Mentre la tensione nel Golfo registra un nuovo e pericoloso picco con una imbarcazione segnalata in fiamme a 63 miglia nautiche (117 chilometri) a sud-est di al-Faw, in Iraq, come comunicato ieri dall'United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato oggi che l'Iran ha “iniziato la guerra” con Washington, liquidando i precedenti tentativi di intesa e le ipotesi di cessate il fuoco come una “perdita di tempo”.
LA LINEA DURA DI TEHERAN E L'AFFONDO DEI PASDARAN. Le parole dell'inquilino della Casa Bianca si inseriscono in un contesto di stallo profondo, caratterizzato dal fallimento dei canali diplomatici tradizionali e da una pressione economica sempre più aspra. A irrigidire ulteriormente il “fronte persiano” hanno contribuito, nei giorni scorsi, le prese di posizione di Abdollah Haji Sadeghi, rappresentante della Guida Suprema iraniana presso i Pasdaran. L'alto esponente ha accusato Washington di non prendere sul serio i negoziati e ha avvertito che qualsiasi ulteriore avventurismo incontrerà una risposta “più dura e devastante” rispetto al passato, sottolineando come la Repubblica Islamica conosca perfettamente i punti deboli del nemico.
RAID NOTTURNI E ALLERTA MASSIMA IN ARABIA SAUDITA. Il quadro sul campo è segnato da un'intensa attività militare registrata durante la notte. La coalizione a guida saudita ha reso noto di aver intercettato tre missili balistici lanciati dalle milizie Houthi e diretti verso la Provincia Orientale, oltre a quattro droni indirizzati verso i territori meridionali del Regno. Sul fronte opposto, le forze governative yemenite hanno effettuato attacchi aerei contro la città di Mocha e il suo porto, sostenendo di aver condotto 1.276 operazioni in sole 24 ore e di aver neutralizzato circa 382 combattenti Houthi. Di fronte a questa spirale di instabilità, l'ambasciata statunitense a Riad ha rinnovato l'allerta sicurezza, ricordando al personale non essenziale e ai familiari di lasciare l'Arabia Saudita. Le partenze dagli scali aeroportuali del Regno richiederanno d'ora in poi un'autorizzazione speciale a causa del concreto pericolo di nuovi attacchi missilistici e con droni.
TENTATIVI DI MEDIAZIONE E ALLARMI GLOBALI. Nonostante l'irrigidimento delle posizioni, la diplomazia regionale tenta di mantenere aperte le linee di comunicazione. Teheran è stata recentemente teatro di un incontro tra i vertici iraniani e gli alti funzionari di Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, membri della neonata Alleanza della Mecca, per concordare la prosecuzione dei colloqui di pace. Parallelamente, il ministro degli Esteri egiziano ha confermato che Il Cairo è in contatto quotidiano con Teheran e Washington per prevenire un conflitto su vasta scala. L'impatto della crisi continua a estendersi ben oltre i confini del Golfo. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha avvertito circa le conseguenze “inimmaginabili” di un'ulteriore escalation nella regione, mentre sul fronte israelo-palestinese l'Alto Commissario per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto la fine immediata dell'operazione militare a Hebron, denunciando il rischio di pulizia etnica dopo lo sfollamento forzato di oltre 2.000 palestinesi.
(27 OTT – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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