Roma, 9 set - Subito un decreto legge concordato con l’opposizione per rivedere le modalità dell’esercizio di voto all’estero. Questa la proposta del sottosegretario agli Affari Esteri con delega per gli Italiani nel mondo, Alfredo Mantica. Secondo il senatore del Pdl questa è la priorità delle politiche per le comunità italiane in tutto il mondo. “È importante – spiega - che sia la maggioranza che la sinistra si riflettano su come sono avvenute le elezioni finora all’estero. Credo si debbano apportare all’attuale sistema di voto le modifiche necessarie – dichiara Mantica - e ritengo si debba farlo con una certa urgenza”. Il sottosegretario suggerisce il ricorso a un Decreto legge, che – dice – “ovviamente deve essere concordato con l’opposizione”. “Vorrei avviare da subito un incontro tra tutti gli attori interessati – spiega Mantica – magari attraverso il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato che coordina proprio la commissione di indagine sulle modalità di voto all’estero e che ha già svolto incontri e audizioni per fare il punto delle proposte e delle richieste delle diverse parti e cercare una sintesi soddisfacente”. Il senatore del Pdl spiega anche che “questa operazione non è facile”. Tra le possibili strade da perseguire, Mantica suggerisce soluzioni a ‘zona’. “Credo – spiega - che il voto per posta non vada abolito, ma può essere corretto, tenendo però conto del tempo a disposizione nel caso in cui si dovesse andare ad elezioni anticipate”. Le altre modifiche necessarie, secondo Mantica, sono quella relativa alla produzione delle schede elettorali e quella sulla certificazione della residenza dei candidati. “Un’ipotesi - suggerisce – potrebbe essere quella di stampare le schede in un posto solo, limitando così il rischio di duplicazioni e eccessi di produzione”. “Per quanto riguarda i candidati – dice Mantica - una delle possibilità potrebbe essere stabilire un limite temporale minimo di residenza all’estero di 10 anni”. Proposta che, secondo lo stesso sottosegretario, “può essere considerata un’ingiustizia, perché magari c’è un
(Sab)





amministrazione