C'è un limite sottile, spesso invisibile, che separa il dolore per la perdita di un compagno a quattro zampe dalla gogna surreale del raggiro telematico. È il terreno fertile in cui fioriscono i sedicenti professionisti dell'“Animal Communication”, una pratica che promette di riannodare i fili spezzati tra i vivi e i defunti a suon di videochiamate, trance simulate e tariffe comprese tra i 150 e i 200 euro a seduta. Una zona d'ombra legale ma eticamente scivolosa, finita al centro delle cronache dopo le denunce raccolte dall'Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente (AIDAA) a seguito di una truffa tanto spudorata quanto tragicomica.
Il meccanismo, segnalato da diverse persone raggirate nelle province di Ancona, Foggia e Alessandria, sfruttava la fragilità emotiva di chi fatica a elaborare il lutto per la scomparsa del proprio cane o gatto. Il copione prevedeva il pagamento anticipato tramite canali digitali, seguito da una messa in scena in cui il finto medium, fingendosi sprofondato in un contatto telepatico con l'aldilà animale, avrebbe dovuto far ascoltare ai padroni in lacrime l'inconfondibile abbaio o miagolio dell'amato defunto.
Il paradosso dell'accaduto, capace di trasformare il dramma della disperazione in un involontario sketch farsesco, si è consumato quando la tecnologia e la distrazione hanno tradito i truffatori. In almeno tre distinte occasioni, anziché riprodurre il latrato dell'animale perduto, il presunto sensitivo ha trasmesso per errore l'inequivocabile raglio di un asino. Un cortocircuito sonoro che ha immediatamente squarciato il velo della trance, facendo scattare i sospetti dei clienti e spingendoli a rivolgersi all'associazione animalista per formalizzare le denunce alle autorità competenti. (16 OTT – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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