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direttore Paolo Pagliaro

L. ELETTORALE: PASSA
VOTO PER FUORI SEDE

L. ELETTORALE: PASSA <br> VOTO PER FUORI SEDE

Dall’aula della Camera via libera con 214 sì e 126 astenuti all’articolo 8 della proposta di riforma della legge elettorale, che reca misure in materia di esercizio del diritto di voto da parte degli elettori fuori sede. L’articolo, introdotto in prima lettura alla Camera e modificato dal Senato, disciplina il voto degli elettori “fuori sede”, ovvero quelli temporaneamente domiciliati, per motivi di studio, lavoro o salute, in una regione diversa da quella di iscrizione elettorale, in occasione delle elezioni politiche ed europee, nonché dei referendum abrogativi e costituzionali. Una modifica introdotta al Senato estende tale facoltà anche ai caregiver familiari, che possono così esercitare il voto nel comune di temporaneo domicilio in occasione delle medesime consultazioni. La norma prevede l’istituzione, presso l’ufficio elettorale di ciascun comune, dell’elenco degli elettori fuori sede ammessi ad esercitare il proprio diritto di voto nel comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera e del Senato, per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia e per i referendum di cui agli articoli 75 e 138 della Costituzione. Inoltre, si stabilisce che gli elettori che per motivi di studio e di lavoro sono temporaneamente domiciliati in un comune situato in una regione diversa da quella in cui si trova il comune di iscrizione elettorale, possono chiedere, entro il 31 dicembre di ciascun anno, l’iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede affinché possano partecipare, nel comune di temporaneo domicilio, alle consultazioni  previste per l’anno successivo. A tal fine, è richiesto un periodo minimo di permanenza nel comune di temporaneo domicilio di almeno nove mesi. C’è poi una specifica disciplina per gli elettori che abbiano maturato la condizione di fuori sede successivamente al 31 dicembre. In tal caso, infatti, essi possono presentare richiesta di iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede entro trenta giorni dalla data di maturazione dei requisiti di fuori sede e comunque non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data della consultazione. Si prevede anche un’ulteriore disciplina concernente gli elettori fuori sede per motivi di salute, che per poter votare nel comune di temporaneo domicilio hanno facoltà di richiedere l’iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data della consultazione. Nel passaggio in Senato, sono state estese ai caregiver familiari le disposizioni per i fuori sede: il beneficio opera a condizione che l’elettore presti, per un periodo di almeno tre mesi, nel quale ricada la data di svolgimento di una delle consultazioni, attività di cura e assistenza in favore di persona sottoposta ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico o riabilitativo presso una struttura sanitaria situata in un comune di una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali l’elettore è iscritto: la richiesta di iscrizione nell’elenco degli elettori fuori sede deve essere presentata non oltre il quarantacinquesimo giorno antecedente la data della consultazione prevista per l’anno in corso. La medesima facoltà è, inoltre, riconosciuta ai genitori e ai familiari conviventi di un minore che, nel medesimo periodo, lo accompagnino o prestino analoga attività di cura e assistenza, qualora il minore sia sottoposto ad assistenza sanitaria, terapia o trattamento medico presso una struttura sanitaria situata in un comune di una regione diversa da quella di iscrizione elettorale.  Le forze di opposizione si sono astenute, non lesinando però critiche:  quella per il diritto di voto agli elettori fuori sede “è stata la prima proposta di legge che ho presentato insieme ad altri colleghi. In Italia ci sono 5 milioni di persone, il 10% dell'elettorato, che stanno lontano da casa per motivi di studio, di lavoro o di cura e che non possono votare. Quindi c'è una proposta che è ferma al Senato da 4 anni e non viene portata avanti. In questa legge elettorale si fa un piccolo passo avanti, estendendo il diritto anche ai caregiver, ma per noi ci sono dei limiti” afferma Valentina Grippo, deputata Azione. “Il primo limite – spiega Grippo - è che la platea è molto ristretta. Per esempio si considera caregiver solo chi si occupa di una persona che è ricoverata in una struttura fuori regione, mentre sappiamo benissimo che la cura molto spesso è domiciliare. Inoltre, la misura si applica ai genitori di ragazze e bambini con disabilità, ma poi a chi assiste un maggiorenne non si applica, quindi a nostro avviso la platea andava disegnata in modo più universale. Infine – conclude la parlamentare - ci sono molte farraginosità per poter esercitare questo diritto, come il doversi iscrivere prima. In un'epoca in cui le persone abbandonano il voto e c'è così tanta disaffezione, ci aspettavamo un passo un po' più coraggioso”. (Roc - Dsr)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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