Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

PENSIONE, LA “GENERAZIONE Z” È CONVINTA CHE NON LA RICEVERA'

L’ansia da pensione non ha confini. Dagli USA all’Italia, in tutto l’Occidente sempre più giovani si riconoscono nella cosiddetta “Generazione NERD”, ovvero la generazione “Never Ever Retiring Demographic”, che teme di non andare mai in pensione. Un fenomeno che coinvolge milioni di ragazzi in tutto il mondo, molti provenienti dall’Italia. Basta guardare i dati più recenti sul tema: se da un lato il report del britannico Pensions Policy Institute ha rilevato infatti che per il 46% della Gen Z la pensione non esisterà più quando si troverà a raggiungere l’età prevista per il ritiro. Per la tedesca Presse Portal il 51% dei ragazzi non crede che accederà in futuro a una pensione statale. Negli Usa il 2026 Planning & Progress Study ha rivelato che il 42% della Gen Z è certo di non arrivare pronto finanziariamente al momento della pensione. Passando all’Italia invece la Global Gen Z and Millennial Survey di Deloitte mostra che il timore di non arrivare alla pensione con un tenore di vita adeguato riguarda una quota di giovani superiore di circa 20 punti percentuali rispetto alla media globale: circa 6 giovani italiani su 10 dichiarano infatti di vivere stipendio dopo stipendio e temono di non riuscire a raggiungere l’età pensionabile con un livello di benessere economico soddisfacente. Per Valerio Marchetti, Ambassador di Fineco, la ragione principale che alimenta l’ansia da pensione è correlata alla mancanza di un’adeguata educazione finanziaria dei giovani. “Servono strumenti nuovi adatti ai tempi moderni e capaci di parlare il linguaggio delle nuove generazioni. Penso all’introduzione nei percorsi scolastici di un’ora obbligatoria di educazione finanziaria che deve diventare una materia a sé stante, ma anche alla diffusione di podcast, contenuti social e format brevi pensati per chi si informa su smartphone e sempre più spesso chiede consigli finanziari a un chatbot” racconta l’Ambassador. In questo contesto, il compito dei consulenti finanziari è affiancare le nuove generazioni fin dai primi risparmi, aiutandole a trasformare la paura legata agli anni della pensione in una pianificazione consapevole, che inizi il prima possibile. “Sta a noi ascoltare la persona che abbiamo davanti, rispettando quelle che sono le sue esigenze e i suoi valori, per costruire insieme un percorso che tenga conto degli obiettivi di vita” chiarisce Marchetti.  Quello della mancanza di una formazione adeguata in materia finanziaria è un tema confermato dall’ultima indagine 2026 di People’s Pension: il 47% dei giovani Gen Z (tra 18 e 27 anni) non si occupa attivamente della propria pensione e uno su 8 ha già smesso completamente di risparmiare per la pensione perché crede di dover lavorare per sempre. Il 36% attribuisce questa disaffezione a una comunicazione finanziaria inefficace, fatta di gergo tecnico e messaggi allarmistici. A pesare è anche l’alfabetizzazione finanziaria: il 70% dei Gen Z ha dichiarato che avrebbe risparmiato se avesse saputo che iniziare a versare a 20 anni potrebbe teoricamente raddoppiare il capitale per la pensione rispetto a iniziare a farlo a 30 anni. Eppure, secondo il Financial Literacy Report 2026 solo il 12% della Gen Z ottiene un punteggio elevato in termini di alfabetizzazione finanziaria, rispetto al 22% dei Baby Boomer.  In Italia il Governo sta lavorando a misure per ampliare la platea dei giovani che aderiscono alla previdenza integrativa. L’ultima relazione annuale della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (COVIP) ha svelato infatti che la percentuale degli iscritti alle pensioni complementari al di sotto dei 35 anni si ferma al 20,8%, e 4 giovani su 5 quindi ne sono completamente sprovvisti. Ma anche la previdenza complementare, da sola, rischia di non bastare: “L’adesione alla previdenza complementare è un passo utile, ma rischia di restare un gesto passivo se non è accompagnato da un aumento del livello di educazione finanziaria” continua Valerio Marchetti. “Iscrivere per legge un neoassunto a un fondo pensione non lo rende capace di valutare un comparto di investimento, di leggere un rendiconto o di capire perché conviene iniziare a versare a vent’anni e non a quaranta. Se non colmiamo questo divario, rischiamo che milioni di giovani si trovino a sessant’anni senza aver mai davvero costruito un secondo pilastro previdenziale”.

(red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

archivio

DALLE COMUNITA’
ITALIANE NEL MONDO

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola