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direttore Paolo Pagliaro

BOLTON: FRONTE TRUMP
COMINCIA A DISGREGARSI

BOLTON: FRONTE TRUMP <br> COMINCIA A DISGREGARSI

"La coalizione di Trump comincia a disgregarsi. Dopo novembre si aprirà una battaglia per l'anima del Partito repubblicano" e "credo che i democratici conquisteranno la Camera dei rappresentanti. La partita per il Senato resta invece aperta, ma ritengo molto probabile che rimanga ai repubblicani". Lo afferma, in una intervista a Il Tempo, John Bolton, già consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca e ambasciatore degli Stati Uniti all'Onu, in vista delle elezioni di metà mandato. "Nel Paese cresce l'insofferenza verso l'amministrazione Trump – sostiene -. Il presidente pensava di mobilitare il suo elettorato, ma i sondaggi suggeriscono che stia spingendo soprattutto democratici e indipendenti a votargli contro. Gli americani sono preoccupati per l'inflazione, il costo della vita, i prezzi della benzina, saliti anche per la guerra con l'Iran". Guardando oltre le midterm inoltre osserva che "dal giorno successivo tutti guarderanno alle presidenziali del 2028. Se la sua coalizione continuerà a indebolirsi, i repubblicani potranno recuperare i propri principi tradizionali", avvertendo che un Congresso all'opposizione comporterà "una lunga stagione di inchieste parlamentari" tali da provocare "due anni di paralisi politica", con il rischio che Trump "possa diventare ancora più imprevedibile, cercando con iniziative clamorose di dimostrare di essere sempre lui a comandare". Bolton bolla poi come "molto negativo" l'accordo energetico sul gasolio russo, definendolo "un'operazione dettata da ragioni di politica interna", per poi soffermarsi sul futuro del proprio partito: "J.D. Vance proverà a presentarsi come l'erede naturale di Trump e del movimento MAGA. Ma non credo che Trump possa avere un vero erede", auspicando invece che "l'ala reaganiana tornerà a emergere". Parlando del campo opposto, Bolton rileva che "nel 2028 i democrats potrebbero essere ancora più divisi dei repubblicani" a causa dello scontro con la sinistra socialista, definita "estremamente pericolosa per la sicurezza nazionale". Infine, analizzando le elezioni in Israele e il ruolo di Netanyahu, conclude rimarcando di condividere la sua linea: "non ci saranno pace e sicurezza in Medio Oriente finché quel regime non sarà sconfitto", avvertendo che "il periodo tra il 27 ottobre e il 4 novembre sarà pertanto decisivo per il futuro dello scenario mediorientale". (26 ott - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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