In Italia, nel 2025, la raccolta premi assicurativi ha raggiunto quota 181,9 miliardi di euro, di cui circa 130 nel ramo vita e 50 nel ramo danni, con un incremento del 7,8% rispetto al 2024. Si tratta di un record storico per il mercato assicurativo italiano, consolidando un trend di crescita solido che ha superato ogni picco precedente. Il ramo vita ha totalizzato 130,86 miliardi di euro, registrando una crescita dell'8,3% rispetto all'anno precedente. Il ramo danni ha raggiunto quota 51 miliardi di euro (circa 50 miliardi), con un aumento del 6,5% su base annua. Il rapporto complessivo tra premi assicurativi e Prodotto Interno Lordo è salito al 7,2% (rispetto al 6,9% registrato nel 2024). Nel ramo danni sono stati erogati quasi 40 miliardi di euro per oltre 18 milioni di sinistri. Si segnala una forte spinta nel settore della salute (con premi in aumento dell'11,6%) e un progressivo sviluppo delle coperture per rischi informatici (cyber) e catastrofali (cat nat). Secondo un report di Bain & Company, il settore assicurativo mondiale ha chiuso il 2025 con una raccolta premi stimata in 7.100 miliardi di dollari, contro i 6.700 miliardi del 2024 e i 3.600 miliardi del 2010: in quindici anni il mercato è raddoppiato. Secondo le stime, la crescita dei premi nel 2025 ha superato quella del decennio precedente in tutte le aree geografiche, tranne il Sud America, e in tutti i grandi rami: danni, vita e salute. Anche la redditività è migliorata, soprattutto nei rami danni, grazie agli aumenti tariffari e a un anno relativamente favorevole sul fronte delle catastrofi naturali. Nel ramo vita hanno contribuito il contesto dei tassi e dei mercati finanziari e l’invecchiamento della popolazione, che aumenta la domanda di prodotti a reddito garantito. Secondo la ricerca in molti mercati la penetrazione assicurativa resta bassa o sotto pressione, le polizze sono diventate più care per molte famiglie e gli investitori continuano a dubitare che le compagnie sappiano generare una crescita degli utili duratura, una volta esaurito il ciclo favorevole. Tra le compagnie quotate, nel 2025 i rendimenti per gli azionisti sono stati inferiori a quelli del mercato azionario nel suo complesso. A livello globale, l’indice MSCI World Insurance ha sottoperformato l’MSCI World di 2 punti percentuali. Fa eccezione l’Europa, dove i titoli assicurativi hanno battuto il mercato di 11 punti. Nel complesso, tuttavia, lo scetticismo resta: secondo l’analisi, gli investitori si attendono un rallentamento della crescita del valore oltre i prossimi 18 mesi, perché i problemi strutturali del settore non sono stati risolti. Nei rami danni, dopo diversi anni di rialzi tariffari nelle polizze casa e auto, la copertura è diventata meno sostenibile per molte famiglie. Nel ramo vita l’accesso si è ridotto: la complessità dei prodotti e la tendenza dei consulenti a concentrarsi sui clienti più facoltosi hanno ampliato il divario di consulenza. Nell’ultimo decennio la penetrazione del ramo vita nei Paesi OCSE è rimasta stabile o si è contratta, mentre un’indagine condotta negli Stati Uniti da Bain e LIMRA mostra che il bisogno di protezione dichiarato dai consumatori è in aumento. Restano ampi, inoltre, i cosiddetti protection gap, cioè la quota di rischio non assicurata, in quattro aree: salute, mortalità, catastrofi naturali e rischi cyber. Poi, le compagnie stanno accelerando gli investimenti in dati, tecnologia e intelligenza artificiale, ma a livello di settore i benefici sui costi sono ancora limitati: nell’ultimo decennio i premi diretti sono raddoppiati, mentre l’incidenza delle spese sui premi (expense ratio) è scesa di appena un punto percentuale. La riassicurazione continua a crescere più del resto del settore: tra il 2019 e il 2024 i suoi premi sono aumentati del 28%, includendo strumenti come sidecar e insurance-linked securities, contro il 24% dell’intero comparto. Dal 2018, negli Stati Uniti, gli asset manager hanno più che raddoppiato la quota nelle vendite di rendite a tasso fisso, e gli investitori continuano a valutare i distributori più favorevolmente delle compagnie. In questo scenario, osserva il report, le compagnie tradizionali non possono più dare per scontato di conservare le parti più redditizie della filiera. (24 ott - red)
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