Il Progetto I-CAN (Interpol Cooperation Against ‘Ndrangheta), iniziativa congiunta del Segretariato generale Interpol con il Dipartimento di Polizia di Stato italiano, rappresenta una piattaforma e un modello di eccellenza per il contrasto globale alla ‘ndrangheta che valorizza il sistema Italia nel mondo. Lanciato nel 2020 e, rinnovato fino al 31 dicembre 2027, il progetto, fino ad oggi, ha assicurato la cattura di 181 collegati alla ‘ndrangheta in 32 Paesi del mondo, di cui 70 latitanti. Inoltre sono state sequestrate ingenti somme di denaro, droga ed armi ed eseguite 95 estradizioni. In particolare, dal gennaio 2025, sono stati arrestati 78 ricercati, di cui 19 latitanti, in 15 Paesi, tra cui capi ed elementi di spicco catturati in Belgio, Colombia, Costa Rica, Spagna, Marocco e Germania e sono state implementate le attività con l’America latina, dove, nel 2025 sono stati arrestati quattro indagati, di cui due latitanti. Tra questi, tre presunti broker del narcotraffico sono stati fermati in Colombia. Il tutto a sostegno della forte accelerazione operativa di tutte le attività progettuali, sostenuta dal vice direttore generale della pubblica sicurezza prefetto Raffaele Grassi che ha partecipato ieri, a Roma, alla sesta riunione dello Steering Committee del Progetto I-CAN, co-presieduto dallo stesso Grassi e dal direttore esecutivo per le police capabilities del Segretariato generale Interpol Harald Arm, con la presenza del project leader primo dirigente della Polizia di Stato Simone Pioletti e di un dirigente del Bundeskriminalamt (BKA) tedesco, per valutare i risultati conseguiti e definire le linee strategiche future. A conclusione dell’incontro c’è stato il passaggio di consegne tra Simone Pioletti e il colonnello dell’Arma dei Carabinieri Giorgio Tommaseo. L’iniziativa sarà coinvolta nell’implementazione di diverse azioni operative della piattaforma EMPACT, tra cui quelle relative all’area balcanica, all’area dell’America latina, nella ricerca dei latitanti nonché nella possibile infiltrazione della criminalità organizzata nelle imprese, mentre sono in fase di organizzazione alcuni workshop info operativi incentrati sulla condivisione di expertise per l’intercettazione di comunicazioni criptate.
La ‘ndrangheta, ha ribadito Grassi, “è una delle più potenti e segrete holding poli-criminali transnazionali, broker mondiale del commercio della cocaina, specialmente tra il Sud America e l’Europa, ad oggi presente in almeno 85 Paesi del globo. Inoltre, la ‘ndrangheta rappresenta una minaccia di tipo ibrido, in quanto ha la capacità di infiltrarsi nel tessuto economico legale e nelle istituzioni degli altri Paesi e sfrutta le nuove e più avanzate tecnologie, dalle cripto-valute, all’intelligenza artificiale, per il riciclaggio”. Harald Arm ha aggiunto: “Il nostro lavoro nell’ambito dell’iniziativa I-CAN ha messo in luce la portata globale di questa rete criminale, che opera in oltre 85 Paesi. Non si tratta più di una questione regionale italiana, ma di una minaccia transnazionale che richiede una risposta internazionale coordinata. Di conseguenza, il Progetto si è ampliato da 8 a 28 Paesi, mentre INTERPOL continua a rafforzare la cooperazione internazionale per contrastare e smantellare queste reti in tutto il mondo”. Per Simone Pioletti, il progetto “con un approccio di tipo olistico, assicura lo scambio di informazioni e best practices, persegue lo smantellamento delle organizzazioni criminali, la localizzazione e la cattura dei latitanti, la ricerca, il sequestro e il recupero dei beni economico - finanziari riconducibili alla ‘Ndrangheta all’estero, anche attraverso l’utilizzo di specifici strumenti di asset tracing, quali le Silver notices Interpol. Inoltre, il Progetto vuole identificare nuove tendenze di infiltrazione della ‘Ndrangheta nell’economia legale e nelle Istituzioni e, individuare, analizzare e contrastare i nexus criminali della ‘Ndrangheta all’estero con altri sodalizi come la mafia balcanica e i cartelli sudamericani, tra cui il Primeiro Comando da Capital, il Tren de Aragua ed i cartelli messicani”. I Paesi membri del Progetto sono ad oggi 28, dislocati in quattro continenti ed uniti secondo il motto “All togheter against ‘Ndrangheta”. Oltre all’Italia, principale finanziatore, aderiscono Albania, Argentina, Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Francia, Germania, Lussemburgo, Malta, Messico, Paesi Bassi, Panama, Paraguay, Regno Unito, Romania, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Uruguay. Nella sesta riunione dello Steering Committee è stato autorizzato l’ingresso del Messico, Principato di Monaco e della Svezia e lo scorso anno hanno aderto ben 8 Paesi: Cile, Panama, Costa Rica, Lussemburgo, Principato di Monaco, Messico, Romania e Svezia. Il Crime Analysis File (CAF) del Progetto I-CAN, ad oggi conta oltre 137.000 entità censite, con un incremento dal 2025 del 110%, rispetto al periodo 2020-2024. Grazie alle attività di analisi, è stata elaborata una mappatura della ‘ndrangheta in ben 85 Paesi del mondo. Oltre 2500 operatori di Polizia dei Paesi partner hanno ricevuto specifica formazione tecnica. Dal 2025 ad oggi, il Progetto ICAN ha organizzato e coordinato 77 riunioni info-operative e strategiche in Italia ed all’estero, coinvolgendo i delegati di oltre 60 Nazioni. Inoltre, dal 2025, è in corso la formazione degli allievi funzionari dell’Accademia del BKA tedesco sulle più tecniche di investigazione. Dal 2025, è stata assicurata una proficua sinergia con altre iniziative a livello europeo come il Programma El PacCTO 2.0, i Progetti in area balcanica, @ON, la Silver Notice, ed è stato realizzato l’obiettivo strategico di assicurare la partecipazione del Progetto I-CAN alle azioni operative del programma EMPACT della Commissione europea, nei Paesi e nei settori di principale interesse della ‘ndrangheta. Il Progetto ICAN ha partecipato attivamente all’operazione internazionale di polizia ‘Atlas Nexus’, organizzato nel mese di luglio scorso, nell’ambito di EMPACT, che ha coinvolto i Paesi del centro e dell’America latina, assicurando la cattura di circa 500 soggetti collegati alla criminalità organizzata transnazionale, oltre al sequestro di centinaia di chili di stupefacenti ed ingenti beni oggetto di riciclaggio. Le attività che il Progetto I-CAN supporta finanziariamente, sono strategiche ed operative: sensibilizzazione e formazione delle autorità di polizia e giudiziarie dei vari Paesi, sul fenomeno ’Ndrangheta e sul relativo stato di penetrazione all’estero, analisi (con apposito database dedicato) e supporto operativo e coordinamento investigativo per i profili internazionali delle indagini degli Uffici Centrali Investigativi delle forze di polizia italiane, oltre che dei collaterali uffici di polizia stranieri, attraverso punti di contatto specifici in tutti i Paesi partner (28 ad oggi), stabiliti per assicurare un flusso info-operativo rapido e sicuro e con funzioni di ‘antenna’ per l’acquisizione di notizie ed avviare nuove investigazioni. In tutto si contano 12 workshop operativi. (9 ott - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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