Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

A Milano l’omaggio alla Callas dall’archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

A Milano l’omaggio alla Callas dall’archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Un’opportunità unica per celebrare la vita e la voce di Maria Callas: in occasione del centenario dalla nascita, che ricorre il 2 dicembre, Intesa Sanpaolo apre al pubblico da ieri 9 novembre fino al 18 febbraio 2024 alle Gallerie d’Italia di Milano la mostra “Maria Callas. Ritratti dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo”, a cura di Aldo Grasso. La mostra, patrocinata dal Comune di Milano, è la prima iniziativa che apre Callas100, il palinsesto di iniziative organizzate nei mesi di novembre e dicembre dal Comune di Milano in collaborazione con Teatro alla Scala, Gallerie d’Italia e Piccolo Teatro di Milano per rendere omaggio alla celebre artista. L’esposizione presenta una selezione di 91 immagini dell’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo che coprono l’arco cronologico dal 1954 al 1970 - molte delle quali inedite o mai esposte, privilegiando una tipologia di immagini propria di un’agenzia fotogiornalistica, che ritrae la Callas nella quotidianità del “fuori scena”. Nonostante questa peculiarità, la mostra si aprirà e si chiuderà con due fotografie che ritraggono la grande artista all’interno del Teatro alla Scala: la prima foto, del 1° dicembre 1954, la ritrae insieme ai tre grandi direttori d'orchestra Arturo Toscanini, Victor De Sabata e Antonino Votto dopo una delle prove del La Vestale; l’ultima è del 7 dicembre 1970 e rappresenta il suo ritorno alla Scala, come spettatrice, accanto a Wally Toscanini. L’Archivio Publifoto conserva oltre 1.500 fotografie di Maria Callas – tra negativi e stampe vintage – che ritraggono la grande soprano in occasioni pubbliche e private, in un arco cronologico che segue gli anni più significativi della sua carriera, nei suoi passaggi a Milano ma non solo: una straordinaria fonte storica e iconografica in grado di restituire dettagli importanti per ricostruire il mito di una donna che ha segnato un’epoca. Maria Callas è certamente la prima cantante lirica a godere di una grande esposizione mediatica e il racconto giornalistico sulla grande artista si affianca a quello della donna dalla vita intensa e tormentata, soprattutto in campo sentimentale, rendendola una delle protagoniste della cronaca degli anni Cinquanta e Sessanta. I fotografi la seguivano ovunque, in particolare fuori dalla scena: per strada, al ristorante, in aeroporto o sul megayacht di Onassis, nell’atelier di Biki, nella sua casa milanese e in tribunale, nei giorni in cui si discuteva la causa di separazione dal marito. La troviamo accanto agli uomini che più di tutti condizionarono la sua vita – il marito, l’industriale Giovanni Battista Meneghini, e Aristotele Onassis (è della Publifoto il servizio “scoop” scattato nei giorni 3-4 settembre 1959 che svela al mondo la loro relazione) – ma anche vicino alle amiche e amici di una vita: Antonio Ghiringhelli, Luchino Visconti, Vittorio De Sica, Franco Zeffirelli, e naturalmente Pier Paolo Pasolini con cui girò il film “Medea”. La mostra si inserisce nell’ambito delle iniziative di valorizzazione dell’Archivio Publifoto, costituito da oltre 7 milioni di fotografie dell’Agenzia fondata da Vincenzo Carrese nel 1937, la più importante agenzia fotogiornalistica privata nata in Italia negli anni ’30. L’Archivio è stato acquistato da Intesa Sanpaolo nel 2015 con una operazione che ne ha evitato la dispersione e ora è curato e gestito dall’Archivio Storico Intesa Sanpaolo presso le Gallerie d’Italia di Torino. Il museo di Milano, insieme a quelli di Napoli, Torino e Vicenza, è parte del progetto museale Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo guidato da Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici della Banca. Giovanni Bazoli, presidente emerito di Intesa Sanpaolo, dichiara: “Le Gallerie d’Italia di Piazza Scala si uniscono alle istituzioni milanesi nel rendere omaggio alla cantante lirica più ammirata al mondo, un’ineguagliabile artista legata alla storia della città e del suo grande teatro d’opera. Le immagini in mostra, che restituiscono l’eccezionalità e il fascino di Maria Callas, provengono dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo, un prezioso patrimonio di memoria collettiva che arricchisce la conoscenza delle vicende storiche del nostro Novecento”. (gci)

