Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

DPFP E SCOSTAMENTO,
VIA LIBERA DA CAMERE

DPFP E SCOSTAMENTO, <BR> VIA LIBERA DA CAMERE

Semaforo verde, da entrambe le Camere, alle risoluzioni di maggioranza sullo scostamento di bilancio chiesto dal Governo e sul Documento programmatico di finanza pubblica. “Questo governo non ha creato nuovo debito, ha semplicemente ereditato”. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, rivendica la linea di prudenza e rigore dell’esecutivo sul Dpfp. “Il nuovo debito che si è creato deriva dal pagamento degli interessi sul vecchio debito”, ha aggiunto, sostenendo che la richiesta di ricorrere a una deroga non compromette il mantenimento dell’avanzo primario, uno degli obiettivi che il governo ha sempre rivendicato. “Una caratteristica la rivendico e la rivendico con orgoglio: quella della prudenza e del rigore”, ha detto Giorgetti, spiegando che l’approccio dell’esecutivo non è dettato soltanto dal rispetto delle regole europee, ma dalla necessità di “garantire la sostenibilità del nostro debito”. Venendo ai numeri, il documento, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre,  rivede al rialzo per il 2026 la crescita all'1% mentre il rapporto deficit/Pil si attesta al 2,9%. Per quanto riguarda lo scenario programmatico si prevede un indebitamento netto, incluso l'utilizzo della Nec (National escape clause, ndr), pari al 3,4% per il 2027, al 3,2% per il 2028 e al 2,3% nel 2029. Escluso l'utilizzo della Nec, invece, l’indebitamento netto si prevede al 2,8% per il 2027, al 2,6% per il 2028 e al 2,3% nel 2029. Negli anni successivi il tasso di crescita programmatico del Pil si attesta allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028, allo 0,8% nel 2029. In merito al debito pubblico programmatico, invece, questo si prevede al 138,1% a fine 2026, al 138,5% nel 2027, per poi scendere al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029.  In attuazione di quanto previsto dagli atti di indirizzo approvati lo scorso 5 agosto dal Parlamento, il Governo ha presentato alla Commissione europea, il 10 settembre, la richiesta di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia in relazione alle maggiori spese per l'energia e la sicurezza. Le risorse, per un valore complessivo fino a circa 29 miliardi nel biennio 2027-28, sono pari, per ciascuna delle clausole, a circa lo 0,3% annuo del Pil. Giorgetti ha richiamato in particolare il peso degli interessi passivi, che per il prossimo anno ammonterebbero a circa 100 miliardi di euro. “Il mio collega tedesco ne ha solo 60-65…”. Il ministro ha quindi richiamato la crisi del debito a livello internazionale, rivendicando però la credibilità maturata dall’Italia, che avrebbe consentito di raccogliere la proposta di attivazione di una clausola di deroga, limitata anche agli interventi per la sicurezza energetica. “Siamo ancora oggi in discussione per capire come e dove si possa utilizzare in modo più utile per il sistema Italia”, ha spiegato, precisando che l’obiettivo è affrontare una situazione eccezionale senza compromettere l’avanzo primario. Il responsabile dell’Economia ha affrontato anche il tema della competitività europea, sostenendo che il divario rispetto ai concorrenti internazionali è amplificato da alcune scelte adottate in Europa. Secondo Giorgetti, le imprese europee devono rispettare normative ambientali e diritti dei lavoratori mentre competono con sistemi produttivi che non sono sottoposti agli stessi vincoli e che possono beneficiare di sussidi pubblici. Per questo, ha detto, l’Italia ha chiesto nelle sedi internazionali una revisione delle regole del Wto, affinché dal principio del “free trade” si passi a quello del “fair trade”. In caso contrario, ha avvertito, il rischio è che prevalga “la legge della giungla, la legge del più forte”, a svantaggio delle imprese e dei cittadini europei. Critiche dalle opposizioni: “Il governo ci ha consegnato un documento che sostanzialmente dice: non sappiamo cosa succederà, l’unica cosa certa è che andremo peggio del previsto. È giusto, ma un grande Paese come l’Italia non può navigare a vista” ha detto in aula in dichiarazione di voto sul Dpfp il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, che ha aggiunto: “Non possiamo permetterci di tirare a campare sperando che passi la nottata, serve una rotta, serve coraggio politico, ma soprattutto serve dire la verità”. “La verità - ha proseguito il parlamentare dem - è che l’Italia è ferma, che la crisi energetica arriva su un sistema già fragile, che il modello produttivo va cambiato, non difeso, che senza riforme strutturali anche i risultati sui conti pubblici restano precari”. (Sis – Roc – Dsr)        

(© 9Colonne - citare la fonte)
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