Il governo, tramite il ministro dei Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, ha posto alla Camera tre questioni di fiducia sugli articoli 1, 2 e 3 della proposta di legge di riforma della legge elettorale, approvata a Montecitorio e modificata dal Senato. Gli articoli 1 e 2 recano modifiche ai due testi unici, relativi rispettivamente alla elezione della Camera e del Senato, volte a superare, in relazione a molteplici aspetti, il sistema elettorale attualmente vigente per l’elezione delle due Camere, come risultante dall’ultimo intervento organico effettuato in materia, risalente alla legge n. 165 del 2017 (cosiddetto “rosatellum”). L’articolo 3 modifica i confini territoriali dei collegi uninominali senatoriali della Provincia autonoma di Bolzano. Nella seduta di domani, martedì 6 ottobre, non prima delle ore 14, avrà inizio la votazione per appello nominale sulla questione di fiducia posta sull'articolo 1, previe dichiarazioni di voto a partire dalle ore 12.10. A seguire avranno luogo le dichiarazioni di voto sulla questione di fiducia posta sull'articolo 2 e la votazione per appello nominale sul medesimo articolo. L'esame del provvedimento sarà quindi rinviato alla seduta di mercoledì 7 ottobre, nella quale, non prima delle ore 10.50, avrà inizio la votazione per appello nominale sulla questione di fiducia posta sull'articolo 3, previe dichiarazioni di voto a partire dalle 9. Al termine, fino alle ore 13.30, si passerà all’esame e alla votazione dell'articolo 8 (che reca misure in materia di esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede in occasione delle elezioni politiche ed europee nonché dei referendum). A partire dalle ore 16.15, con eventuale prosecuzione notturna, si passerà all'esame degli ordini del giorno sino alla loro conclusione. Nella seduta di giovedì 8 ottobre, a partire dalle ore 10.30, si svolgeranno le dichiarazioni di voto finale con ripresa televisiva diretta degli interventi dei rappresentanti del gruppo e delle componenti positive del gruppo misto, mentre la votazione finale non avrà luogo prima delle ore 12.30. “La decisione del governo di porre la fiducia sulla legge elettorale rappresenta un grave schiaffo al Parlamento. Non siamo di fronte a una scadenza imminente di un decreto né a un ostruzionismo dell’opposizione: con soli 53 emendamenti presentati in Aula, la postura delle minoranze è sempre stata di rigoroso e legittimo confronto parlamentare. La verità è che l'esecutivo ha paura della propria maggioranza, della sua tenuta e del voto segreto, arrivando persino a modificare la disposizione fisica dei deputati di Fratelli d'Italia per controllarne i voti. È un modo pessimo e autoritario di gestire la materia elettorale” Così il deputato Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del Gruppo Pd, intervenendo nell'aula di Montecitorio. Nel giorno delle tre fiducie poste dal governo sulla legge elettorale alla Camera, la protesta di Riccardo Magi – giunto al sesto giorno di sciopero della fame - e di +Europa si sposta direttamente davanti Palazzo Chigi, con lo slogan “Fiducia sul golpe elettorale? Firma digitale per fermare la legge dei pieni poteri. NoMelonellum”. “Il Governo – dice ai cronisti il leader di +Europa - ha appena messo la fiducia sulla legge elettorale: questo fa sì che la nostra iniziativa inevitabilmente ora abbia come interlocutore il Governo e quindi la presidente Meloni, che si è assunta la responsabilità di impedire al Parlamento di esaminare poco più di 50 emendamenti, non 500, tra i quali alcuni che avrebbero potuto sanare delle incostituzionalità evidenti di questo testo di legge elettorale”. “Noi – ribadisce il parlamentare della galassia radicale - abbiamo un pessimo giudizio di questa legge, la consideriamo una legge antidemocratica, che fa diventare una minoranza nel Paese e maggioranza schiacciante in Parlamento, e si assumono la responsabilità di fare questo. Ma c'è un aspetto che riteniamo inaccettabile e intollerabile ed è lo sbarramento alla competizione elettorale, 450 mila firme per nuovi partiti che non riguarda noi, che abbiamo l'onere che era previsto nella vecchia legge, 1.500-2.000 firme a collegio, ma nuove forze politiche che dovrebbero raccogliere tra le 6.000 e le 7.000 firme in ogni collegio; 450 mila firme – ricorda Magi - sono più dei voti che hanno preso delle forze politiche di maggioranza che siedono in Parlamento, e che voteranno questa legge elettorale”. E in più, sottolinea, “si vieta di utilizzare la firma digitale: siamo venuti ogni settimana per chiedere al governo di realizzare la piattaforma per raccogliere le firme in formato digitale con Spid sui referendum e le leggi d'iniziativa popolare: il governo alla fine lo ha fatto, cioè ha attuato quello che prevedeva la legge, ma quello stesso diritto si vuole negare ai cittadini che vogliono e devono sottoscrivere le liste elettorali, è qualcosa di inaccettabile. Per questo motivo oggi ho scritto anche, con il massimo rispetto, al presidente della Repubblica Mattarella spiegandogli le ragioni della mia iniziativa, confidando che lui possa e sappia comprendere quanto questo è qualcosa che segnerebbe l'avvio della nostra democrazia a diventare qualcosa di diverso da una democrazia, e quando questo accade nella storia spesso accade nell'indifferenza, nel silenzio, nelle aule vuote come l'aula della Camera che oggi era completamente vuota, mentre il Governo metteva la fiducia”. (Roc)
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