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direttore Paolo Pagliaro

Poesia: Francesca Mazzotta e il tempo di esserci

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

Poesia: Francesca Mazzotta e il tempo di esserci

La particolarità del volumetto di Francesca Mazzotta “Per non sparire” (edizioni Industria & Letteratura) è quella di farsi leggere tutto d’un fiato e poi una seconda volta, con più adagio. L'autrice infatti fa convivere brevi poesie evocative di immagini e suoni con la narrazione di una storia che, seppur frammentata, attraversa tutto il libro e, da personale, riesce a diventare universale e, soprattutto, generazionale. La storia è nata originariamente come testo teatrale, per trasformarsi solo in seguito in una raccolta di poesie, ma tuttavia mantiene cinque personaggi: Tempo e i suoi quattro figli: Memoria, ovvero il passato; Realtà, il presente; Profezia, il futuro; e Desiderio, il possibile. Attraverso questi personaggi Mazzotta racconta varie facce del padre-Tempo, momenti diversi di una storia d’amore, di crescita e del rapporto con quello che ci circonda. Memoria, il passato, parla di un’infanzia e un’adolescenza giocose, di un amore dolce e a tratti naif, in cui si ride “di uno zero” o di “un niente biancofuoco”, ma rispetto ai quali non può fare a meno di chiedersi “Chi eravamo?”.  Il futuro, attraverso Profezia, narra di un amore e di individui maturi, consapevoli, felici di dire “siamo stati”, ma ancora in preda all’impeto di “riprendere il cammino / con una pace mai provata / perché ‘proseguire sarà come combaciare”, ma che, inevitabilmente, “ripensa al prima come a un incubo”. Un “Incubo”: cos’è successo? E' successo che a scrivere le poesie che compongono questa storia è una giovane millennial, generazione di cui molti parlano, ma che, salvo eccezioni come Sally Rooney e Phoebe Waller-Bridge, raramente riesce a farsi ascoltare e raccontare se stessa.

 

E’ infatti proprio “per non sparire”, non a caso titolo del libro, che Realtà, nel presente,“prova a dire il nostro tempo”. Un tempo fatto di alienazione e “riders verde acqua nel piazzale”, di sconfitta, dove, persino nel raccontare la propria storia, “io non c’entro”, di una vita vissuta nella ‘semioscurità che comprime, questa sera, tutte le sere”,un mondo dove esistere è già troppo, “rincorrendo se stessi”, e di certo non si può far sopravvivere un amore di cui “non ricordiamo neanche più l’origine dei nostri litigi”. Mezzotta trasmette con forza l’angoscia che si prova nel sentirsi un fantasma, sfortunata figlia di un padre-Tempo cattivo, e non solo lo fa con grande audacia nello stile, ma spingendosi oltre la tipica formula del ritratto arrabbiato e creando il personaggio di Desiderio, il più misterioso trai i fratelli, nonché quello con la possibilità di trasformare l’orrore del presente nel sereno futuro che Profezia racconta. Desiderio ovviamente non possiede l’algoritmo per salvare una generazione dal precariato sociale ed emotivo, ma, nascosto tra le poesie più liriche della raccolta, qualche consiglio lo accenna: parla, sempre al condizionale, di collettività, “soltanto con più cervelli potresti escogitare prontuari”;vuole ridare senso alle parole per “deciderne la sorte”; e finalmente invita a“rischiare ancora / con la tecnica giusta”. Trovarla, questa tecnica, coinvolgere gli altri con parole autentiche ma convincenti e poi rischiare tutto, sta a noi, noi che in questo presente viviamo eppure desideriamo intensamente uscirne. (PO / gd) 


LE FOTO DI PAUL MCCARTNEY IN “1964. GLI OCCHI DEL CICLONE”

 

