“Lo scopo di questi colloqui sarà quello di affrontare la questione delle garanzie di sicurezza sia per l’Ucraina che per la Russia nell’ambito di un accordo definitivo, e non dopo una sorta di breve pausa nei combattimenti”. È con queste parole, pronunciate in una dichiarazione diffusa dai media russi, che il presidente russo Vladimir Putin ha tracciato nelle scorse ore il perimetro di Mosca in vista di eventuali aperture diplomatiche. Mentre la diplomazia internazionale tenta faticosamente di riannodare i fili del dialogo, la realtà sul campo continua a essere segnata da bombardamenti intensi e da una logica militare che non accenna a rallentare. Nella giornata odierna, i ministri degli Esteri di Francia, Gran Bretagna, Germania, Turchia, Arabia Saudita, Pakistan ed Egitto si incontrano a Istanbul per discutere di una serie di soluzioni alla guerra che da oltre 1.700 giorni insanguina l’Europa orientale. La Turchia, che intrattiene relazioni sia con Mosca che con Kiev, cerca da tempo di svolgere un ruolo di mediazione. Già a settembre, Ankara aveva presentato a Russia e Ucraina un memorandum d’intesa volto a porre fine agli attacchi contro le navi mercantili nel Mar Nero, un’iniziativa che non ha avuto il successo sperato mentre gli attacchi con droni sono aumentati dall’inizio del mese al largo delle coste di Bulgaria e Romania, spingendo la NATO ad annunciare un ulteriore dispiegamento di risorse nell’area.
MOSCA: NEGOZIATI TRIPARTITI E NO A CESSATE IL FUOCO TEMPORANEI. La disponibilità espressa da Vladimir Putin a riprendere i negoziati tripartiti che coinvolgono Russia, Ucraina e Stati Uniti si inserisce in una strategia precisa, orientata a discutere un assetto geopolitico complessivo piuttosto che una tregua tattica. Il leader del Cremlino ha ribadito che Mosca non è interessata a soluzioni di breve respiro che potrebbero consentire alle forze ucraine di riorganizzarsi o agli alleati occidentali di rifornire gli arsenali di Kiev. Analizzando tra le righe delle dichiarazioni moscovite, emerge la volontà di condurre il confronto su un piano bilaterale allargato con Washington, ponendo al centro i temi cruciali della sicurezza strategica e dell'architettura di difesa europea. La richiesta di garanzie di sicurezza “per entrambe le parti” riflette la narrazione ufficiale russa tesa a giustificare l’intero impianto dell'operazione militare come risposta all'espansionismo atlantico, rendendo evidente come la distanza tra le parti rimanga per ora profondamente strutturale.
L'IMPATTO SUL CAMPO: RAID NOTTURNI E LA REAZIONE DI KIEV. Alla retorica diplomatica fa riscontro la durezza degli scontri quotidiani. “Quasi subito dopo un nuovo ciclo di colloqui, la Russia ha lanciato un attacco mirato. Ciò significa che non c’è stato alcun reale cambiamento nel suo atteggiamento nei confronti di tutto ciò che sta accadendo”, ha affermato Volodymyr Zelensky. Il presidente ucraino ha denunciato l’ondata di raid che, tra ieri sera e la notte scorsa, ha visto l’impiego di ventuno missili balistici e oltre duecento droni contro diverse regioni, inclusa la capitale Kiev, danneggiando le infrastrutture energetiche e provocando decine di feriti e vittime. Il capo dello Stato ucraino ha inoltre accusato Mosca di aver utilizzato missili balistici con testate a frammentazione e di aver sfruttato il rallentamento delle consegne di equipaggiamento antiaereo da parte dei partner occidentali. In un’intervista rilasciata alla CNN, l’inquilino di via Bankova ha ribadito la necessità di un sostegno militare costante e senza tentennamenti, sottolineando come ogni esitazione della comunità internazionale finisca per pesare drammaticamente sulla capacità di resistenza del Paese. Sul fronte opposto, il Ministero della Difesa russo ha rivendicato l’abbattimento di centinaia di droni ucraini nel corso della notte in numerose regioni e nella Crimea annessa.
LA TECNOLOGIA SUL CAMPO E IL NODO STARSHIELD. Il conflitto contemporaneo si combatte anche e soprattutto sul piano tecnologico e delle comunicazioni satellitari. Sulla questione legata alla rete internet Starlink, cruciale per le operazioni dell'esercito ucraino, sono intervenuti i vertici della politica statunitense. “Non voglio commentare se ho chiamato io o qualcun altro: non cambia nulla. Ciò che conta è che mi abbia ricontattato”, ha dichiarato il presidente americano Donald Trump a proposito del colloquio avuto ieri con Elon Musk, fondatore di SpaceX. La conversazione è avvenuta in seguito alle segnalazioni di limitazioni nella connettività del sistema Starshield, impiegato dalle forze di Kiev per la gestione dei droni intercettori e per gli attacchi a medio raggio. Mentre la Commissione europea aveva chiesto a SpaceX di ripristinare con urgenza il pieno accesso, l’amministrazione statunitense ha preso le distanze da qualsiasi coinvolgimento. Sia il Segretario di Stato Marco Rubio sia il Segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno confermato che Washington non ha emesso alcuna direttiva per limitare i servizi satellitari.
Nel frattempo, il Ministero della Difesa ucraino ha diffuso i dati relativi alla neutralizzazione dei velivoli senza pilota russi, evidenziando che nei primi dieci mesi dell'anno le forze di difesa hanno neutralizzato 408.000 droni. Le operazioni sono state monitorate e verificate attraverso il sistema DELTA, definito dal dicastero di Kiev come il nucleo digitale per la gestione del moderno campo di battaglia, a testimonianza di una guerra in cui l'innovazione tecnologica e la resilienza infrastrutturale continuano a rappresentare fattori determinanti per l'equilibrio strategico. (23 OTT – deg)
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