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direttore Paolo Pagliaro

UCRAINA, DRONI IN CIELO
DIPLOMAZIA IN TRINCEA

UCRAINA, DRONI IN CIELO <BR> DIPLOMAZIA IN TRINCEA

Vladimir Putin ha elogiato nella serata di ieri Elon Musk alla fine di una giornata in cui una consistente fronda repubblicana si è messa di traverso al proprio leader, il presidente americano Donald Trump, minacciando di bloccarne il bilancio militare a causa delle sue concessioni a Mosca. Il tutto, mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky definiva il cessate il fuoco a Olechky un “enorme successo” ribadendo la propria disponibilità a un incontro tra Mosca, Kiev e Washington a novembre e la guerra dei droni continua a infiammare i territori, anche quelli lontani dalla linea di contatto, di entrambe le nazioni in guerra. Questa in estrema sintesi la cronaca delle ultime 24 ore del conflitto che da oltre cinque anni insanguina l’Europa orientale e per il quale la diplomazia internazionale stenta a trovare una quadra.

L'ASSE SPAZIALE E LE LODI DEL CREMLINO. “Elon Musk è un genio, un vero genio”, ha affermato il leader del Cremlino durante una visita a una mostra a margine del vertice Russia-Africa a Mosca, celebrando l'imponente infrastruttura orbitale privata. Il capo dello Stato russo ha sottolineato la portata del progetto tecnologico: “Quante unità ha in orbita? Più di 5.000. E noi stiamo muovendo solo i primi passi”. Dietro i toni di pubblico apprezzamento si muovono tuttavia complesse dinamiche di sicurezza globale. Lo stesso Putin ha aggiunto: “Siamo in stretto contatto con i nostri partner americani, incluso il signor Musk, perché è fondamentale, in orbita, non interferire l'uno con l'altro”. Queste parole si inseriscono in un quadro di tensioni latenti attorno all'accesso ucraino a Starshield, la rete satellitare a uso militare gestita da SpaceX, mentre l'apparato aerospaziale russo cerca da tempo di colmare il divario sviluppando una propria costellazione internet indipendente per finalità duali.

LA RIBELLIONE INTERNA E IL BRACCIO DI FERRO AL CONGRESSO. Nel frattempo, a Washington, l'azione di governo subisce scossoni profondi. A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, il presidente americano Donald Trump si trova ad affrontare una fronda aperta all'interno del Partito Repubblicano, decisa a frenare l'architettura finanziaria della difesa. Diversi parlamentari conservatori, pur favorevoli a un incremento generale degli investimenti militari, contestano apertamente il maxibilancio record per il Pentagono pari a 1.500 miliardi di dollari. Al centro della protesta vi sono le linee morbide adottate verso il Cremlino, tra cui la frenata sulle sanzioni e la gestione restrittiva delle capacità satellitari nei cieli ucraini. Le opposizioni interne assumono toni taglienti nei corridoi del Campidoglio. “Non riesce nemmeno a considerare la Russia un nostro avversario. Perché mai dovrei finanziare il loro programma?”, ha dichiarato il deputato repubblicano Don Bacon, ripreso dalle colonne di Politico. Sulla stessa linea si muove il senatore Mitch McConnell, che ha subordinato il proprio voto a un mutamento radicale della postura strategica statunitense: “Porre fine alla sottomissione a Putin potrebbe essere una condizione preliminare”, ha scritto sul Wall Street Journal. La Casa Bianca tenta di blindare il provvedimento facendo leva sulle procedure di bilancio, ma la tenuta della maggioranza appare fragile di fronte ai malumori trasversali.

IL VARCO UMANITARIO NEL SUD E I SEGNALI DI TRATTATIVA. Sul terreno operativo del fronte meridionale, la tregua locale inaugurata nei giorni scorsi continua a produrre effetti concreti. Il cessate il fuoco umanitario nella città di Olechky, situata nella regione di Kherson, risulta pienamente operativo dopo mesi di severa carenza di beni di prima necessità, acqua e medicinali per la popolazione civile. Il commissario per i diritti umani del Parlamento ucraino, Dmytro Lubinets, ha confermato che l'accordo ha garantito consegne di aiuti e flussi di uscita, restituendo respiro a un'area duramente provata. Sulla stessa lunghezza d'onda si è espresso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, definendo l'intesa un “enorme successo”, mentre il negoziatore David Arakhamia ha parlato della “più importante de-escalation” dall'inizio del conflitto su vasta scala, alimentando le prospettive per un vertice trilaterale a novembre.

LA NOTTE DEI DRONI E LA TENSIONE NEI CIELI RUSSI. Mentre la diplomazia esplora spiragli di dialogo, la contraerea e i sistemi di intercettazione elettronica sono rimasti sotto pressione incessante per tutto il corso della notte e della mattinata odierna. L'Aeronautica militare ucraina ha reso noto di aver neutralizzato novantasette velivoli senza pilota sui centododici lanciati dalle forze di Mosca a partire dalla serata di ieri, ricorrendo a una fitta cortina difensiva che ha interessato molteplici oblast. Sul versante opposto, le autorità russe hanno registrato un'ondata massiccia di attacchi a lungo raggio diretti verso profondi territori della Federazione. Sergei Sobyanin, sindaco della capitale, ha riferito che centinaia di dispositivi si sono mossi verso l'area metropolitana di Mosca tra la serata di ieri e le prime ore di oggi, imponendo temporanee restrizioni operative agli scali aeroportuali di Vnukovo, Domodedovo e Zhukovsky. Ulteriori criticità si sono registrate nella repubblica russa del Bashkortostan, dove la città di Sterlitamak è stata bersagliata da incursioni aeree dirette contro il tessuto industriale pesante. Il sindaco Emil Shaimardanov ha confermato che i sistemi di protezione del Ministero della Difesa hanno respinto i velivoli in arrivo, limitando i danni a infrastrutture periferiche senza compromettere la continuità produttiva del polo chimico locale, strategico per i materiali compositi impiegati nei settori avanzati.

(29 OTT – deg)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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