Scattate con una macchina 35mm da Paul McCartney, queste fotografie quasi completamente inedite catturano il periodo esplosivo – tra la fine del 1963 e l’inizio del 1964 – in cui i Beatles sono diventati un fenomeno mondiale e hanno cambiato per sempre la storia della musica. Con più di 275 immagini da sei città – Liverpool, Londra, Parigi, New York, Washington e Miami – durante quei mesi leggendari, Paul McCartney ricorda l’entusiasmo dei concerti in Inghilterra e l’isteria che avrebbe accolto la band in America e poi in tutto il mondo. Le fotografie di ogni tappa del tour sono accompagnate dal racconto autobiografico dello stesso McCartney, che ripercorre in prima persona quegli anni, mentre la storica Jill Lepore nella sua introduzione descrive come i Beatles siano diventati il primo vero fenomeno globale di massa. “1964. Gli occhi del ciclone” (La Nave di Teseo) è la storia vibrante della prima tournée intercontinentale dei Beatles, e al tempo stesso il ritratto in presa diretta del cambiamento rivoluzionario di cui è protagonista la cultura giovanile negli anni sessanta.  "Chiunque riscopra un cimelio personale o un tesoro di famiglia – scrive McCartney nella presentazione - viene immediatamente inondato di ricordi ed emozioni, che scatenano associazioni sepolte nella nebbia del tempo. Questa è stata esattamente la mia esperienza nel vedere queste foto, tutte scattate durante un intenso periodo di viaggio di tre mesi, culminato nel febbraio 1964. È stata una sensazione meravigliosa, quella di tornare indietro nel tempo. Ecco il mio personale resoconto del nostro primo grande viaggio, un diario fotografico dei Beatles in sei città, a partire da Liverpool e Londra, seguite da Parigi (dove John e io eravamo stati semplici autostoppisti tre anni prima), e poi da quella che consideravamo la grande occasione, la nostra prima visita di gruppo in America".  "Questo lavoro a volte offre la possibilità di incontrare i propri sogni e le proprie passioni. E poi farli incontrare a tanti lettori. È il caso di questo splendido libro, frutto di una straordinaria scoperta. Un Paul McCartney fotografo che sorprenderà" sottolinea Elisabetta Sgarbi, publisher La nave di Teseo.

 

“MOZART ERA UNA DONNA. STORIA DELLA MUSICA CLASSICA AL FEMMINILE” DI ALIETTE DE LALEU

Odoya pubblica “Mozart era una donna. Storia della musica classica al femminile” di Aliette de Laleu, prima traduzione dal francese Laura Pettazzoni. No, Mozart non era una donna, ma la provocazione del titolo non resta per questo meno efficace. La musica classica è stata e si conferma ancora per molti versi uno degli ambiti più maschilisti. Per questo Aliette de Laleu mette in luce come le donne siano state costantemente disincentivate a scrivere musica, a suonarla e a cantarla, oppure a dirigere un’orchestra. Non solo: le loro opere scivolavano spesso nell’oblio e non venivano valorizzate con concerti, copiature e insegnate nei conservatori. Tuttavia Maria Anna (Nannerl) Mozart fino a una certa età era pari al fratello, ovvero un genio. Non fosse che per le donne a fine Settecento la musica era più che altro considerata un punto di interesse sul mercato matrimoniale... Ma se dall’antichità e dal Medioevo sono stati tramandati due nomi sicuramente importanti come Saffo (che musicava anche i componimenti poetici che scriveva) e la mistica Ildegarda di Bingen (una donna meravigliosa e esperta anche in altri campi come la medicina), prima di Mozart già la moglie di Bach probabilmente ha composto musica ancora oggi attribuita al marito. Un recente documentario e un libro di Martin Jarvis raccontano come le impareggiabili Suites per Violoncello Solo ci siano pervenute in due copie: una anonima e l’altra firmata da “Madame Bachen, sua moglie”. Che dire poi del terzetto “romantico” Fanny Mendelsson che suscitava le invidie del fratello minore, Clara Schumann vero talento della famiglia relegata a allevare figli e gestire l’economia domestica e Alma Mahler, una vera e propria icona della sua epoca? Se poi si aveva la sfortuna di essere cantanti e nere, negli USA segregazionisti i problemi erano due (oggi parleremmo di un’ottica intersezionale). Eppure 24 anni prima che Martin Luther King pronunciasse I Have a Dream il Lincoln Memorial e i suoi Settantacinquemila spettatori assistettero all’esibizione di Marian Anderson per volontà di Eleanor Roosevelt. E poi donne morte ammazzate sui grandi palchi dell’opera (Tosca, Madama Butterfly, Carmen o Violetta), esperimenti di orchestre di ottoni in gonnella, direttrici d'orchestra queste sconosciute, orchestre che si fregiano di essere miste…dal 1997 (Wiener Philharmoniker) e i festival come Présence Feminine per dare finalmente visibilità alle musiciste del presente e del passato. Aliette de Laleu è una giornalista specializzata in musica classica. Dal 2016 tiene una rubrica settimanale su France Musique, dove decostruisce i cliché, parla di femminismo ed esplora la musica tradizionale.

