In Italia circolano circa 45 milioni di auto private per 60 milioni di abitanti, con una percorrenza media di appena 8.000 chilometri all’anno per veicolo, a fronte di circa 22.000 taxi e 8.000 veicoli in car sharing, pari complessivamente ad appena lo 0,07% del parco auto privato. A Milano, il 50% delle automobili è parcheggiato su strada, occupando complessivamente circa 5 milioni di metri quadrati di spazio pubblico. Inoltre, secondo una rilevazione effettuata nel capoluogo lombardo nel marzo 2022, nelle ore di punta risulta attivo soltanto l’8% del parco auto privato cittadino. Numeri – riferiti ad uno studio realizzato dal Politecnico di Milano - che evidenziano i limiti dell’attuale modello di mobilità individuale e le opportunità offerte dalla guida autonoma per favorire il passaggio dalla proprietà dell’automobile alla mobilità come servizio. È questo uno degli scenari illustrati in occasione del convegno “Guida autonoma: dalla sperimentazione a una mobilità nuova. Tecnologie, regole e impatti per l’integrazione nei sistemi di trasporto”, che si è tenuto a Roma, in cui si è parlato dello sviluppo tecnologico internazionale che conferma la progressiva maturazione del settore. Secondo i dati dell’International Energy Agency, nel 2025 circa la metà delle nuove automobili vendute nel mondo dispone di sistemi di automazione di Livello 2, capaci di gestire contemporaneamente sterzo e velocità sotto la supervisione del conducente, contro meno dell’1% di dieci anni prima. Parallelamente, robotaxi elettrici con automazione di Livello 4 operano già commercialmente in oltre 20 città, all’interno di aree e condizioni operative definite. La competizione internazionale è già entrata nella fase industriale, con Stati Uniti e Cina in posizione avanzata nello sviluppo e nella diffusione commerciale dei robotaxi. Per l’Europa, la sfida è accelerare l’innovazione e preservare il controllo sulle componenti strategiche della mobilità del futuro, evitando di diventare prevalentemente un mercato di destinazione per tecnologie sviluppate altrove. Il rapporto “Mapping the Automated Mobility Ecosystem” del Joint Research Centre della Commissione europea analizza 122 servizi di mobilità automatizzata, 937 imprese e 1.940 relazioni tra componenti e fornitori. Nell’ecosistema censito, le relazioni riconducibili a fornitori con sede nell’Unione europea rappresentano circa il 18% del totale, coinvolgendo 165 imprese europee. A fronte di competenze consolidate nella connettività, nella cybersecurity e nelle comunicazioni V2X, l’Europa presenta una presenza più debole negli ambiti a maggiore intensità software, tra cui intelligenza artificiale, infrastrutture cloud e sviluppo completo dei sistemi di guida automatizzata. La questione riguarda dunque non soltanto la diffusione dei veicoli autonomi, ma anche la sovranità tecnologica e la capacità di trattenere in Europa una quota significativa della nuova catena del valore. Sul fronte normativo, Germania, Francia e Croazia hanno già introdotto quadri legislativi che consentono, a determinate condizioni, la circolazione di veicoli autonomi di Livello 4 senza conducente a bordo in aree definite.
Un ulteriore passo verso la diffusione su scala europea arriva dall’iniziativa EU Testbed for the Deployment of Automated Vehicles. Sono già 22 i Paesi, tra cui 21 Stati membri dell’UE e la Norvegia, che hanno sottoscritto una dichiarazione d’intenti per rafforzare la cooperazione nello sviluppo della mobilità autonoma. L’iniziativa punta, nel periodo 2026-2029, ad armonizzare i principi regolatori e le procedure autorizzative, favorire la diffusione delle sperimentazioni di successo e rafforzare l’ecosistema europeo, con applicazioni che spaziano dal trasporto pubblico alla logistica e alla mobilità condivisa. Il passaggio dai progetti pilota a servizi integrati e replicabili richiede tuttavia un’evoluzione che non riguarda soltanto la tecnologia, ma anche le infrastrutture, la connettività, lo scambio di dati e la definizione di regole e responsabilità comuni. L’Europa dispone già di una significativa base di ricerca e sperimentazione. Tra giugno 2023 e dicembre 2025, il portafoglio della Partnership europea CCAM ha riunito 38 progetti Horizon Europe, di cui 27 impegnati in test e dimostrazioni con circa 135 veicoli, oltre 115.000 chilometri percorsi in condizioni reali e 43 siti dimostrativi. Undici città hanno avviato o preparato servizi di mobilità connessa, cooperativa e automatizzata, mentre le prime attività di implementazione hanno interessato tre aree della rete TEN-T.
Risultati concreti relativi al trasferimento delle tecnologie di guida autonoma dal laboratorio al mercato arrivano anche da Torino, dove la sperimentazione della navetta autonoma AuToMove, condotta da GTT tra ottobre 2025 e marzo 2026, ha trasportato circa 1.000 passeggeri in 100 giorni di servizio, senza registrare incidenti e percorrendo l’89,1% dei chilometri in modalità autonoma. Come illustrato da Elena Deambrogio, responsabile Promozione Innovazione Aperta, Rapporti con le Imprese e Mondo della Ricerca della Città di Torino, positivo anche il riscontro degli utenti, con il 91% di giudizi favorevoli sulla puntualità e l’87,9% sulla percezione di sicurezza a bordo. L’esperienza si inserisce nel Living Lab ToMove, che ha mobilitato oltre 10 milioni di euro di finanziamenti per lo sviluppo e la sperimentazione di nuove soluzioni di mobilità connessa e automatizzata. La sperimentazione ha evidenziato anche i nodi ancora aperti: durante il servizio sono stati necessari 565 passaggi alla guida manuale, pari a 0,6 per chilometro, soprattutto per ostacoli e situazioni esterne al dominio operativo del veicolo. Il traffico misto resta infatti uno degli ambiti più complessi, mentre il dialogo tra mezzo e infrastruttura connessa consente di gestire autonomamente anche passaggi critici, come gli incroci semaforici. Inoltre, resta centrale il tema della fiducia: il 26% degli intervistati ha dichiarato che non utilizzerebbe un veicolo autonomo senza un operatore a bordo, a conferma che il coinvolgimento dei cittadini deve accompagnare la sperimentazione fin dalla fase di progettazione. Tra le prospettive applicative è stata data evidenza anche a due modelli sviluppati dal Politecnico di Milano, che ha preso parte al convegno con l’intervento di Sergio Matteo Savaresi, professore ordinario di Automazione nei veicoli. Si tratta nel dettaglio di Robo-Sharing, un servizio di car sharing nel quale l’automobile raggiunge autonomamente l’utente, che successivamente assume la guida del mezzo, mentre al termine del viaggio il veicolo può parcheggiarsi autonomamente; e di Robo-Caring, un servizio di navetta autonoma a chiamata, porta a porta e multipunto, progettato per facilitare gli spostamenti di anziani, persone con mobilità ridotta e soggetti vulnerabili. Quest’ultima applicazione assume particolare rilevanza in un Paese come l’Italia, dove gli over 65 rappresentano il 24,6% della popolazione. La guida autonoma può quindi diventare anche uno strumento per migliorare l’accessibilità dei trasporti e rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia. (20 ott – red)
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