A VERONA GLI SCATTI ICONICI DI ROBERT DOISNEAU

Un’occasione unica per approfondire uno dei protagonisti della storia della fotografia mondiale. Al Palazzo della Gran Guardia di Verona, dal 15 novembre al 14 febbraio 2024, sarà possibile visitare l’esposizione “Robert Doisneau”, la grande retrospettiva sul celebre fotografo francese. La mostra, curata da Gabriel Bauret, promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e prodotta da Silvana Editoriale, con il patrocinio del Comune di Verona, ripercorre la vicenda creativa del grande artista francese attraverso 135 immagini in bianco e nero, tutte provenienti dalla collezione dell’Atelier Robert Doisneau a Montrouge, nell’immediata periferia sud di Parigi. A Montrouge, Doisneau ha sviluppato e archiviato le sue immagini per oltre cinquant’anni, ed è lì che si è spento nel 1994, lasciando un’eredità di quasi 450.000 negativi. Dallo stesso atelier, oggi le sue due figlie contribuiscono alla diffusione e alla divulgazione della sua opera, accogliendo le continue richieste di musei, festival e case editrici. Tra le opere in mostra non poteva mancare Le Baiser de l’Hotel de Ville, Paris, 1950, immagine celebre e iconica, ritenuta tra le più riprodotte al mondo, nella quale una giovane coppia si bacia davanti al municipio di Parigi. Il celebre scatto non fu frutto del caso: Doisneau stava realizzando un servizio per la rivista americana Life e per questo chiese ai due giovani di posare per lui. “Quello che cercavo di mostrare era - racconta Doisneau - un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere”. Il percorso espositivo è arricchito dalla proiezione di estratti dal film di Clémentine Deroudille “Robert Doisneau. Le Révolté du merveilleux” e da un’intervista al curatore Gabriel Bauret. La mostra è accompagnata dal catalogo “Robert Doisneau”, edito da Silvana Editoriale. Nato nel 1912 a Gentilly, una città nella periferia sud di Parigi, Robert Doisneau muove i primi passi nel campo della litografia, attività che abbandonerà rapidamente in favore di un apprendistato presso lo studio di André Vigneau, che lo introduce al mondo della fotografia. Seguirà, per quattro anni, un’intensa collaborazione con il reparto pubblicitario della Renault. Terminato questo impegno, Robert Doisneau approda al tanto ambito status di fotografo indipendente, ma il suo slancio viene spezzato dalla guerra, che tuttavia non gli impedirà di continuare a fotografare. Subito dopo la Liberazione della capitale, di cui è testimone, comincia un periodo molto intenso di commissioni per la pubblicità (e in particolare per l’industria automobilistica), la stampa (tra cui le riviste “Le Point” e in seguito “Vogue”) e l’editoria. In parallelo, porta avanti i suoi progetti personali, che saranno oggetto di numerose pubblicazioni, a cominciare dal libro realizzato nel 1949 in collaborazione col suo sodale, il celebre scrittore Blaise Cendrars, “La Banlieue de Paris”, la prima sintesi dei molti racconti per immagini che dedicherà a questo mondo. La sua traiettoria si incrocia anche con quelle di Jacques Prévert e Robert Giraud, la cui esperienza e amicizia nutrono la sua fotografia, nonché con quella dell’attore e violoncellista Maurice Baquet, protagonista di numerosi scatti del fotografo. Dal 1946 le sue fotografie vengono distribuite dall’agenzia Rapho. Qui conosce in particolare Sabine Weiss, Willy Ronis e, successivamente, Édouard Boubat, che insieme a lui formeranno una corrente estetica spesso definita “umanista”. Nel 1983 gli viene assegnato il “Grand Prix national de la photographie”, a consacrazione di un’opera estremamente ricca e densa. Tale consacrazione passa attraverso le numerosissime esposizioni, in Francia come all’estero, le incalcolabili opere che rivisitano la sua fotografia dalle prospettive più varie e i documentari a lui dedicati. (gci)

