Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

“VORREI CHE PUTIN
SOFFRISSE COME NOI”

“VORREI CHE PUTIN <br> SOFFRISSE COME NOI”

Un bilancio che nelle ore ha continuato a salire e che questa mattina, secondo diverse fonti, si è assestato a 28 morti, tra i quali figurano ben cinque bambini. È il raccolto mietuto dal raid missilistico compiuto ieri dalla Russia Pryluky, nella regione di Chernihiv, che ha visto la distruzione di un edificio residenziale che nemmeno la più agguerrita delle propagande potrà mai far passare per un obiettivo militare. L’ennesima strage ai danni della popolazione civile del paese invaso nel febbraio 2022 è giunta nel giorno del settantaquattresimo compleanno del presidente russo Vladimir Putin. “Da cristiana, non si può augurare la morte a qualcuno”, ha dichiarato al Kyiv Independent Olga, una residente di Pryluky di 41 anni che, come altre decine di persone, ha passato la notte assieme ai soccorritori seguendo ogni momento del pietoso recupero dei corpi dalle macerie del palazzo distrutto. “Ma vorrei – ha aggiunto - che potesse provare anche solo una minima parte di ciò che provano la nostra gente e i nostri figli. Vorrei che potesse provarlo, e che le persone intorno a lui potessero sentire ciò che provano i nostri figli”. 

UN ATTACCO SISTEMATICO E DEVASTANTE SU SCALA NAZIONALE. La tragedia di Pryluky non rappresenta un evento isolato, bensì il fulcro drammatico di un’offensiva aerea coordinata di vaste proporzioni. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che questo bombardamento faceva parte di un attacco “spregevole” condotto durante il giorno con “70 missili in totale, molti dei quali balistici”, armamenti particolarmente insidiosi poiché caratterizzati da elevate velocità di rientro e traiettorie che li rendono estremamente difficili da intercettare per i sistemi di difesa aerea. L'attacco ha visto anche l'impiego massiccio di droni kamikaze lanciati contemporaneamente contro ben 12 regioni del Paese. Oltre ai tragici fatti di Pryluky, la mappa delle vittime si è estesa a diversi altri centri urbani dell'Ucraina centrale e della capitale. Il presidente ucraino ha infatti segnalato due morti a Oleksandria e due a Kremenchuk, città situate nell'Ucraina centrale pesantemente colpite dalle incursioni. Altre quattro persone sono morte a Kiev, secondo quanto dichiarato dal sindaco Vitali Klitschko, a testimonianza di una pressione militare che punta a destabilizzare i grandi centri nevralgici.

LE GIUSTIFICAZIONI DI MOSCA E L'IMPATTO SULLE INFRASTRUTTURE CRITICHE. Di fronte alle accuse di aver preso di mira deliberatamente strutture civili, la versione ufficiale delle autorità russe segue una linea ormai consolidata. Il Ministero della Difesa di Mosca ha affermato che l'esercito avrebbe preso di mira impianti di assemblaggio e stoccaggio di missili da crociera, in particolare vettori Flamingo di fabbricazione ucraina, e droni a lungo raggio, soprattutto a Kiev e nella sua regione. Tuttavia, gli effetti sul terreno riflettono un pesante impatto sulla rete energetica e sui servizi essenziali della popolazione civile. Ieri sera, le interruzioni di corrente hanno fatto precipitare nell'oscurità alcune zone di Kiev, causando disagi alla circolazione stradale e interruzioni nell'approvvigionamento idrico nel quadrante occidentale della capitale. Questi disservizi evidenziano la persistente vulnerabilità della rete elettrica ucraina di fronte ad attacchi saturanti coordinati.

LA RISPOSTA UCRAINA NEL TERRITORIO NEMICO E I COMBATTIMENTI NELLE AREE OCCUPATE. Sul fronte dei territori ucraini controllati dalle forze russe, si registrano ugualmente vittime tra la popolazione; due persone, tra cui un adolescente, sono morte in attacchi aerei ucraini nella regione di Kherson – in parte sotto controllo russo – e altre due in un attacco di droni in un villaggio vicino alla città di Donetsk, secondo quanto riferito dalle autorità locali insediate dalla Russia. In parallelo, la strategia di Kiev continua a puntare al logoramento delle capacità logistiche ed energetiche profonde della Federazione Russa. Zelensky ha affermato che le “giuste risposte” dell'Ucraina ai bombardamenti russi hanno portato al danneggiamento di due impianti petroliferi e di un campo di addestramento nelle regioni di Perm, Samara e Astrakhan, nella Russia occidentale. Tale direttrice tattica mira evidentemente a dimostrare la capacità di ritorsione a lungo raggio e a colpire la catena di rifornimento del carburante destinato al fronte.

