Savona: in 24 ore sono caduti quasi 300 millimetri di pioggia; in Valle d’Aosta si sono registrati accumuli superiori a mm.100 su alcuni comuni al confine Sud-Orientale con il Piemonte dove, da inizio settimana, tra Biellese e Vercellese così come in provincia di Verbania, le cumulate di pioggia hanno anche superato i 200 millimetri (a Comparient, circa mm. 281); in Lombardia, nubifragi hanno interessato il lago Maggiore (a Laveno, mm. 132 in 24 ore) ed alcuni comuni ai piedi delle Alpi Orobie (oltre mm. 110); a Nord-Est, oltre 100 millimetri di pioggia si sono abbattuti su Vicentino e Bellunese, mentre in Friuli-Venezia Giulia sono i territori più occidentali ad essere maggiormente colpiti con accumuli anche superiori a mm. 260 in 24 ore (malga Valine); al confine tra Emilia-Romagna e Liguria sono caduti 110 millimetri di pioggia, in meno di 24 ore, sulla zona del lago di Brugneto; in Toscana, la provincia di Livorno è stata flagellata da piogge violentissime (fino ad un centinaio di millimetri in 24 ore con la località Marciana, dove sono caduti addirittura mm.187); sull’isola d’Elba, dopo l’alluvione dei giorni scorsi, ulteriori mm. 180 di pioggia si sono riversati sul versante occidentale con straripamento di fossi ed interruzione della viabilità; nel Lazio, su Castro dei Volsci in Ciociaria, si sono registrati afflussi pluviali di oltre 220 millimetri in un solo giorno, mentre a Latina sono caduti mm. 164, che hanno causato l’allagamento di molte strade provinciali, nonché l’interruzione di una linea ferroviaria; in Campania, rovesci di quasi 40 millimetri in un’ora hanno interessato il Casertano; in Sardegna, strade trasformate in fiumi nell’Oristanese, dove si sono abbattuti una settantina di millimetri di pioggia, ma soprattutto nella Sardegna Centro-Orientale, dove le precipitazioni hanno raggiunto mm. 154 su Baunei ed addirittura mm. 221 sulla nuorese Siniscola. E’ questa una sintesi del primo giorno percepito di un autunno dalle temperature ancora eccezionalmente miti, diffusa dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, ricordando che le piogge ancorché abbondanti leniscono, ma non risolvono le conseguenze della prolungata siccità. “Il rischio è sempre il solito: qualche giornata di pioggia fa erroneamente ritenere risolto il problema idrico, procrastinando ulteriormente scelte fondamentali per contrastare una ricorrente situazione di incertezza nelle disponibilità d’acqua; basti pensare alle autobotti ancora presenti in alcuni comuni del Piemonte o al livello di attenzione raggiunto dalle disponibilità idriche nella diga di Ridracoli a servizio potabile della Romagna” sottolinea Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), citando i dati diffusi dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.
Gli accumuli di pioggia registrati nelle ultime ore confermano i rischi, che perturbazioni autunnali di questa intensità possono comportare in un’area come quella mediterranea, ancora alle prese con temperature, marine e dell’aria, molto elevate per il periodo. La fragilità dei nostri territori, ampiamente soggetti a frane e alluvioni, nonché una popolazione di circa 8 milioni, residente in zone ad elevato rischio idrogeologico, è la “fotografia” della ancora scarsa resilienza del Paese di fronte a questa complessa congiuntura meteorologica.
Negli ultimi cinque anni nove italiani intervistati su dieci hanno vissuto eventi climatici estremi come ondate di calore, piogge intense e siccità. È quanto emerge dall'indagine "La crisi climatica è già qui: cosa sta cambiando per te?", promossa da WWF Italia e Movimento Laudato Si' insieme ad altre realtà civiche. L'indagine ha raccolto le risposte di 2.423 cittadini e cittadine maggiorenni residenti in tutte le regioni. La prima indicazione significativa è quanto gli eventi estremi facciano ormai parte della nostra vita, modificando la quotidianità e le abitudini di ciascuno di noi. L'89% di chi ha risposto dichiara, infatti, di aver vissuto almeno un evento estremo nella propria zona negli ultimi cinque anni. A dominare sono le ondate di calore, indicate come frequenti**dal 97%, seguite da precipitazioni intense (83%) e siccità (74%). E gli effetti si sentono nella vita di ogni giorno: il 96% ha sofferto il caldo negli spostamenti quotidiani, il 91% ha faticato a lavorare o studiare e il 63% ha avuto problemi respiratori o affaticamento. Più di una persona su due ha vissuto problemi di fornitura energetica o blackout.
La percezione del rischio è altissima: il 95% ritiene che gli eventi estremi siano aumentati nella propria zona e il 93% considera necessario rafforzare prevenzione e adattamento. Eppure, le risposte concrete risultano spesso essere limitate e per lo più al livello individuale o famigliare. Molte persone hanno cambiato le proprie abitudini, pianificando diversamente la giornata per evitare il caldo (92%) o proteggendo la casa (88%), ma gli interventi che richiedono più impegno sono meno diffusi: solo la metà dei rispondenti dichiara di aver installato o migliorato condizionatori o ventilazione, una quota ancora minore invece schermature solari (28%), nuove piantumazioni (14%). E solo l'11% ha partecipato a reti di aiuto nel quartiere o nella comunità. Il clima pesa anche sui bilanci familiari. L'85% segnala un aumento delle spese per il raffrescamento, e una persona su tre dichiara di aver subìto danni materiali o economici. Tra queste, la fascia più frequente è quella tra 1.000 e 5.000 euro. A questo si aggiunge una tutela assicurativa fragile: più di un terzo dei rispondenti dichiara di non avere alcuna copertura contro i danni da eventi estremi e, tra chi ha chiesto un rimborso, meno della metà lo ha ottenuto per intero, mentre il 48% solo in parte. Due persone su tre hanno atteso da uno a sei mesi. Non sorprende che una persona su due dichiari di non essere del tutto certa di avere le risorse per investire in prevenzione. Mentre le persone cercano di adattarsi al clima che cambia, l'azione delle amministrazioni sembra essere poco percepita, soprattutto sul fronte strutturale. Le misure più notate sono le disinfestazioni contro zanzare e altri parassiti e le allerte via SMS, telefono o media, cioè interventi di comunicazione e di emergenza. Molto meno percepiti sono i piani di emergenza locali, il ripristino della natura per prevenire le alluvioni e le opere per rendere accessibili le emergenze a chi ha disabilità. Nel confronto si sottolinea che chi risponde tende a valutare più favorevolmente le proprie azioni di quelle delle istituzioni, forse anche perché non sempre le azioni delle amministrazioni locali sono conosciute e certamente non sono ancora inserite in un contesto nazionale, visti i ritardi nell’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. (24 ott - red)
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