Oggi e domani, a Rimini, si disputa la finale del torneo nazionale 2026 di RisiKo!. La sfida, organizzata da Spin Master - Editrice Giochi, vede impegnati 40 finalisti provenienti da tutta Italia, pronti a strappare il titolo al campione nazionale in carica, Andrea Forno, rappresentante torinese di 36 anni, appartenente al ToRisiKo! Club di Torino. Si tratta dell’annuale sfida che in mesi di battaglie ha coinvolto centinaia di giocatori dal vivo e sul web, appassionati del celebre board game e selezionati presso i 30 RisiKo! Club ufficiali sparsi sul territorio nazionale. Le partite di domani, presso l’Hotel Corallo, disputate su tre turni - alle 11, 15 e 17,30 - decreteranno i semifinalisti che domenica si sfideranno, alle 10, per accedere alla finalissima, che si giocherà alle 14. Ispirato al gioco francese del 1957 “La conquete du monde” e reinterpretato per l’Italia da Editrice Giochi negli anni ‘70, RisiKo! è il gioco di strategia per antonomasia in Italia: con oltre 100mila pezzi venduti all’anno, in quasi 50 anni di storia ha unito oltre 10 milioni di italiani di ogni età. Con centinaia di tornei regionali e nazionali organizzati dagli anni ’80 ad oggi, 2,5 milioni di partite disputate nella versione digital e 30 RisiKo! Club ufficiali sparsi su tutto il territorio italiano, il gioco è uno dei più famosi in Italia, e quello con la community più forte e attiva, tanto che la parola “risiko” è usata quotidianamente nel linguaggio comune e in quello dei media come sinonimo di strategia.
Tutto, come detto, ha inizio nella mente di Albert Lamorisse, un celebre regista e sceneggiatore francese, noto soprattutto per aver vinto il Premio Oscar con il cortometraggio Il palloncino rosso che nel 1957 inventa il gioco da tavolo “La conquete du monde” (La conquista del mondo), pubblicato dalla Miro Company. Una prima versione sensibilmente diversa da quella odierna: non esistevano gli obiettivi segreti. Lo scopo del gioco era unico e uguale per tutti i partecipanti: attaccare e occupare ogni singolo territorio sulla plancia fino a dominare l'intero pianeta. Il potenziale del gioco attira l'attenzione della Parker Brothers, il colosso americano dei giochi da tavolo (già famoso per Monopoly). Nel 1959, l'azienda acquista i diritti dell'opera di Lamorisse, ne snellisce alcune meccaniche per renderlo più dinamico e lo lancia sul mercato globale con un nome decisamente più immediato e accattivante: Risk. La primissima edizione italiana viene importata nel 1968 dall'editore Giochiclub. Per il titolo si decide di prendere in prestito la parola "risiko" dall'edizione tedesca (che in tedesco significa appunto "rischio"), considerata molto orecchiabile per il pubblico italiano. Quando fu registrato il marchio in Italia, l'editore decise di inserire la K maiuscola e il punto esclamativo finale per fare un gioco di parole grafico che richiamasse l'acronimo K.O. (Knock Out), e dare un'immediata sensazione di combattimento ed evocare l'espressione popolare "chi non risica non rosica".
Una rivoluzione del gioco avenne quando i diritti passano alla storica Editrice Giochi: l'introduzione degli obiettivi segreti risolse il problema delle partite infinite della versione americana, introducendo missioni diversificate e nascoste (esempio "conquista l'Asia e l'Africa" o "distruggi le armate nere"). Inoltre nella versione internazionale Risk, chi difende può usare al massimo due dadi. L'edizione italiana introduce il terzo dado per il difensore, una modifica apparentemente minima che stravolge la strategia, equilibrando le forze e rendendo i territori molto più facili da difendere. Introdotta ufficialmente nel 2017 in occasione del 40mo anniversario dell'edizione italiana, è arrivata poi la modalità time attack: si fissa un timer all'inizio del gioco (di solito un'ora). Allo scadere del tempo, si finisce il giro del tavolo per assicurarsi che tutti i giocatori abbiano fatto lo stesso numero di turni. Inoltre si decide a priori quante volte far girare il mazzo delle carte territorio (lo standard ufficiale consiglia due volte). Quando il mazzo si esaurisce per la seconda volta, si effettua l'ultimo giro di turni e la partita si interrompe. Se prima dello scadere del tempo un giocatore completa il suo obiettivo segreto, dichiara la vittoria e vince all'istante. Se invece scatta il blocco senza che nessuno ci sia riuscito, si passa al conteggio dei punti basato sul valore dei territori controllati sulla plancia. In caso di ulteriore parità, vince chi ha più armate sul tabellone.