PROROGATA AL 7 GENNAIO 2024 A ROMA “TUTTI PUZZLE PER L’ARTE 2003-2023”

Un’esposizione che simboleggia le infinite possibilità compositive e dialettiche dell’arte: la mostra “Tutti puzzle per l’arte 2003-2023. Segni per dissonanze armoniche” è stata prorogata e rimarrà a Palazzo Merulana di Roma fino al 7 gennaio 2024. L’esposizione, a cura di Bruno Aller e Marisa Facchinetti con testo critico di Luca Ceresoli e Serenella Di Marco, è un gioco d’arte che cresce da vent’anni. Una mostra iniziata nel 2003 con 27 artisti e che quest’anno ne annovera 102. La collettiva è composta da 102 tessere comunicanti tra loro sull’esempio del “cadavre exquis” surrealista in una sequenza sconosciuta alle artiste e agli artisti che hanno lavorato al progetto. Una sorpresa, dunque, per tutte le parti coinvolte, che hanno assistito all’installazione dell’opera complessiva attraverso l’unione di tutte le tessere realizzate. L’idea nasce a partire dall’associazione culturale “I Diagonali”, fondata da Bruno Aller, Aldo Bertolini e Marisa Facchinetti che, partendo dal primo piano rettangolare costituito da 27×27 artisti, arriva oggi a moltiplicarsi e autorigenerarsi negli spazi espositivi del museo. Ai maestri Luigi Boille, Carlo Lorenzetti, Ninì Santoro, Bruno Conte, Lamberto Pignotti, Achille Pace, passando per Franco Purini, Primarossa Cesarini Sforza, Maria Teresa Romitelli, Grazia Leonardi, Grazia Sernia, e molti altri, quest’anno si aggiungeranno al gruppo la creatività di Tommaso Nicoletti detto Tommy, di Antonia Ciampi e di Fabio Mariani. La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso di Palazzo Merulana. (gci)

