"VIAGGIARE IN GIALLO”, DA SELLERIO 6 RACCONTI NOIR PER L’ESTATE
Nella letteratura poliziesca sono molti gli scrittori che si sono messi alla prova con eleganti misteri ambientati in luoghi lontani dal quotidiano, dove l’investigatore deve ancora di più affinare le proprie capacità deduttive. In questi racconti, raccolti in “Viaggiare in giallo”, i detective di casa Sellerio si mettono in cammino e il loro viaggio si tinge subito di giallo. I Vecchietti del BarLume di Marco Malvaldi non potevano perdere una crociera a prezzo stracciato con indagine inclusa; Petra Delicado in un pullman di studenti pendolari ritrova un cadavere a pezzi, nel racconto di Alicia Giménez-Bartlett; Carlo Monterossi e il resto della banda ideata da Alessandro Robecchi, in gita in Brianza, si imbattono in un rapimento; il piccolo Enrico, nipote del tappezziere della Casa di ringhiera, è immaginato da Francesco Recami nel più avventuroso dei viaggi tra Corsica e Sardegna; Saverio Lamanna e Peppe Piccionello sono a Praga per un intrigo internazionale ben congegnato da Gaetano Savatteri; e Rocco Schiavone di Antonio Manzini è alle prese con una rapina da camera chiusa su un Frecciarossa. Suspense, divertimento e gli amici detective di sempre resi più veri e più umani da alcune delle più originali e apprezzate penne del poliziesco.
GLI AUTORI. Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è la creatrice dei polizieschi con Petra Delicado. I romanzi della serie sono stati tutti pubblicati nella collana «La memoria» e alcuni poi riuniti nella collana «Galleria». Ha anche scritto numerose opere di narrativa non di genere, tra cui: Una stanza tutta per gli altri (2003, 2009, Premio Ostia Mare Roma 2004), Vita sentimentale di un camionista (2004, 2010), Segreta Penelope (2006), Giorni d’amore e inganno (2008, 2011), Dove nessuno ti troverà (2011, 2014), Exit (2012, 2019) e Uomini nudi (2016, Premio Planeta 2015). Nel 2006 ha vinto il Premio Piemonte Grinzane Noir e il Premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction Festival di Matera. Nel 2008 il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival. Marco Malvaldi (Pisa, 1974), di professione chimico, ha pubblicato con Sellerio la serie dei vecchietti del BarLume (La briscola in cinque, 2007; Il gioco delle tre carte, 2008; Il re dei giochi, 2010; La carta più alta, 2012; Il telefono senza fili, 2014; La battaglia navale, 2016, Sei casi al BarLume, 2016; A bocce ferme, 2018; Bolle di sapone,2021), salutati da un grande successo di lettori. Ha pubblicato anche Odore di chiuso (2011 e 2021, Premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti 2011), e Il borghese Pellegrino (2020), gialli a sfondo storico, con il personaggio di Pellegrino Artusi, e Milioni di milioni (2012), Argento vivo (2013), Buchi nella sabbia (2015), Negli occhi di chi guarda (2017), con Glay Ghammouri Vento in scatola (2019) e con la moglie Samantha Bruzzone Chi si ferma è perduto (2022). Antonio Manzini, scrittore e sceneggiatore, ha pubblicato Sangue marcio, La giostra dei criceti (del 2007, riedito da Sellerio nel 2017), Gli ultimi giorni di quiete (2020) e La mala erba (2022). La serie con Rocco Schiavone è iniziata con il romanzo Pista nera (Sellerio, 2013) cui sono seguiti La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015), Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), 7-7-2007 (2016), Pulvis et umbra (2017), L'anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone (2018), Fate il vostro gioco (2018), Rien ne va plus (2019), Ah l'amore l'amore (2020), Vecchie conoscenze (2021), Le ossa parlano (2022) e ELP (2023). In altra collana della casa editrice ha pubblicato Sull’orlo del precipizio (2015) e Ogni riferimento è puramente casuale (2019). Francesco Recami (Firenze, 1956), oltre alle storie della Casa di ringhiera - La casa di ringhiera (2011), Gli scheletri nell’armadio (2012), Il segreto di Angela (2013), Il caso Kakoiannis-Sforza (2014), L'uomo con la valigia (2015), Morte di un ex tappezziere (2016), Sei storie della casa di ringhiera (2017), Il