle città ucraine. Ieri sera e questa mattina la capitale Kiev è stata nuovamente posta in stato di allerta aerea a causa dell'incursione di velivoli senza pilota russi dentro e intorno all'area metropolitana. Tra gli obiettivi colpiti figurano un edificio dell'Accademia Nazionale delle Scienze e una struttura appartenente alla rete medica privata Dobrobut. Il bilancio provvisorio degli attacchi più recenti è di almeno un morto e 24 feriti.
L'escalation aerea sta provocando forti preoccupazioni anche a livello internazionale per i rischi di sconfinamento. Un drone a reazione russo si è schiantato ad appena due chilometri dal confine con la Polonia, danneggiando le infrastrutture del valico di frontiera ucraino di Yahodyn, pur senza causare vittime. L'episodio ha fatto scattare immediatamente l'allarme a Varsavia, che ha mobilitato la propria aviazione e i sistemi di difesa aerea per monitorare il settore orientali. Sebbene le autorità polacche abbiano confermato che lo spazio aereo nazionale non è stato violato, l'incidente ha spinto il Paese a rivedere le proprie procedure difensive.
La Polonia ha infatti deciso di adattare le proprie regole di ingaggio per affrontare la minaccia di missili e velivoli senza pilota. L'identificazione visiva diretta non sarà più richiesta in modo sistematico prima di aprire il fuoco, ma sarà sufficiente l'incrocio di diversi dati radar e sensoriali concordanti per procedere all'abbattimento. Sul piano umanitario, le Nazioni Unite hanno confermato un pesante bilancio relativo al mese di settembre per la sola città di Kiev, dove si contano 31 civili uccisi e 361 feriti a causa dell'intensificazione dei raid.
STRETTE SULL'ECONOMIA E CONTROMISURE DI BILANCIO A KIEV. Le ripercussioni del conflitto continuano a plasmare anche le politiche economiche dei due Paesi. Per proteggere le proprie entrate finanziarie e schermare il settore energetico dalle sanzioni, Vladimir Putin ha disposto nuove restrizioni sull'accesso ai dati relativi all'industria petrolifera russa. La misura riguarda in particolare i report sull'attività di raffinazione e sui volumi delle esportazioni. Contestualmente, Mosca ha impresso un'ulteriore svolta nazionalizzatrice ponendo le attività russe del colosso tedesco della distribuzione Metro sotto “amministrazione temporanea”.
Sul fronte opposto, il governo ucraino si trova a dover gestire una complessa crisi di bilancio legata ai costi esorbitanti della difesa e al calo del PIL. Per far fronte alle difficoltà finanziarie, Kiev ha deciso di applicare tagli alla spesa pubblica non essenziale. Nel nuovo ordine di priorità fissato dall'esecutivo ucraino rientrano esclusivamente la spesa militare, il pagamento delle pensioni, i sussidi sociali e gli stipendi del settore pubblico. Tutti i progetti di costruzione, sviluppo e ammodernamento infrastrutturale considerati non prioritari sono stati ufficialmente rinviati a data da destinarsi. (29 SET / deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)





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