“L’AVVENTURA DELLA MONETA”: A ROMA L’ESPOSIZIONE DI BANKITALIA

Un viaggio immersivo alla scoperta delle principali vicende che hanno caratterizzato la storia della moneta e della finanza. Si tiene dallo scorso 31 ottobre fino al 28 aprile 2024, a Roma, al Palazzo Esposizioni, la mostra “L'Avventura della Moneta”, organizzata dalla Banca d’Italia in collaborazione con l’Azienda Speciale Palaexpo e l’assessorato alla Cultura di Roma Capitale, che offre una suggestiva anteprima del progetto del nuovo Museo della Moneta - MUDEM che la Banca d'Italia sta realizzando nella splendida cornice di Villa Huffer, a Roma. Il percorso della mostra - curata da Paco Lanciano e Giovanni Carrada - propone la scoperta delle principali vicende che hanno caratterizzato la storia della moneta e della finanza nel mondo. Una voce narrante accompagna il visitatore attraverso proiezioni immersive, esperienze multimediali e oggetti rari, che grazie a proiezioni, animazioni ed effetti sonori prendono vita raccontando storie, aneddoti e curiosità: dalla coniazione della moneta alle banconote, fino alle transazioni digitali che caratterizzano i moderni sistemi di pagamento, attraversando un arco temporale che va dall’antica Mesopotamia ai nostri giorni. Si scopre così che parlare di economia significa parlare di una fittissima rete di collaborazioni, che è nascosta dietro ogni cosa che usiamo quotidianamente, e che questa rete può funzionare solo grazie a un’altra rete di relazioni e collegamenti che permette di spostare nel tempo e nello spazio le risorse necessarie per il suo funzionamento: la moneta e la finanza. Percorrendo la storia della finanza si ha anche l’occasione di ammirare oggetti rarissimi: le tavolette di terracotta su cui gli antichi sumeri scrivevano i primi contratti di prestito; lo Statere di Creso (Lidia, 560 a.C.) che secondo la leggenda è la prima moneta coniata in oro e argento, raffigurante l’immagine del leone che si scontra con il toro; un’antica e splendida edizione della Summa de arithmetica con la quale il francescano Luca Pacioli fornì ai mercanti del suo tempo, per gestire rapporti commerciali sempre più complessi, quella contabilità della partita doppia che utilizziamo tuttora; i libri mastri del Banco di Santo Spirito, che certificano i pagamenti effettuati a Gian Lorenzo Bernini per alcune delle opere più importanti del barocco romano. Le ultime sale della mostra concludono il viaggio raccontando la crescente presenza e importanza della finanza oggi, nella vita quotidiana di ciascuno e all’interno di sistemi economici complessi e interconnessi, e mettendone in evidenza benefici, rischi e ruolo delle banche centrali per assicurare la stabilità monetaria e finanziaria e la tutela dei consumatori. Il progetto museale e la mostra che lo preannuncia si inseriscono nell’ambito delle iniziative della Banca d’Italia mirate ad aprire nuovi canali di dialogo con i cittadini, per parlare di temi percepiti spesso come complessi o distanti dalla quotidianità, per vincere il disinteresse e superare i pregiudizi, nella convinzione che le conoscenze finanziarie siano fondamentali per partecipare alla vita economica del paese, e che l’inclusione finanziaria favorisca l’inclusione sociale. Presentato un percorso semplificato per i bambini della scuola primaria. Studenti e insegnanti potranno visitare gratuitamente la mostra - previa prenotazione - e approfondire i temi trattati attraverso la partecipazione a laboratori didattici dedicati - ideati dalla Banca d’Italia in collaborazione con il CNR, la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali e l’Opera Nazionale Montessori. Il pubblico più adulto potrà invece approfondire i temi affrontati dalla mostra partecipando a una serie di incontri tematici in cui esperti - professionisti e docenti universitari - metteranno a disposizione della platea le conoscenze derivanti dal proprio lavoro e dalle proprie ricerche. A partire da gennaio saranno disponibili anche percorsi dedicati a persone sorde: sottotitoli della voce narrante compariranno su smart glasses e saranno disponibili video in LIS proiettati su piccoli tablet. Un percorso tattile consentirà alle persone con disabilità visive di familiarizzare con gli oggetti e i concetti di ciascuna delle sale della mostra. (redm)