diario segreto del cuore (2018), La verità su Amedeo Consonni (2019), Colpo grosso ai Frigoriferi Milanesi (2023) -, con Sellerio ha pubblicato anche L’errore di Platini (2006, 2017), Il correttore di bozze (2007), Il superstizioso (2008, finalista al Premio Campiello 2009), Il ragazzo che leggeva Maigret (2009, 2022), Prenditi cura di me (2010, Premio Castiglioncello e Premio Capalbio), Piccola enciclopedia delle ossessioni (2015), Commedia nera n.1 (2017), La clinica Riposo & Pace. Commedia nera n.2 (2018), L’atroce delitto di via Lurcini. Commedia nera n.3 (2019), La cassa refrigerata. Commedia nera n. 4 (2020), L'educazione sentimentale di Eugenio Licitra (2021) e I killer non vanno in pensione (2022). Alessandro Robecchi è stato editorialista de Il manifesto e una delle firme di Cuore. È tra gli autori degli spettacoli di Maurizio Crozza. È stato critico musicale per L’Unità e per Il Mucchio Selvaggio. In radio è stato direttore dei programmi di Radio Popolare, firmando per cinque anni la striscia satirica Piovono pietre (Premio Viareggio per la satira politica 2001). Ha fondato e diretto il mensile gratuito Urban. Attualmente scrive su Il Fatto Quotidiano, Pagina99 e Micromega. Ha scritto due libri: Manu Chao, musica y libertad (Sperling & Kupfer, 2001) tradotto in cinque lingue, e Piovono pietre. Cronache marziane da un paese assurdo (Laterza, 2011).
Con Sellerio ha pubblicato Questa non è una canzone d’amore (2014), Dove sei stanotte (2015), Di rabbia e di vento (2016), Torto marcio (2017), Follia maggiore (2018), I tempi nuovi (2019), I cerchi nell'acqua (2020), Flora (2021), Una piccola questione di cuore (2022) Cinque blues per la banda Monterossi (2023). Gaetano Savatteri (Milano, 1964), cresciuto in Sicilia, vive e lavora a Roma. Con Sellerio ha pubblicato: La congiura dei loquaci (2000, 2017) La ferita di Vishinskij (2003), Gli uomini che non si voltano (2006), Uno per tutti (2008), La volata di Calò (2008) e La fabbrica delle stelle (2016), Il delitto di Kolymbetra (2018), Il lusso della giovinezza (2020) e Quattro indagini a Màkari (2021). (Red – Roc)
“IL QUADERNO DELLA CUCINA ADRIATICA” DI ANDREA SFETEZ
Roma, 10 ago - “Il quaderno della cucina Adriatica. Storie e sapori di mare, di terra, di laguna”, di Andrea Sfetez, in libreria dal 16 agosto per Kellermann Editore, trasporta il lettore in una vera e propria escursione tra i luoghi e i sapori dell’Adriatico orientale, con gustosi tocchi sulla costa occidentale. Impreziosito dalle illustrazioni di Roberto Da Re Giustiniani e Desiree Pizzol e dai testi scritti in “bella calligrafia” e rifiniti a mano da Joanna Ritchie, il volume è un autentico taccuino di viaggi dedicato all’Adriatico: uno spazio di terre e di acque in cui, nei secoli, le genti si sono incontrate e hanno scambiato, integrato, messo insieme – talvolta inconsapevolmente – ingredienti, ricette, tecniche. Luoghi noti e meno noti, aneddoti, voci poetiche, profumi e sapori si susseguono tra le pagine di questo “quaderno”, che non vuole essere un compendio sulla cucina adriatica, ma un viaggio personale e sentimentale attraverso i luoghi che più appartengono all’autore e che con le loro storie e curiosità, arrivano ai lettori anche grazie all’apporto delle comunità italiane presenti in Istria, in Dalmazia e a scendere fino all’Albania. Dal golfo di Trieste alla costa adriatica orientale con la sua miriade di isole e le città antiche e splendide, passando per Muggia – luogo di nascita di Andrea Sfetez – l’autore costruisce un percorso ricco di rimandi tra una sponda e l’altra dell’Adriatico, disegnando una geografia non scontata. Si scoprono così la storia di Sebenico e la ricetta del baccalà alla sebenicense, quella delle saline di Santa Margherita di Savoia e della focaccia barese, quella di Laurana, nota come “Culla dei marroni”, con la sua ottocentesca ricetta del budino di marroni (che include tra gli ingredienti nientemeno che il rognone), e molte altre ricette con le loro storie e quelle dei luoghi che le hanno viste nascere. “Il quaderno della cucina Adriatica. Storie