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direttore Paolo Pagliaro

ENI, DESCALZI: TASSA
CI DANNEGGEREBBE

ENI, DESCALZI: TASSA <br> CI DANNEGGEREBBE

“Stiamo crescendo in maniera continua. La produzione è aumentata del 7%, sono oltre 120 mila barili al giorno in più rispetto all'anno scorso. Abbiamo scoperto nuove risorse per circa 1,3 miliardi di barili nei primi nove mesi, quando il nostro obiettivo era di circa 600 milioni. E le abbiamo trovate spendendo meno di un dollaro al barile. Sono risultati che ci permettono di guardare avanti con fiducia". Così, in una intervista a Milano Finanza, l'amministratore delegato Claudio Descalzi, commentando i dati del terzo trimestre del gruppo energetico che ha registrato un utile netto nel solo trimestre di 3,2 miliardi di euro e portato ad un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione che ha preso di sorpresa il mercato, che si aspettava una cedola extra ma non così alta: 1,3 miliardi di euro, che Eni distribuirà agli azionisti il 9 dicembre.  "E’ il risultato della nostra capacità di generare cassa, che è migliorata insieme alle prospettive industriali. Abbiamo rivisto al rialzo la previsione per il 2026 a 16,5 miliardi. E possiamo condividere con gli azionisti una parte maggiore dei risultati, senza rinunciare agli investimenti. Il buyback è salito a 3,8 miliardi e abbiamo deciso il dividendo straordinario. Ma continuiamo anche a investire nella crescita” spiega il manager del gruppo. Sollecitato sulla questione del prelievo sugli extra-profitti, il ceo sottolinea che "bisogna capire cosa c'è dietro questi risultati. Se un'azienda guadagna di più perché ha aumentato la produzione, è diventata più efficiente e ha gestito meglio le proprie attività, quello che ne deriva non si può considerare un extra-profitto. Tassare i risultati di una gestione efficace sarebbe controproducente anche dal punto di vista industriale. Ma poi, mi chiedo sempre, perché nessuno nota le extra-perdite? Eppure ne abbiamo avute, per sostenere la chimica, la raffinazione, e anche l'upstream italiano negli anni difficili. Non si può puntare il dito soltanto quando si guadagna. Ogni settore dovrebbe invece contribuire con iniziative coerenti con il proprio business e fare la propria parte". E sull'impegno per calmierare i prezzi, l'amministratore delegato afferma che "la politica di redistribuzione attraverso i dividendi parla per noi. Ma penso vada sottolineato anche lo sforzo fatto per tagliare i prezzi dei carburanti. A fine dicembre avremo contribuito con circa 700 milioni di euro, considerando la politica di contenimento dei prezzi portata avanti da marzo e i tetti praticati. Abbiamo fatto uno sforzo economico importante per contenere i prezzi alla pompa e abbiamo esteso gli sconti anche all'extra-rete, all'agricoltura e alla pesca. E un sostegno concreto e confermiamo che manterremo il concetto di price cap fino a fine anno. Per quando riguarda il livello, attualmente a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina, lo valuteremo nel corso del periodo monitorando le dinamiche di mercato e di prezzo, nonché le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica". Rispondendo poi sul tema delle tensioni con i trasportatori, Descalzi dice: "Capisco le difficoltà di chi deve lavorare pagando il gasolio a questi prezzi. Ma noi abbiamo già dato un contributo molto significativo. Con gli sconti che stiamo applicando, succede che molte nostre stazioni di servizio rimangano senza carburante perché la domanda è aumentata molto." Nel commentare il quadro degli approvvigionamenti energetici e la dipendenza dalle forniture estere, l'ad puntualizza che "abbiamo diversificato gli approvvigionamenti, non abbiamo bisogno del gas russo. Ma non possiamo ragionare come se l'Italia fosse isolata dal resto d'Europa. Il mercato è unico. Se altri Paesi hanno bisogno di più gas, cercano gnl sui mercati internazionali oppure utilizzano anche gli stoccaggi italiani. E così le loro difficoltà finiscono per riguardare anche noi. Chi ha fatto la formica rischia di pagare per chi ha fatto la cicala. E questo il problema. Il mio è solo un ragionamento sui volumi necessari. Noi abbiamo lavorato per mettere l'Italia in sicurezza, ma le riserve europee sono basse e la domanda di gas sta aumentando. Ci sono nuove necessità legate all'intelligenza artificiale ai data center, alla difesa e alla chimica. Nel frattempo l'Europa deve affrontare le difficoltà degli approvvigionamenti dal Golfo e dal Medio Oriente. Se vengono a mancare volumi importanti di gnl, il problema diventa serio. Paesi come Germania, Francia, Spagna e Olanda potranno avere bisogno di quelle forniture. E non è semplice sostituirle." Circa la possibilità di un incremento dell'import dagli Stati Uniti, Descalzi osserva: "Non credo, e comunque non penso in tempi brevi. Gli Stati Uniti stanno già esportando verso l'Europa quantità molto elevate di gas naturale liquefatto, parliamo di 50-60 miliardi di metri cubi all'anno. Ma devono anche soddisfare la domanda interna. Non possono aumentare le esportazioni senza limiti. E lo stesso problema riguarda altri prodotti energetici, dal diesel al carburante per gli aerei". (24 ott - red)

 

 

 

 

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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