UFFIZI DIFFUSI: A FAENZA IL CAPOLAVORO RESTAURATO DI PIETRO LORENZETTI

Da Firenze a Faenza: un capolavoro delle Gallerie degli Uffizi, il grande Polittico con le storie di Santa Umiltà del pittore gotico Pietro Lorenzetti (Siena 1280-1348), appena riemerso in tutto il suo splendore da un complesso restauro durato oltre quattro anni, viene esposto dallo scorso 31 ottobre nella città della quale Umiltà è santa Patrona. La mostra, intitolata “Per Immagini e Colori. La storia di Santa Umiltà da Faenza nel capolavoro medievale degli Uffizi”, è accolta nella Sala del Medioevo e del Rinascimento della Pinacoteca Comunale e sarà visitabile fino al 3 marzo 2024. È in questo contesto che la monumentale opera torna visibile per la prima volta al pubblico, in seguito al complesso intervento di recupero al quale è stata sottoposta da parte dell’Opificio delle Pietre Dure e dello Studio Scarpelli di Firenze. Faenza entra così a far parte degli Uffizi Diffusi, grande piano di diffusione dell’arte sul territorio, lanciato due anni fa dal celebre museo fiorentino. Il polittico in mostra nella Pinacoteca è composto da ben 22 elementi, tra cuspidi, predella e 11 storie che raccontano i momenti più salienti nell’esistenza di Santa Umiltà da Faenza. Umiltà (nata nel 1226 circa e morta nel 1310) fu una donna straordinaria: in contrasto con gli schemi della condizione femminile del tempo, abbracciò la vita religiosa con grande energia e spirito di iniziativa, fondò prima un monastero a Faenza e poi, a 55 anni - età venerabile per quei tempi - attraversò l’Appennino con alcune consorelle e si trasferì a Firenze per dare vita al monastero di San Giovanni Evangelista, noto come “delle donne di Faenza”. L’itinerario della santa, venerata su entrambi i versanti della montagna, si compie oggi in senso inverso con l’attuale esposizione, a suggellare l’amicizia che nei secoli ha legato la città romagnola a Firenze, e che anche durante i gloriosi anni del Rinascimento faentino ha visto i suoi signori, i Manfredi, legati ai Medici di Firenze. La mostra, finanziata interamente grazie al generoso contributo di privati, offre l’occasione di ammirare, per la prima volta, i risultati del restauro dell’opera, appena terminato dopo quattro anni di lavoro. Realizzato a seguito di un’ampia campagna di indagini e documentazione, l’intervento ha portato al risanamento del supporto ligneo ed alla pulitura della superficie pittorica, rimuovendo sporco stratificato, vecchi ritocchi degradati e vernici divenute opache nel corso del tempo. La campagna di indagini, l’osservazione al microscopio e il paziente lavoro dei restauratori hanno consentito di chiarire aspetti importanti ai fini della conoscenza dell’opera: in particolare, la corretta sequenza delle scene, l’esistenza di una cornice coperta da foglia d’argento, l’individuazione dei pigmenti impiegati per i colori. Per il Polittico furono utilizzati quelli tradizionali del tempo, con una tavolozza limitata che suggerisce un effetto di voluta povertà, se si esclude l’impiego di materiali preziosi in alcuni dettagli, come il blu di lapislazzuli nelle gemme che ornano le croci nella scena della Traslazione delle reliquie della beata. Grazie al restauro, dunque, è ora possibile ammirare di nuovo il capolavoro di Pietro Lorenzetti nella sua nitidezza e nei suoi cromatismi originali, e leggere il racconto della vita di Umiltà nell’ordine originario con il quale fu concepito. Il sindaco di Faenza Massimo Isola afferma: “È con grande emozione che vediamo oggi risplendere in Pinacoteca il polittico di Pietro Lorenzetti con le Storie di Santa Umiltà. E l’emozione non è solo quella estetica che si prova davanti a un’opera meravigliosa, ma ha un carattere squisitamente faentino: tutti i dipinti del registro superiore, infatti, raffigurano storie legate alla nostra città, immaginata tra le sue mura medievali. Uno di essi ci mostra addirittura questa donna meravigliosa che si incammina verso Firenze guadando il Lamone, il fiume che porta vita a Faenza e al suo territorio ma che anche in tempi recentissimi è stato causa di devastazione. La mostra è dunque motivo di riflessione per tutti noi faentini, ma non solo: è uno spunto per pensare a Faenza con orgoglio, perché i dipinti del polittico degli Uffizi ci invitano a considerare il ruolo importantissimo della nostra città nella storia, nell’arte e nella cultura italiane”. Per il direttore degli Uffizi Eike Schmidt: “Il restauro di questo polittico monumentale e famosissimo è stato estremamente complesso e ora, dopo quattro anni di lavori condotti dall’Opificio delle Pietre Dure e dallo studio Scarpelli di Firenze, lo presentiamo per la prima volta a Faenza. È dunque una 'mostra nella mostra' quella che abbiamo inaugurato oggi: l’opera stessa (o meglio le opere, visto che si tratta di molti dipinti) esposta in Pinacoteca dentro uno scrigno che la esalta e la fa risplendere, e il restauro, che viene presentato in anteprima. Nessuno aveva ancora potuto vedere il Polittico della Beata Umiltà in questa luce, con i suoi colori ancora intatti, e i mille particolari che descrivono in un racconto magico la vita di Umiltà, eroina medievale”. (redm)

