Un “secondo di recupero” aggiunto all’orologio per far combaciare l’ora esatta degli orologi atomici con quella della rotazione della Terra. È questo, in estrema sintesi, il cosiddetto “secondo intercalare”: quell'aggiustamento temporale che da oltre mezzo secolo, di tanto in tanto, regala un secondo in più a una giornata per non far disallineare l'ora civile dal ciclo del Sole. Ora però questo “secondo fantasma” sembra avere… i minuti contati. La comunità scientifica internazionale si appresta infatti a votare domani il suo definitivo accantonamento, segnando una svolta storica per il Tempo Coordinato Universale (UTC).
IL DILEMMA TRA OROLOGI ATOMICI E ROTAZIONE TERRESTRE. La necessità di questo micro-aggiustamento nasce dal divario tra due modi diversi di misurare lo scorrere del tempo: da un lato gli orologi atomici, che dal 1967 definiscono il secondo con precisione assoluta basandosi sulla fisica della materia; dall’altro il pianeta Terra che, ruotando attorno al proprio asse, non è un cronometro perfetto. L’attrito delle maree, i movimenti del nucleo terrestre e persino i cambiamenti climatici modificano impercettibilmente la velocità di rotazione del pianeta. Per evitare che l'ora segnata dai nostri orologi finisse per allontanarsi progressivamente dall'andamento effettivo dell'alternarsi di giorno e notte, nel 1972 fu introdotto il secondo intercalare. Gestito dall'IERS (International Earth Rotation and Reference Systems Service), viene applicato ogni volta che lo scarto tra tempo atomico e tempo astronomico si avvicina a 0,9 secondi. Nelle notti del 30 giugno o del 31 dicembre, la sequenza oraria dei sistemi digitali di tutto il mondo ha visto così comparire un'ora insolita: le 23:59:60, un secondo extra prima dello scattare della mezzanotte.
IL TIMORE DEL “SECONDO NEGATIVO” E I RISCHI PER LA RETE. Negli ultimi decenni, tuttavia, ciò che era nato come un rimedio per far combaciare astronomia e orologi si è trasformato in un incubo per le infrastrutture tecnologiche. La mancanza di una cadenza fissa e la difficoltà di sincronizzazione hanno causato in più occasioni guasti ai server, blocchi di piattaforme online e anomalie nei sistemi di navigazione satellitare o nelle transazioni finanziarie. Ad accelerare l'addio ha contribuito anche un fenomeno recente: la Terra ha registrato fasi di rotazione leggermente più rapide. Con le regole attuali, ciò avrebbe potuto costringere gli scienziati a introdurre per la prima volta un “secondo intercalare negativo”, ovvero la sottrazione di un secondo dagli orologi (passando direttamente dalle 23:59:58 alle 00:00:00). Un salto all'indietro mai provato prima che, secondo i tecnici della rete, rischiava di mandare in cortocircuito i software di mezzo mondo.
LA SVOLTA IMMINENTE. Per scongiurare il caos digitale, la riunione internazionale prevista per domani punta a stabilire che la scala temporale dell'ora ufficiale diventi continua, lasciando che le minuscole differenze tra orologi atomici e rotazione della Terra si accumulino liberamente. Poiché prima che questo disallineamento diventi percepibile nella vita quotidiana (pari ad esempio a un'intera ora) serviranno secoli se non millenni, la decisione consentirà di garantire la totale stabilità delle reti informatiche e delle comunicazioni globali, lasciando alle generazioni future il compito di gestire le discrepanze astronomiche su lunghissima scala. (14 OTT – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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