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direttore Paolo Pagliaro

USA, GUERRE COSTOSE
PER RISPARMIARE CADUTI

USA, GUERRE COSTOSE <BR> PER RISPARMIARE CADUTI

“Le cifre diffuse dal comando centrale ci consegnano la misura esatta di quanto un'offensiva ad altissima densità tecnologica possa divorare le risorse pubbliche”. Così un alto funzionario del Pentagono coperto dall'anonimato, riportato da CBS News, commentando i documenti trasmessi al Congresso. I dati interni del quartier generale militare americano quantificano in oltre quarantasette miliardi di dollari l'esborso complessivo sostenuto finora per la campagna militare contro l'Iran, con una spesa di ventinove miliardi destinata unicamente alla ricostituzione delle scorte di munizioni avanzate e missili intercettori impiegati nei teatri operativi. Una progressione finanziaria impressionante che riapre il dibattito storico sul rapporto inverso tra i costi dei conflitti moderni e il tributo di sangue registrato dalle forze armate statunitensi.

DAL SECONDO DOPOGUERRA AL BARATRO DIGITALE DEI COSTI. Per misurare la portata di questa cifra, l'analisi economica comparata con i grandi conflitti del passato dal secondo dopoguerra in poi rivela una mutazione genetica radicale della spesa strategica. La Seconda Guerra Mondiale rappresentò il massimo sforzo industriale mai compiuto dagli Stati Uniti, assorbendo una quota vicina alla metà della produzione nazionale e provocando oltre quattrocentomila caduti tra le file americane. In quel contesto drammatico, il costo economico e il prezzo umano procedevano lungo una linea di massiccia distruzione simmetrica, in cui la mobilitazione di massa imponeva perdite umane proporzionali all'impegno materiale profuso dalla nazione.

Con l'avvento della Guerra Fredda e le campagne successive, il modello è mutato profondamente, culminando nel ciclo delle guerre post-undici settembre in Afghanistan e in Iraq. Quel decennio di interventi prolungati ha superato gli ottomila miliardi di dollari di spesa complessiva se si calcolano gli interessi sul debito e l'assistenza a lungo termine per i reduci, ma a fronte di un numero di perdite militari statunitensi fermatosi a circa settemila unità. “Oggi ogni singolo soldato sul campo rappresenta il terminale di una catena logistica e tecnologica multimiliardaria che azzera i margini del corpo a corpo ma fa esplodere i costi fissi della deterrenza”, spiegava ieri un analista geopolitico vicino agli ambienti di intelligence di Washington, evidenziando come la campagna iraniana si inserisca perfettamente in questa tendenza contemporanea.

IL CORTOCIRCUITO ETICO DELLA PROIEZIONE TECNOLOGICA. Il confronto tra i quarantasette miliardi di dollari bruciati nel confronto con Teheran e i bilanci dei conflitti del Novecento dimostra che le guerre economicamente più dispendiose non siano affatto quelle che provocano più vittime tra i soldati della superpotenza a stelle e strisce, bensì quelle in cui l'efficienza tecnologica sostituisce la fanteria pesante. Se nel Vietnam la combinazione di mille miliardi di dollari rivalutati e sessantamila morti segnava ancora il legame tragico tra bilancio statale e perdite umane, la guerra hi-tech contemporanea azzera quasi del tutto il costo del sangue per l'attaccante, trasferendo interamente la devastazione materiale e la perdita di vite civili sulle popolazioni locali dei territori colpiti. (29 OTT – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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