Per più di 8 italiani su 10 le priorità del settore del gioco sono la prevenzione della dipendenza, la tutela di minori e ragazzi e il contrasto al gioco illegale, ma il 59% giudica ancora inadeguato ciò che oggi viene fatto per prevenire e contrastare i disturbi da gioco d’azzardo. È quanto emerge dall’Osservatorio sulla comunicazione nel gioco, realizzato da Fondazione FAIR con Ipsos Doxa, e presentato questa mattina a Roma nel corso del FAIR Forum, la giornata di confronto che ha riunito istituzioni, autorità di settore, mondo accademico e imprese attorno al tema della comunicazione del gioco responsabile. Sono intervenuti tra gli altri rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dell’AGCOM e dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, insieme ai vertici di Fondazione FAIR. La ricerca, illustrata nel corso del Forum da Ilaria Ugenti, Reputation Leader di Ipsos Doxa, nasce per capire quanto i messaggi utilizzati oggi da istituzioni e operatori riescano realmente a far conoscere rischi, strumenti di tutela e comportamenti utili a prevenire situazioni problematiche, tra gli obiettivi principali delle azioni di Fondazione FAIR. Per quanto riguarda l’efficacia degli strumenti, più di un terzo della popolazione mette al primo posto i limiti di spesa e di tempo per giocata, seguito da autoesclusione e pause di gioco; importanti anche il monitoraggio e l’individuazione precoce dei comportamenti a rischio, supporto psicologico per i giocatori a rischio e per i loro familiari. La ricerca fotografa un’opinione pubblica che guarda al settore con alcune riserve soprattutto per quanto riguarda il digitale che viene associato spesso a maggiore accessibilità, ingresso al gioco in età più giovane e maggiore rischio di dipendenza. Percezione in parte bilanciata dalla convinzione che l’industria sia oggi più impegnata contro l’illegalità e a favore di un gioco responsabile. Resta però bassa la familiarità con il tema: solo il 41% degli italiani dichiara di sapere davvero cosa sia il gioco responsabile, contro un 44% che dichiara di conoscere l’argomento solo a grandi linee e un 15% che non lo conosce affatto. La percentuale di chi sa poco o nulla sale al 56% se si fa riferimento al Decreto legislativo n. 41 del 2024 sul riordino del settore dei giochi online che ha introdotto per le aziende l’obbligo di implementare misure per la tutela e la protezione del giocatore. Il messaggio più netto che emerge dall’indagine riguarda proprio la comunicazione. Per gli intervistati, perché sia efficace deve essere chiara, concreta e rivolta a tutta la popolazione, non solo a chi gioca: mettere in evidenza i rischi reali e indicare azioni e strumenti facilmente accessibili – limiti di spesa e di tempo, pause di gioco, autoesclusione – per intervenire prima che un comportamento diventi problematico. Un quadro da cui, per Fondazione FAIR, emerge una indicazione chiara: ripensare la comunicazione sul gioco significa spiegare meglio i rischi, far conoscere gli strumenti di protezione e raggiungere le persone prima che si manifestino comportamenti problematici. "Questa giornata conferma la centralità della comunicazione nel gioco responsabile – ha sottolineato Stefano De Vita, Direttore Generale di Fondazione FAIR, chiudendo i lavori del Forum – Prevenire significa prima di tutto conoscere i comportamenti delle persone e trasformare l'informazione in consapevolezza reale, dando a chi gioca strumenti concreti e messaggi coerenti con ciò che le aziende fanno davvero. È così che si costruisce una cultura della prevenzione che arrivi nelle famiglie, nelle scuole e nei contesti digitali. Ma serve anche coraggio, quello di dialogare con chi non la pensa come noi e, quando è necessario, di rinunciare a un'opportunità di ricavo se entra in conflitto con la tutela di una persona". (17 ott-red)
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