 

“SULLE ORME DEL SACRO” CON ANDRÉ VAUCHEZ

 

Dalla chiesa della Madonna del Parto a Sutri alla Sainte-Chapelle di Parigi, dal santuario di Santiago di Compostela a quello francescano della Verna: in tutta Europa, dalla tarda antichità al Rinascimento, sono sorti migliaia di santuari. Luoghi di secolare pellegrinaggio e devozione popolare. André Vauchez, uno dei più autorevoli maestri della storia medievale, ci accompagna alla scoperta del loro significato nel saggio “Sulle orme del sacro. I santuari dell'Europa occidentale. IV-XVI secolo” (Laterza, trad. di C. Mercuri). I santuari hanno cominciato a diffondersi a partire dal IV secolo grazie al successo in Occidente del culto dei santi. Grande, infatti, era l’afflusso di pellegrini desiderosi di ottenere guarigioni, di venerare reliquie e immagini sacre legate soprattutto alle apparizioni della Madonna e dell’arcangelo Michele. Questo rappresentava un paradosso per la religione cristiana, dal momento che il suo fondatore aveva rifiutato l’idea che esistessero dei luoghi privilegiati per rivolgersi a Dio. Ma le iniziative dei vescovi e la pressione dei fedeli smussarono presto questo riserbo. André Vauchez ricostruisce la storia della formazione di questi santuari e la loro crescita all’interno del mondo cristiano occidentale fra il IV e il XVI secolo. I più rinomati furono quelli di Gerusalemme – a cominciare dal Santo Sepolcro –, San Michele Arcangelo sul Gargano e in Normandia, San Martino di Tours e Rocamadour in Francia, Santiago di Compostela in Spagna e, negli ultimi secoli del Medioevo, San Francesco ad Assisi e della Madonna di Loreto in Italia. Insieme ad altri più modesti e meno noti, questi santuari formarono una rete densa di luoghi sacri che popolò l’Europa con forme nuove di sacralità. Un’ampia iconografia completa una ricerca così vasta e originale.

L’AUTORE. André Vauchez è uno dei più importanti medievisti francesi. Professore emerito di Storia medievale all’Università di Paris X-Nanterre, è stato Direttore dell’École Française di Roma dal 1995 al 2003. Membro dell’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres e socio straniero dell’Accademia dei Lincei, nel 2013 ha vinto il Premio Balzan per la Storia del Medioevo. Tra le sue più recenti pubblicazioni: Esperienze religiose nel Medio Evo (Viella); La spiritualità dell’Occidente medioevale (Vita e Pensiero); La santità nel Medioevo (Il Mulino); Francesco d’Assisi. Tra storia e memoria (Einaudi). Per i nostri tipi ha curato Storia dell’Italia religiosa. 1. Antichità e Medio Evo (con G. De Rosa e T. Gregory) e Roma medievale ed è autore di Il mito di Roma. Da Carlo Magno a Mussolini (con A. Giardina), Caterina da Siena. Una mistica trasgressiva e Sulle orme del sacro. I santuari dell'Europa occidentale. IV-XVI secolo.

 

BREVE RACCONTO DELL'ITALIA NEL MONDO ATTRAVERSO I FATTI DELL'ECONOMIA

Ciò che si produce, si risparmia, si investe, si scambia con il resto del mondo può raccontare l’identità di un paese. Che posto occupa l’Italia nel mondo d’oggi? Per ricercare una risposta si può guardare alle condizioni dell’economia, che assorbono molta parte delle energie dei popoli, e dalle quali si può anche ricostruire la loro identità. Nel libro “Breve racconto dell'Italia nel mondo attraverso i fatti dell'economia” (Il Mulino), Salvatore Rossi racconta l’economia italiana a confronto con le grandi potenze mondiali. Lo si fa attraverso i dati, ma anche con riflessioni di carattere storico e politico; tra buone e cattive notizie ne emerge un paese molto avanzato, seppure con forti anomalie che da tempo gli stanno facendo perdere terreno. Ma c’è un filo conduttore tra il presente e il passato, in particolare quel passato in cui si sviluppò un’economia che coniugava il bello con l’utile, l’arte con l’innovazione, l’eleganza con la tecnologia. Ritrovare quel filo potrebbe essere la chiave per tornare protagonisti di un mondo che sembra oggi richiedere proprio ciò che il nostro paese sa fare meglio. Un nuovo Rinascimento italiano è possibile? Salvatore Rossi già direttore generale della Banca d’Italia e presidente dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazioni - IVASS, attualmente è presidente di TIM. Tra i suoi volumi con il Mulino: «Oro» (2018) e «La ragione e il buon senso» (con F. de Bortoli, 2020).

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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