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Le “cittadelle della solidarietà” nel recupero dei tossicodipendenti

Le “cittadelle della solidarietà” nel recupero dei tossicodipendenti

di Piero Innocenti

Il 23 ottobre nella comunità di San Patrignano, promosso dai governi di Italia e Francia cofondatori della “Coalizione Europea contro le Droghe”, ci sarà un incontro dedicato alla prevenzione e al recupero dalle dipendenze. Una importante iniziativa - è prevista anche la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni- che riaccende i riflettori mediatici sulle comunità terapeutiche di sostegno alle persone che affrontano percorsi di recupero, vere “cittadelle della solidarietà” per restituire fiducia e nuove prospettive di vita a molti giovani che chiedono aiuto.
Diversi anni fa, prestando servizio alla Direzione Centrale per i Servizi Antidroga (Dipartimento della Pubblica Sicurezza), ebbi l’incarico di seguire anche la prevenzione inserendo in tale attività una serie di visite alle comunità terapeutiche per i tossicodipendenti; complessivamente feci una quindicina di visite in strutture gestite da laici e religiosi trovando sempre mondi di grande umanità e attenzione.
Non dimentico, però, che nella fase iniziale - quando le comunità si stavano costituendo - rappresentarono una “seria” preoccupazione per la cultura accademica e medica. “Tanto non si guarisce, tanto prima o poi ci si ricade”, era quanto sostenevano gli esperti, i professionisti, le associazioni di psicologi e psichiatri, i medici. In realtà, invece, le comunità con un approccio esperienziale e sperimentale, hanno elaborato terapie e metodologie rivelatesi poi efficaci. Solo la comunità terapeutica offre ai tossicodipendenti l’ambiente idoneo, il contesto valido di supporto con il quale poter affrontare serenamente, riducendole al minimo, le sofferenze e le difficoltà della disintossicazione.
La realtà delle comunità terapeutiche italiane di riferimento è peraltro estremamente eterogenea. Da un lato abbiamo quelle fondate da religiosi e dall’altro le fondazioni di laici, per cominciare dalla differenza più vistosa. Inoltre, alcune pongono l’accento sul fattore psicologico come elemento base della devianza da curare, altre sul fattore lavoro; alcune lasciano al loro interno una discreta libertà, altre impongono dei ferrei controlli; infine, in alcune prevale il lavoro di equipe, in altre il leader è il perno di riferimento centrale della comunità stessa.
Tali differenze (e non sono le sole) sono tutto sommato naturali, se si pensa che le comunità sono nate, via via, come espressione diretta della volontà di singoli individui e non di un organico progetto sociale. L’attività di San Patrignano, per esempio, ebbe inizio nel 1979 e le prime accoglienze avvennero all’insegna dell’improvvisazione ma dietro la spinta di un chiaro proposito: dare una mano a chi chiedeva di essere aiutato e per affrontare il problema il fondatore della comunità Vincenzo Muccioli (morto nel 1995) riteneva che ogni mezzo fosse buono purché si raggiungesse lo scopo e, quindi, anche il ricorso a sistemi coercitivi nella fase critica di astinenza dalla droga. Il riferimento costante era, comunque, alla solidarietà, all’amicizia, al lavoro. Sempre nel 1979 toccava a Don Pierino Gelmini ( una sacerdote di una straordinaria carica umana) fondare la comunità Incontro a Molino di Silla, nei pressi di Amelia (Terni). Ricordo ancora il messaggio ben visibile riportato su un vecchio asse di legno all’ingresso della comunità “Benvenuti nella valle della speranza” e all’interno, ritratti sopra una parete, i dieci principi contenuti nella “lettera programma” che ogni tossicodipendente doveva sottoscrivere all’atto di entrare in comunità e tra questi, onestà e lealtà, responsabilità e sacrificio (quello che fai lo fai per il tuo bene), amore e interessamento responsabile.
E’ toccato anche al frate francescano Eligio Gelmini con Mondo X, una comunità come sottolineava Peligio (così lo chiamavano confidenzialmente i suoi ragazzi), volta alla comprensione umana e a carattere familiare, con centri di piccole dimensioni, un rapporto individuale di vicinanza, un’atmosfera affettiva irripetibile. Tante altre comunità che hanno contribuito a fornire a tutti (genitori, insegnanti, politici) un modello per migliorare la qualità della vita.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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