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direttore Paolo Pagliaro

CPR, ACTIONAID: NUMERI
DI UN FALLIMENTO

CPR, ACTIONAID: NUMERI <BR> DI UN FALLIMENTO

Nel 2025 l'Italia ha eseguito 4.784 rimpatri forzati. Soltanto 1.732 sono stati realizzati a partire dai CPR; la maggior parte (3.052) sono stati eseguiti tra persone mai entrate in un CPR. Nello stesso anno si sono registrati 6.835 ingressi nei CPR, un record. Più detenzione non significa più rimpatri: nel 2025 si registra un picco di rimpatri forzati complessivi, mentre quelli eseguiti dai CPR sono diminuiti del 45,1% rispetto al 2022. È quanto emerge da Espulsioni. Un'analisi della politica di rimpatrio italiana, 2015-2025, il nuovo report realizzato da ActionAid Italia ed Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che ha anche ricevuto un messaggio con un videoappello da Richard Gere (“La paura sta sostituendo la compassione. Le persone vengono ridotte a numeri, problemi o minacce” ha affermato l’attore ed attivista). Tra il 2022 e il 2025 la crescita dei rimpatri avviene fuori dai CPR. Nel 2022 erano funzionanti dieci CPR con 6.457 ingressi e 3.154 rimpatri a partire dai CPR. Nel 2025 i CPR salgono a undici. Gli ingressi aumentano, ma i rimpatri dai CPR scendono a 1.732. Nello stesso periodo i rimpatri forzati crescono del 22,2%, da 3.916 a 4.784, perché quelli eseguiti fuori dai CPR quadruplicano, da 762 a 3.052. Secondo ActionAid Italia - che partecipa ad una manifestazione oggi a Castel Volturno, insieme ad associazioni e sindacati per ribadire "No ai Cpr, né a Castel Volturno né altrove" - ciascun rimpatrio è ottenuto con una sempre maggiore privazione della libertà: tra il 2018 e il 2024, oltre 2.000 persone sono state trattenute senza prospettive di allontanamento, vista l’assenza di accordi bilaterali dell'Italia con il paese di origine.   Tra il 2018 e il 2025 la spesa per il sistema detentivo – inclusi i Ctra, centri di trattenimento per richiedenti asilo in procedura di frontiera - ammonta ad almeno 217,1 milioni di euro. Il solo triennio 2023-2025 concentra il 66,2% della spesa complessiva per gli otto anni considerati. La spesa detentiva complessiva – Cpr e Ctra, in Italia e Albania - in rapporto a ciascun rimpatrio dai centri passa da circa 6.455 euro nel 2023 a 16.560 nel 2025 (+156,5%).  22 rimpatri ogni 100 provvedimenti, 9 ogni 100 dai Cpr: un problema di legittimità. Tra il 2015 e il 2025 sono stati adottati 302.000 provvedimenti di allontanamento e registrati 66.000 rimpatri complessivi. In questo numero sono comprese tutte le tipologie di rimpatrio: quelli eseguiti con la forza, i rientri autonomi delle persone espulse e i rimpatri volontari assistiti (che prevedono misure di reinserimento e non sono rivolti solo a persone irregolari). Sono comunque 22 ogni 100 decreti di espulsione. Il rapporto tra detenzione amministrativa e popolazione “da espellere” è ancora più debole e fa emergere una vera e propria questione di legittimità: il trattenimento è una misura eccezionale e ammissibile solo se funzionale al rimpatrio.

 

L’organizzazione umanitaria evidenzia inoltre che tra il 2020 e il 2024, quasi un euro su due di quelli inviati dall’Unione europea alla Tunisia è stato destinato al controllo delle frontiere e ai rimpatri: 49,85 milioni contro i 113,3 della cooperazione allo sviluppo.  In Libia, la quota destinata al controllo delle frontiere, al contrasto alla tratta e ai rimpatri ha raggiunto 66,45 milioni a fronte di 161,1 milioni di euro di aiuto pubblico allo sviluppo donato al Paese. Questo orientamento prosegue anche nel 2026. La Legge di bilancio 2026-2028 ha rifinanziato i due principali strumenti di azione esterna in materia migratoria: il Fondo Migrazioni con 28,5 milioni di euro e il Fondo premialità per le politiche di rimpatrio con 9,5 milioni. A queste risorse si aggiungono quelle del Decreto missioni: 11,09 milioni di euro per sostenere la Guardia costiera libica, il cui operato è stato più volte denunciato da organismi delle Nazioni Unite, e per la prima volta 8,8 milioni per una missione con obiettivi analoghi in Tunisia, a sostegno della Guardia nazionale tunisina. A livello europeo tra il 2021 e il 2025 sono stati destinati circa 9,6 miliardi di euro a interventi legati alla gestione delle migrazioni in diversi Paesi. Quasi l’intera cifra è stata classificata come aiuto pubblico allo sviluppo. Si evidenzia anche che tra il 2020 e il 2024, l’Italia ha destinato quasi 96 milioni di euro al controllo delle frontiere e ai rimpatri: quasi quattro volte quanto assegnato nello stesso periodo - meno di 25 milioni - come aiuti a fondo perduto per l’agricoltura e la sicurezza alimentare. Allargando lo sguardo a più Paesi e attività, l'analisi documenta complessivamente 472 milioni di euro stanziati dall’Italia tra il 2020 e il 2025 che non hanno riguardato soltanto il controllo delle frontiere e i rimpatri, ma anche la protezione delle persone migranti e progetti per creare opportunità di lavoro nei Paesi di origine nel tentativo di disincentivare le partenze. Circa l’82% di queste risorse è stato conteggiato come aiuto pubblico allo sviluppo: denaro che dovrebbe avere come obiettivo principale il miglioramento delle condizioni di vita nei Paesi che lo ricevono. Restano invece marginali gli investimenti per consentire alle persone di migrare in modo regolare e sicuro. Nel Fondo Migrazioni italiano, tra il 2020 e il 2025, a questo obiettivo sono andati appena 500 mila euro su circa 242 milioni: lo 0,2% delle risorse. (24 ott - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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