Il Premio Nobel per l’economia va agli americani Robert E. Hall, professore alla Standford University, e Michael Woodford, della Columbia University, “per i fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica”. Ad annunciarlo è Ellen Moons, segretaria generale dell’Accademia Reale Svedese delle Scienze, che quest’anno in sinergia con la banca centrale della Svezia, ha deciso di assegnare il premio ai due statunitensi perché “hanno dimostrato come i modelli economici possano essere ricostruiti per dare nuovo slancio alla politica di stabilizzazione”. “Anziché basare i modelli sui legami statistici tra variabili macroeconomiche, quali l’inflazione, la produzione e i consumi – spiega il comitato che conferisce l’onorificenza -, hanno scelto di costruirli su basi microeconomiche. Ciò comporta la comprensione di come l’insieme delle singole famiglie e delle imprese influenzi l’economia attraverso le proprie azioni”. Un elemento centrale di questi modelli, spiega l’Accademia Reale Svedese delle Scienze, è che “le famiglie e le imprese adottano una prospettiva lungimirante quando prendono decisioni relative al risparmio o ai prezzi dei prodotti. Quando i governi e le banche centrali comunicano i propri piani di politica economica, possono influenzare questa visione del futuro e indirizzare l’economia nella giusta direzione”. In quest’ottica, “sin dalla loro introduzione, i nuovi modelli si sono rivelati estremamente utili nell’affrontare le recessioni economiche che ci hanno colpito”. “È un enorme onore e una sorpresa, ne sono molto felice”, è il commento al telefono di Woodford. “Non credo che le mie ricerche siano motivate da una specifica agenda politica – afferma rispondendo ad alcune domande -. C’è stato piuttosto un tentativo di migliorare la fondamenta per la discussione dell’economia politica e anche di contribuire alla loro comprensione da parte del pubblico”. I leader, ne è convinto Woodward, non dovrebbero limitarsi ad applicare gli schemi economici sulle persone ma è fondamentale anche “creare un framework che consenta ai governi di comunicare all'opinione pubblica ciò che stanno facendo". Parlando delle “più gravi minacce” che pesano attualmente sull’economia, “non ho una lista breve – ammette -, ma l’economia può essere sconvolta da molti tipi di eventi e spesso quelli non strettamente economici nella loro natura hanno gli effetti più devastanti”. L’esempio è quello della guerra in Medioriente che “ha chiaramente sconvolto il mercato mondiale dell’energia” e “i prezzi dell’energia”, cosa che “ha effetti su altri aspetti dell’economia e questo è vero in molte parti del mondo”. (12 ott-mol)
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