ANALISI MILITARE DELL'ISW: LA DINAMICA DEI FRONTI E LA RISTRUTTURAZIONE RUSSA. L'ultima valutazione dettagliata fornita dall'Institute for the Study of War (ISW) mette in luce aspetti cruciali della situazione strategica e operativa sul campo. Gli analisti del prestigioso think tank con sede a Washington evidenziano come le forze russe stiano continuando ad avanzare gradualmente nel settore di Pokrovsk e nelle aree limitrofe all'interno dell'Oblast di Donetsk, mantenendo un ritmo offensivo costante pur a fronte di perdite elevate. Il comando russo sembra concentrato nel tentativo di completare la conquista dell'intera regione di Donetsk prima dell'arrivo delle avversità meteorologiche autunnali e invernali. Inoltre, il rapporto dell'ISW sottolinea una progressiva riorganizzazione delle catene di comando e della logistica russa nei territori occupati. Tale ristrutturazione è finalizzata a contrastare la crescente efficacia dei raid di precisione ucraini contro i depositi di munizioni e le linee di comunicazione. Secondo l'istituto di analisi, la strategia russa a lungo termine rimane orientata all'esaurimento delle risorse difensive e della capacità industriale dell'Ucraina, sfruttando la superiorità numerica e la capacità di saturazione aerea con l'impiego combinato di missili e droni per intaccare il morale della popolazione e la stabilità delle infrastrutture civili.

POSIZIONI DIPLOMATICHE E SEGNALI DI NEGOZIATO. Sul piano politico-diplomatico, si registrano prese di posizione che meritano un'attenta lettura analitica. “L'Ucraina è pronta a diversi scenari di accordi per il cessate il fuoco, previa approvazione della Russia”, ha dichiarato ieri il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, utilizzando una formulazione che riflette appieno la consapevolezza che qualsiasi intesa reale deve rimanere subordinata a parametri di garanzia geopolitica e alla volontà politica del Cremlino. L'insistenza sulla condizionalità dell'approvazione russa ancora una volta punta a trasferire sul piano internazionale la responsabilità dell'eventuale stallo o prosecuzione delle ostilità, mantenendo ferme le richieste ucraine in materia di sovranità e sicurezza.

IL PRESSING DEL SENATO AMERICANO SUL NODO SANZIONI. A livello internazionale, le dinamiche legislative e diplomatiche a Washington continuano a esercitare un'influenza determinante sulle prospettive finanziarie e militari del conflitto. Un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha inviato una lettera formale al Segretario di Stato Marco Rubio e al Segretario al Tesoro Scott Bessent per esortare l'amministrazione guidata da Donald Trump ad applicare con massima fermezza le disposizioni contenute nella nuova legge sulle sanzioni contro la Russia — la Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act — prima del termine del 18 ottobre. Firmato tra gli altri dalla democratica Jeanne Shaheen e dal repubblicano Roger Wicker, il sollecito evidenzia come Mosca stia continuando ad adattarsi alle restrizioni internazionali, sfruttando intermediari finanziari in paesi terzi come Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti, e servendosi della cosiddetta “flotta ombra” per aggirare i tetti al prezzo del petrolio e finanziare la propria macchina bellica. I legislatori chiedono che il Dipartimento del Tesoro emani linee guida attuative severe entro la scadenza prevista, colpendo direttamente gli istituti bancari e le società estere che facilitano le transazioni commerciali e militari del Cremlino. Nella missiva, i senatori sottolineano come l'intensificarsi dei bombardamenti russi sulle città ucraine e il ricorso a truppe e forniture della Corea del Nord rendano improcrastinabile una stringente chiusura dei buchi normativi. La scadenza del 18 ottobre viene così vista dalle forze politiche statunitensi come un fondamentale banco di prova per misurare la reale aggressività strategica dell'amministrazione nell'usare le leve sanzionatorie economiche al fine di recidere i canali di sostentamento finanziario e tecnologico della guerra di Mosca. (8 OTT / deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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