Nel gioco originale Risk, le pedine non erano carrarmatini, ma soldatini in miniatura dell'epoca napoleonica: fanti, cavalieri e cannoni. Quando Editrice Giochi decise di stravolgere i componenti introducendo i celebri carrarmatini di plastica, scelse di mantenere però i vecchi disegni napoleonici sulle carte territorio (il fante, il cavaliere e il cannone) per risparmiare sui costi grafici. Ecco perché oggi dichiariamo un tris di "tre cannoni" giocando con dei carrarmati moderni. Oggi i carrarmatini colorati sono il simbolo indiscusso di RisiKo! e un oggetto di culto collezionato da generazioni. In realtà, l'idea di produrli non nacque da una scelta di design bellico, ma da una stretta necessità economica. Stampare minuscole miniature dettagliate di tre tipi diversi di soldati napoleonici (fanti, cavalieri, cannoni) costava troppo e venne così ideato uno stampo unico, geometrico e molto più economico: un piccolo e semplice blocco di plastica a forma appunto di carro armato. La Kamchatka (la penisola nell'estremo oriente russo) deve quasi tutta la sua fama planetaria nella cultura pop italiana proprio a RisiKo!. Nel tabellone italiano è diventata storicamente uno dei territori più strategici dell'intera mappa perché funge da "ponte" diretto e insospettabile tra il continente asiatico e il continente americano (collegandosi all'Alaska), trasformandosi nel fulcro delle invasioni a sorpresa e dei litigi storici tra amici. Il successo del gioco in Italia è stato così travolgente da spingere diverse culture locali a creare varianti regionali satiriche o amatoriali. La più famosa in assoluto è nata in Abruzzo con il nome di Rustiko, dove la mappa regionale sostituiva quella del mondo (suddivisa in territori come la Conca Aquilana o la Costa dei Trabocchi), le carte territorio riportano pecore e arrosticini, e i carrarmatini sono sostituiti da trattori e mietitrebbie in legno artigianale. L'iniziativa, nata come una goliardata tra amici ad opera dell’abruzzese Gregorio Angelucci, diventa un successo virale clamoroso con migliaia di richieste. Nel 2018, la multinazionale canadese Spin Master (che nel frattempo ha rilevato i diritti globali di RisiKo!) decise di avviare una offensiva legale per plagio e violazione di marchio. L'autore abruzzese si difende sostenendo si trattasse di una semplice satira e di un tributo culturale. Tuttavia, la Divisione di Opposizione dell'Ufficio Marchi ha dati ragione alla multinazionale stabilendo che i nomi "Risiko" e "Rustiko" erano troppo simili a livello visivo e fonetico e che l'estrema somiglianza rischiava di confondere il consumatore.
La prossima frontiera della competitività digitale non sarà determinata soltanto dalla velocità delle connessioni o dall'estensione della copertura, ma dalla capacità di integrare reti fisse e mobili, intelligenza artificiale, capacità computazionale ed energia in un unico ecosistema infrastrutturale. Una trasformazione che apre nuove opportunità per le imprese e i territori, ma richiede scelte regolatorie e industriali capaci di sostenere gli investimenti, valorizzare le frequenze e accompagnare l'evoluzione verso il 5G avanzato e il 6G. È quanto emerge dallo studio dal titolo “La gestione dello spettro frequenziale tra pianificazione nazionale e traiettoria DNA” realizzato nell’ambito del progetto Futur#Lab dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group Business Advisory con la partnership di Ericsson, Iliad e Open Fiber, presentato presso la sede I-Com nel corso di una tavola rotonda alla quale hanno partecipato esperti della materia, rappresentanti delle istituzioni, delle associazioni e delle aziende.
