Agli inizi del 2026 in Guatemala il presidente Bernardo Areval aveva dichiarato lo stato di emergenza nazionale in risposta alle rivolte nelle carceri e ai ripetuti attacchi dei narcotrafficanti contro le forze di polizia Questa misura è terminata a metà febbraio con una misura meno restrittiva e limitata ad alcuni dipartimenti del paese. La situazione generale dell’ordine pubblico rimane comunque fragile mentre si intensificano le operazioni antidroga; tra queste, il recente smantellamento di un grande laboratorio per la produzione di cocaina nella provincia di San Marcos.
Il Guatemala è uno dei paesi dell’America Latina che più ha conosciuto crisi, ingiustizie e sviluppo disordinato negli ultimi decenni. La democrazia è una “novità” degli ultimi trent’anni anni da quando, cioè, terminò la guerra civile tra governi autoritari di destra e guerriglieri di sinistra. Una guerra che ha causato decine di migliaia di vittime tra militari, ribelli, indigeni Maya perseguitati negli anni Settanta e Ottanta. Un conflitto terminato con l’accordo di pace sottoscritto a Città del Guatemala il 29 dicembre 1996 che tuttavia ha lasciato irrisolti molti problemi: bassi salari, tutela della salute nelle zone contadine, violazione dei diritti umani. Si può, allora, ben comprendere come anche in Guatemala il denaro del narcotraffico abbia determinato preoccupanti fenomeni corruttivi nel settore della pubblica amministrazione, tali da portare, in passato, a un ordine di cattura nei confronti dell’ex presidente Alfonso Portillo accusato di corruzione e riciclaggio.
Ai rapporti di “lavoro” già eccellenti con i colombiani , si sono aggiunti quelli con i narcos messicani divenuti, negli ultimi anni, burrascosi per il tentativo della criminalità guatemalteca di mettersi in proprio nel commercio della cocaina, con i messicani intenzionati ad esapendersi in particolare nella confinante regione del Peten. Risalgono al marzo del 2008 i primi violenti scontri tra i sicari del cartello di Sinaloa e i membri del cartello di Zacapa con un bilancio di 44 morti in pochi mesi. Nel mercato delle droghe opera il cartello di Sayaxchè con “sedi” nel Peten, Coban e Izabal; quello dei Mendoza , nella parte nord del paese, il “cartello di Luciano”, con basi in Santa Lucia, Cosulmanguapa, e nella costa sud. A queste organizzazioni più strutturate, continuano ad affiancarsi piccoli gruppi.
Nel paese ci sono estese coltivazioni di papavero da oppio (si parla di oltre un migliaio di ettari) in particolare nella zona occidentale di San Marcos e Huethemango mentre la marijuana è coltivata nella regione del Peten. La situazione generale, dunque, è quella di forte preoccupazione per le alleanze che si sono venute sviluppando tra i cartelli messicani, colombiani e guatemaltechi, con alcuni organi di informazione particolarmente critici nei confronti del Governo ritenuto responsabile di una politica sulla sicurezza carente (23 omicidi ogni 100mila abitanti, tasso che ne fa una delle aree più violente del mondo).





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