"Abbiamo fatto questa bella iniziativa con il ministro Tajani perché abbiamo firmato un accordo nel luglio scorso, che è già operativo, in cui Unioncamere, il sistema camerale italiano, fa parte della squadra a pieno titolo dell'export italiano. Le Camere di commercio storicamente hanno sempre avuto un rapporto con le imprese, accompagnandole all'export, accompagnandole nei Paesi esteri, però si era interrotto questo rapporto per un motivo legislativo di qualche decennio fa. Abbiamo rimesso le cose a posto e credo che le Camere di commercio possano dare un contributo significativo all'aumento dell'export del nostro Paese, perché siamo talmente radicati sui territori che andremo a trovare almeno 20.000 imprese che sono capaci di esportare, le aiuteremo, le supporteremo". Lo ha dichiarato Andrea Prete, presidente di Unioncamere, a margine dell'Assemblea di Unioncamere, svoltasi ieri presso gli Horti Sallustiani, a Roma. "Qualcuna di queste ha già esportato in maniera occasionale, ma non è organizzata. Noi gli daremo anche quel supporto organizzativo per farle diventare esportatori abituali. 20.000 sono un numero significativo perché in Italia è vero che abbiamo più di 5 milioni di imprese, ma quelle che esportano sono 120.000. I 650 miliardi di fatturato all'export che fa l'Italia, quarto Paese al mondo, lo fa con 120.000 imprese. Abbiamo quindi una possibilità di incremento, dal punto di vista delle imprese che possono andare sui mercati esteri, importantissima e va sfruttata", ha aggiunto Prete. "Va sfruttata perché è ormai palese che uno dei pilastri fondamentali dell'economia dell'Italia è l'esportazione. Quando un Paese di 59 milioni di abitanti, quindi non grande, anzi un Paese piccolo, è dietro solo a Cina, Stati Uniti e Germania, la dice lunga sulla nostra capacità, su quello che gli imprenditori italiani sono stati capaci di fare in senso di servizi, qualità", ha proseguito. "Ormai Made in Italy non è più ‘fabbricato in Italia’. Made in Italy è, qualcuno ha tradotto in ‘sense of Italy’, cioè è un modo di essere. Vendiamo uno stile di vita e, soprattutto quando in alcuni Paesi, in primis la Cina, cresce la capacità di spesa delle persone, guardare ai prodotti italiani è qualcosa che viene naturale", ha spiegato Prete. "Del resto, nonostante i dazi, quest'ultimo anno abbiamo incrementato l'esportazione negli Stati Uniti. Incredibilmente: noi pensavamo che i dazi penalizzassero, alla fine è vero che qualche azienda, qualche settore è stato più favorito, qualche altro meno favorito, però alla fine il risultato è che abbiamo incrementato l'export negli Stati Uniti. Siamo forti nella moda, siamo forti nel design, siamo forti nell'agrifood, siamo forti nella meccanica di precisione. Abbiamo tantissime cartucce, tanto è vero che noi siamo il primo Paese per diversificazione dei prodotti che esporta. Noi siamo il Paese che esporta più prodotti di più settori. Questo è un vantaggio, perché diversificando ovviamente tu riduci i rischi", ha osservato. "Oggi abbiamo sancito questo accordo che il ministro Tajani ha fortemente voluto, l'abbiamo sottoscritto a luglio. Quindi Unioncamere, e il sistema camerale, fa parte a pieno titolo della squadra italiana dell'export", ha ribadito Prete. (29 ott - lug)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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