Il quadro nazionale presenta luci e ombre. Secondo i dati analizzati, nel 2025 la copertura 5G ha raggiunto il 99,8% delle famiglie italiane, contro il 96,8% della media europea. Ancora più significativo è il risultato relativo alla banda 3,4-3,8 GHz, strategica per le prestazioni delle reti mobili: con una copertura del 98,4%, l'Italia conquista il primo posto nell'Unione europea, confermato anche nelle aree rurali, dove arriva al 94,1% contro una media UE del 33,7%. (segue) lla diffusione delle infrastrutture non corrisponde, tuttavia, un analogo livello di utilizzo e maturità tecnologica. Le SIM che generano traffico 5G rappresentano il 51,1% della popolazione, rispetto al 55,5% europeo. Inoltre, il Paese conta 56,8 stazioni radio base 5G ogni 100 mila abitanti, contro le 83,3 della media UE. Il nodo principale riguarda il passaggio al 5G Standalone, l'architettura che consente di superare la dipendenza dal core 4G e abilitare applicazioni a bassa latenza, reti private, network slicing e servizi personalizzati per le imprese. Nel 2025 il 90,1% degli investimenti italiani nel 5G è stato destinato alla componente radio (RAN) e soltanto il 9,9% al core, contro una media europea del 18,1% per quest'ultimo. Anche sulla rete fissa permangono margini di miglioramento: la copertura delle reti ad altissima capacità (VHCN) raggiunge il 77,6% delle famiglie, rispetto all'85,5% europeo, scendendo al 44,5% nelle aree rurali contro il 66,7% UE.
Lo studio evidenzia come fibra e 5G non rappresentino tecnologie alternative, ma infrastrutture complementari. La fibra costituisce la dorsale necessaria a sostenere la crescente capacità delle reti mobili, mentre il 5G permette di estendere servizi digitali avanzati ad ambienti industriali, logistici e urbani. La progressiva affermazione del 5G Standalone, insieme alla virtualizzazione delle reti e all'esposizione delle funzionalità attraverso API, apre la strada a nuovi modelli di business, come il Network-as-a-Service, e a infrastrutture programmabili in funzione delle esigenze delle imprese. Lo studio evidenzia che ulteriori opportunità derivano dalla convergenza tra telecomunicazioni e capacità di calcolo. L'edge computing consente di avvicinare l'elaborazione dei dati ai luoghi in cui vengono generati, mentre l'intelligenza artificiale può ottimizzare in tempo reale il funzionamento delle reti, automatizzarne la gestione e migliorare l'allocazione delle risorse. In prospettiva, il 6G potrà ampliare ulteriormente queste possibilità attraverso il sensing integrato, che permetterà alle infrastrutture di comunicare e percepire l'ambiente circostante, e l'integrazione con le reti satellitari, rafforzando continuità dei servizi, sicurezza e resilienza. L'aumento del traffico dati e della capacità computazionale rende sempre più importante una gestione intelligente dei consumi. Secondo il paper, IA, virtualizzazione, sistemi di accumulo e gestione dinamica dei carichi possono contribuire a migliorare l'efficienza energetica delle reti, adattandone il funzionamento alla domanda effettiva e alle condizioni operative. In questo scenario evolve anche il ruolo delle tower company: i siti radiomobili possono diventare piattaforme integrate capaci di ospitare infrastrutture radio, sistemi energetici e risorse computazionali.
Un passaggio decisivo sarà rappresentato dall'evoluzione della governance europea delle frequenze. La proposta di Digital Networks Act, presentata dalla Commissione europea il 21 gennaio 2026, punta a ridurre la frammentazione del mercato unico, semplificare le autorizzazioni e favorire investimenti di lungo periodo. Tra le principali novità previste ci sono i diritti d'uso dello spettro in linea di principio a durata illimitata, soggetti a verifiche periodiche non prima di vent'anni, e una durata ordinaria di almeno quarant'anni per i titoli a termine. L'obiettivo di una maggiore prevedibilità regolatoria deve tuttavia essere conciliato con la tutela della concorrenza, l'utilizzo efficiente delle frequenze e il mantenimento di un adeguato ruolo degli Stati membri, come evidenziato anche dalle posizioni espresse da Camera e Senato. Per l'Italia la scadenza del 31 dicembre 2029 di numerosi diritti d'uso delle frequenze rappresenta un'occasione strategica per ripensare la politica dello spettro. La consultazione avviata dall'AGCOM nell'agosto 2026 valuta anche l'ipotesi di rinnovi accompagnati da obblighi di copertura, qualità e accesso. Una soluzione che potrebbe favorire la continuità degli investimenti, a condizione di garantire impegni verificabili e un corretto equilibrio competitivo. Parallelamente, la procedura di assegnazione della banda 24,25-26,5 GHz apre nuove possibilità per servizi 5G ad alta capacità. (24 ott - red)





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