“FIORI FOGLIE SPINE”: A FIRENZE ESPOSTI MODELLI BOTANICI IN CERA

Con l’emblematico titolo “Fiori foglie spine. Modelli botanici in cera dal Museo della Specola di Firenze”, il Museo dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, diretto da Laura Speranza, espone, a conclusione del restauro affidato ai tecnici dell’Opificio, qualcosa di assolutamente eccezionale: una sorprendente selezione di modelli botanici in cera dalla collezione, unica al mondo, di quasi 200 modelli botanici a grandezza naturale del Museo della Specola. Saranno proposti al Museo dell’Opificio per un solo mese, dallo scorso 6 novembre fino al 6 dicembre, in una esposizione curata dalla direttrice stessa Laura Speranza. Quelli esposti al museo dell’Opificio sono capolavori della ceroplastica, considerati tra i più belli al mondo. L’imitazione del reale e la raffinatezza esecutiva degli antichi ceroplasti fiorentini che li hanno creati nel corso del ‘700 destano ancora oggi stupore. Si ammira, in particolare, la creatività con cui questi artigiani-artisti hanno attinto all’uso dei più vari materiali per ottenere effetti naturali, come l’aggiunta di un pulviscolo argentato per ottenere la brillantezza della superficie dell’Euphorbia canariensis, l’aggiunta di spine vere nei cactus o il ricorso a leggeri filamenti vegetali, simili alla tela del ragno, per simulare quella sorta di peluria che si trova fra le piccole foglie grasse della Sempervivum arachnoideum. Queste piante in cera documentano la straordinaria varietà del mondo vegetale conosciuto tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo e dovevano stupire ed educare il pubblico del Museo di Storia Naturale di Firenze, voluto dal Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo di Lorena, nel 1775. Al tempo, il Museo venne dotato di una Officina di Ceroplastica dove esperti artisti ceraioli, oltre a realizzare modelli anatomici, produssero anche questi splendidi esemplari botanici identificati con il nome scientifico, in latino, secondo la nomenclatura introdotta da Carlo Linneo solo pochi anni prima (Species Plantarum, 1753). Inoltre, ogni modello è alloggiato in un elegante vaso di porcellana di Doccia, prodotto nella nota fabbrica Ginori, vero e proprio emblema del gusto raffinato del suo committente e di un’epoca in cui la scienza si faceva accompagnare dalla Bellezza e dall’Arte. Nella mostra al Museo dell’Opificio, prima della loro esposizione nel nuovo allestimento de La Specola, si potranno apprezzare sette tra i più interessati modelli botanici in cera, affiancati dalle immagini delle corrispettive piante presenti in Natura. “Essenziali apparati didattici - annuncia la direttrice Laura Speranza - consentono l’approfondimento della tecnica esecutiva delle piante in cera e delle attività svolte nel restauro appena ultimato, ove la consulenza botanica di Chiara Nepi ha avuto un ruolo determinante”. La soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure, Emanuela Daffra, sottolinea, da parte sua, come “il restauro di questo gruppo di preziosi manufatti si inserisca nella tradizione di fruttuosa collaborazione dell’Opificio delle Pietre Dure, attraverso il suo settore di restauro materiali, ceramici, plastici e vitrei, con il Museo di Storia Naturale per il recupero e la manutenzione del suo ricco patrimonio di opere in cera, dai modelli anatomici a quelli botanici”. Lucilla Conigliello, direttore Tecnico SMA - Università di Firenze, afferma: “Come Sistema Museale dell'Ateneo fiorentino siamo davvero lieti di poter dare con questa piccola esposizione un'anticipazione dello straordinario lavoro eseguito dall'Opificio delle Pietre Dure per il restauro delle cere botaniche che tra pochi mesi tutti potranno apprezzare nel nuovo allestimento del Museo La Specola, che sarà davvero molto suggestivo. Il debito di riconoscenza che ci lega all'Opificio è grande, per tante attività e interventi programmati negli anni, su beni anche tra loro molto diversi. È un privilegio poter collaborare con funzionari e restauratori di altissimo profilo, in condivisione d'intenti, per garantire la conservazione di opere d'arte uniche”. (gci)

NELLA FOTO. Monte Carlo, 31 dicembre 1960. Aristotele Onassis balla con Maria Callas al veglione di fine anno all'Hôtel de Paris. Fotografia di Franco Gremignani – Publifoto © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo

Stampa fotografica alla gelatina bromuro d’argento 17,8 x 24 cm (dettaglio)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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