In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il legame tra persone e animali domestici si conferma molto più di una semplice convivenza: un’amicizia quotidiana fatta di abitudini condivise e benessere reciproco. Lo raccontano i dati del National Dog Survey 2026, secondo cui il 96% dei proprietari ritiene che avere un cane faccia bene alla salute mentale mentre il 49% di chi ha un gatto, secondo il CATS Report, lo considera il motivo per alzarsi la mattina. Un beneficio, quello della “Pawsitivity”, ovvero l’effetto benefico a livello psicofisico che la presenza dei pet apporta all’uomo, che merita di essere ricambiato, rispettando però la natura di chi ci sta accanto per evitare il rischio di “umanizzazione”. “Amare un cane non significa trattarlo come una persona. È indispensabile per il benessere reciproco dargli ciò di cui ha davvero bisogno, dal gioco ai tempi di riposo, fino a un’alimentazione coerente”, spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir
Il 10 ottobre si celebra la Giornata Mondiale della Salute Mentale e, tra gli alleati del nostro equilibrio quotidiano, ce n’è uno che spesso dimentichiamo di citare: il nostro animale domestico. Il cane, tra i più diffusi al mondo insieme al gatto, non è più soltanto un animale da compagnia, ma un compagno di vita che condivide routine, spazi, decisioni e persino scelte professionali dei suoi umani. A raccontare quanto questo legame incida sulla vita di tutti i giorni è il National Dog Survey 2026 di Dogs Trust, la principale associazione britannica per la tutela dei cani: il 96% dei proprietari è convinto che avere un cane faccia bene alla salute mentale e l’82% dichiara di aver vissuto più interazioni positive con sconosciuti grazie a lui, il 90% dei proprietari lo tratta come parte della famiglia e il 72% lo considera addirittura un elemento chiave della propria identità. Un attaccamento che non riguarda soltanto i cani: secondo il CATS Report 2025 di Cats Protection, il 92% dei proprietari considera il proprio gatto parte della famiglia, il 74% dice che gli porta gioia e il 49% che gli dà un motivo per alzarsi la mattina. Secondo un nuovo studio del Mather Institute, inoltre, il possesso di un animale domestico può migliorare il benessere fisico, psicologico e sociale delle persone anziane che vivono da sole: su 900 over 55 che vivono da soli, il 76% riferisce un miglioramento del benessere emotivo grazie ai propri animali, il 62% una riduzione dello stress e il 45% un aumento dell’attività fisica. Quasi la metà indica inoltre che gli animali aiutano a ridurre la solitudine. Tutti benefici legati alla “Pawsitivity”, ossia l’insieme di tutti i benefici a livello psicologico e fisico che la presenza nella vita quotidiana dei pet apporta all’essere umano: un effetto evidenziato da una ricerca della University of Maryland e protagonista nei giorni scorsi anche sul Washington Post che ne ha sottolineato i benefici per i bambini malati di cancro in corsia. È quanto emerge da un monitoraggio condotto dallo Schesir Respect My Nature Index su un ampio panel di testate internazionali e indagini di mercato, coinvolgendo anche esperti del settore.
A confermare quanto il legame con un animale incida sull’equilibrio emotivo è anche la voce degli psicologi: la dottoressa Melissa Peskin, psicologa e docente del NewYork-Presbyterian/Weill Cornell Medical Center ha ricordato sul portale Health Matters come ad esempio, secondo uno studio pubblicato su Science, quando cani e padroni si guardano negli occhi i livelli di ossitocina, soprannominata “ormone dell’amore” perché contribuisce a creare legami e fiducia tra le persone, possono aumentare fino al 130% nei cani e nei padroni fino al 300%. Proprio la forza di questo legame può trasformarsi però in un rischio quando l’affetto diventa umanizzazione forzata. Negli ultimi anni non è cambiato solo il modo con cui ci si rivolge al proprio animale, con espressioni come “fur-baby” o “fur-child” (bambino di pelliccia), usate dal 32% dei proprietari, divenute comuni quanto “best friend”. Secondo un recente sondaggio YouGov su 2.149 adulti statunitensi, per il 64% è accettabile vestire il cane e per più di un proprietario su 2 portarlo in passeggino o chiamarlo “figlio”. Trattare il cane o il gatto come una persona significa spesso attribuirgli bisogni, gusti ed emozioni che sono nostri, con conseguenze concrete sul benessere psicofisico del pet. “Considerare il cane un amico non significa trattarlo come un essere umano – spiega il dott. Vittorio Saettone, veterinario ed Head of R&D&QA di Schesir, realtà italiana leader a livello globale nella nutrizione naturale per cani e gatti – Rispettare la sua natura significa permettergli di esplorare il mondo attraverso l’olfatto, concedergli tempi di scarico dello stress e non forzare interazioni sociali quando necessita di spazio. È così che il benessere diventa reciproco: il tempo che dedichiamo al nostro animale fa bene a noi, ma fa bene anche a lui, purché sia un tempo di qualità, pensato attorno alle sue esigenze etologiche e non solo alle nostre. Una passeggiata senza fretta, un momento di gioco, le coccole che il gatto sceglie di venire a cercare: sono occasioni in cui cani e gatti si rilassano, si sentono al sicuro e si fidano di noi, e un animale sereno contribuisce all’equilibrio della nostra giornata. È una scelta quotidiana, che parte da piccoli gesti e dalla volontà di guardare il nostro animale per quello che davvero è”.(red)
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