e sapori di mare, di terra, di laguna” fa parte della collana Quaderni, dedicata a lavori artigianali dallo stile e saper fare unico. Andrea Sfetez, nato a Muggia nel 1960, parallelamente all’esercizio della libera professione medica si dedica all’attività musicale come cornista, docente (al Conservatorio di Trieste, dove egli stesso aveva studiato) e direttore di banda. Ha al suo attivo oltre un migliaio di concerti in Italia e all’estero, da solista, orchestrale (ha ricoperto anche il ruolo di primo corno presso l’orchestra dell’Ente lirico Teatro Verdi di Trieste) e in piccoli ensemble musicali. Appassionato di cucina, mantiene importanti contatti con le comunità italiane lungo la costa adriatica orientale. (Red – Roc)
“AMARO. UN GUSTO ITALIANO” DI MASSIMO MONTANARI
Dai radicchi ai carciofi, dal caffè ai digestivi: l’amaro ha un ruolo privilegiato nel gusto degli italiani. Nessun’altra cucina europea ha una predilezione così marcata per quel sapore. Questo tratto distintivo ha origini lontane e affonda le radici nell’incontro fra cultura contadina e cultura alta. Gli organi del gusto sono la lingua e il cervello. La prima sente i sapori, a valutarli è il secondo. Il meccanismo non è solo biologico, ma anche e soprattutto culturale: è una questione di abitudine, di apprendimento, di giudizio. Dunque, se ci chiediamo perché la sensibilità gustativa degli italiani è così attratta dall’amaro, la spiegazione non va cercata nella genetica ma nella storia. Ce lo spiega uno dei più grandi storici dell’alimentazione, scavando tra fonti letterarie e trattati di botanica, agricoltura, cucina, dietetica. In “Amaro. Un gusto italiano”, edito da Laterza, Massimo Montanari propone un sorprendente itinerario che mette a fuoco un aspetto affascinante e caratteristico della cultura italiana. Massimo Montanari insegna Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna, dove ha fondato il Master “Storia e cultura dell’alimentazione”. Per Laterza ha pubblicato, tra l’altro: Alimentazione e cultura nel Medioevo; Convivio (3 volumi); Il pentolino magico; Storia dell’alimentazione (curata con J.-L. Flandrin); La cucina italiana (con A. Capatti); Storia medievale; Il cibo come cultura; Il formaggio con le pere. La storia in un proverbio; Il riposo della polpetta e altre storie intorno al cibo; L’identità italiana in cucina; Gusti del Medioevo. I prodotti, la cucina, la tavola; I racconti della tavola; Il sugo della storia; Il mito delle origini. Breve storia degli spaghetti al pomodoro; Cucina politica. Il linguaggio del cibo fra pratiche sociali e rappresentazioni ideologiche (a cura di); Amaro. Un gusto italiano; La fame e l’abbondanza. Storia dell’alimentazione in Europa. (Roc)
BRIGITTE BENKEMOUN, “IN CERCA DI DORA MAAR”
A settembre Skira editore pubblica in Italia “In cerca di Dora Maar”, libro già bestseller in Francia che ripercorre la vita dell’artista a partire dal fortuito ritrovamento, da parte dell’autrice Brigitte Benkemoun, di un taccuino che le apparteneva e dove aveva segnato i nomi di alcuni dei più grandi artisti del dopoguerra. Brigitte Benkemoun (Orano, 1959), scrittrice e giornalista, un giorno si imbatte casualmente in un quaderno mentre è alla ricerca di una nuova agenda e al suo interno trova delle note private risalenti al 1951: venti pagine di numeri di telefono e indirizzi, tra cui quelli di Aragon, Balthus, Brassaï, André Breton, Jean Cocteau, Chagall, Paul Éluard, Leonor Fini e altri artisti tra i più significativi del Novecento. Indagando sulla sua origine, scopre trattarsi della rubrica telefonica di Dora Maar, artista e fotografa, per un periodo anche amante di Picasso. Nelle parole dell’autrice il momento della scoperta: “Chi lo ha venduto aveva eliminato il calendario annuale, dove il vecchio proprietario avrà annotato gli appuntamenti, gli inviti o le note private. Ma nella tasca interna era rimasta una piccola rubrica telefonica. Ho iniziato a sfogliarla. Probabilmente ero sovrappensiero, perché mi ci sono volute tre pagine prima di bloccarmi su un nome: Cocteau! Sì, proprio lui, Cocteau: 36, rue Montpensier! Ricordo di aver sentito un brivido e poi ho sobbalzato scoprendo Chagall: 22, place Dauphine! Allora mi sono messa a scorrere le righe velocemente: Giacometti, Lacan… Poi eccoli uno dopo l’altro: Aragon, Breton, Brassaï, Braque, Balthus, Éluard, Leonor Fini, Leiris, Ponge, Poulenc, Signac, Staël, Sarraute, Tzara… Venti pagine di colonnine in ordine alfabetico con i nomi dei più grandi artisti del dopoguerra”. “In cerca di Dora Maar” è il romanzo in cui la Benkemoun ha condensato i risultati delle ricerche che ha effettuato sull’artista. Un memoir che racconta la sua personalità provocatoria, appassionata ed enigmatica, i suoi amori eccessivi, come quello tormentato con padre del Cubismo, e i rapporti con tutti i grandi protagonisti della cultura del tempo, elencati in modo ordinato nel taccuino. Ai nomi celebri si affiancano quelli meno noti o sconosciuti di artigiani e politici, nobildonne e veterinari, idraulici e psicanalisti, in un affresco vivace e immediato della Parigi della prima metà del Novecento. Al centro di tutto c’è lei, Dora Maar, fotografa dallo sguardo surrealista e dal fascino magnetico, arrivato intatto fino ai giorni nostri. Brigitte Benkemoun (Orano, 1959), scrittrice e giornalista, ha lavorato per numerose testate ed emittenti televisive francesi. È autrice di La petite fille sur la photo: la guerre d’Algérie à hauteur d’enfant (2012), di Albert le Magnifique (2016) e di Sa vie pour Picasso, Marie-Thérèse Walter (2022). Je suis le carnet de Dora Maar è stato in lizza per il prix Renaudot 2019. (Red – Roc)
BENEDETTO CROCE: “LEGGENDE DI NAPOLI. E NAPOLI BORBONICA”
Di Benedetto Croce l’editore Colonnese ristampa “Leggende di Napoli. E Napoli borbonica”, a cura di Giuseppe Pesce. In queste pagine dettate dall’”affetto per le vecchie memorie napoletane” – e accompagnate da una serie di belle illustrazioni d’epoca – Benedetto Croce ripercorre alcuni dei più suggestivi e intriganti racconti della tradizione popolare, dalla leggenda di Colapesce alle tresche della regina Giovanna. Con vivace curiosità, cerca conferme in cronache e archivi di un esemplare caso di giustizia legato all’Arco di Sant’Eligio, tracce del pozzo di Santa Sofia che aiutò gli Aragonesi ad espugnare la citta; indaga sull’esotico coccodrillo di Castelnuovo, sui misteriosi palazzi infestati – secondo le dicerìe – dagli spiriti e su enigmatiche iscrizioni, sul principe Raimondo di Sangro e su altre figure mitiche, che appartengono da secoli alla storia e alle strade, alla vivida fantasia del popolo di Napoli. Ad un’altra mitologia ancora oggi tenace, quella della “Napoli borbonica”, sono invece dedicate le interessanti pagine che, con onestà intellettuale, dissipano le ombre più critiche intorno al regno di Carlo di Borbone, per finire con un inatteso e affollato ritratto ‘popolare’ degli usi e costumi napoletani di metà Ottocento. Filosofo, critico e storico, Croce fu senatore dal 1910, per un anno ministro dell’istruzione con Giolitti nel primo dopoguerra, mostrò un’iniziale indulgenza tattica verso il fascismo; dopo il 1925 (quando, su invito di Giovanni Amendola, redasse il Manifesto degli antifascisti) mise in atto una ferma opposizione aventiniana. Godette tuttavia di una certa libertà che gli permise di continuare le pubblicazioni della sua rivista «La Critica», redatta prima dell’avvento del fascismo, in collaborazione con G. Gentile. Dopo il 1943 si trovò presidente del partito liberale e componente del comitato di liberazione: fu ministro nei governi Badoglio e Bonomi, poi senatore di diritto; nel 1947 si dimise dal partito liberale e chiuse la sua esistenza tornando agli studi. Aveva esordito, come intellettuale, con un intenso lavorio erudito e storico (sulla rivoluzione napoletana del 1799, sui teatri di Napoli ecc.), favorito dal gusto provinciale e positivistico dell’ambiente. Ma dalla cronaca erudita seppe presto sollevarsi alla storia della cultura, del pensiero e dell’arte. (Red – Roc)
(© 9Colonne - citare la fonte)





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